Gesù riprese:

«FIGLIOLI, COM'È DIFFICILE entrare

NEL REGNO DI DIO!»

MARCO 10, 24

 

L´Anacoreta è un religioso che vive in solitudine facendo penitenza e pregando

 

Perdonate il mio pessimo italiano, spero che possiate capirmi abbastanza bene.

 

Ci sono anime che si fanno la domanda come poter vivere da eremita o anacoreta nel mondo, se per vari motivi non è possibile ritirarsi completamente, è forse possibile prendervi un giorno di deserto!

In questo giorno vi ritirate e vivete un giorno eremitico. Se vi piace pregate i Salmi, rimanendo lontani dalla folla, dai rumori e dalle conversazioni superficiali... I Salmi li trovate nella Bibbia o nel breviario, Lodate e adorate Dio e ascoltate cosa Nostro Signore Gesù dice al vostro cuore. Fate deserto nella vostra mente, fate silenzio per ascoltarlo. Appena potete andate in questo benedetto deserto, anche solo per un paio d'ore. Pregate la preghiera del cuore! Inizia a pregare la preghiera del cuore di Gesù che sono i Salmi. Entra con Cristo nel tuo cuore e li contemplalo


La vita solitaria, la vita nel deserto non è tanto facile! Ma con la Grazia di Dio, solo con la Sua Grazia è la via sicura e benedetta che porta in cielo!

Sottomettendosi ad una santa regola, vegliando e pregando, con la grazia di Dio  l´eremo può diventare il santo sepolcro che un giorno conduce l´anima direttamente in cielo.

Eremiti, Anacoreti, Reclusi! 

Un Eremita è una persona che di più o meno vive appartato dalle persone. Eremita in greco: ἐρημίτης, eremítēs, che deriva da ἔρημος, érēmos, che significa „deserto“ e „disabitato“ significa: „abitante del deserto“, anche detto: „Anacoreta“

Quali sono gli origini?

Durante il IV secolo d. C., protetta dagli imperatori cristiani, la Chiesa conobbe una rapida affermazione e con il diffondersi della fede cristiana prese vita un fenomeno sociale – religioso, che acquisterà in breve tempo un’importanza decisiva: il monachesimo. Con esso fece la sua comparsa una nuova forza, altre al clero e al laicato, destinata ad essere la guida del mondo cristiano: il cristianesimo medioevale infatti sarà un cristianesimo monastico. Il desiderio di perfezione evangelica, dopo l’esaurirsi delle persecuzioni, finì per esprimersi nell’ascetismo; infatti con le pratiche di mortificazione corporale si pensava di offrire la propria vita per Cristo, in una sorta di martirio quotidiano, tanto che un autore ecclesiastico del VI secolo ha definito il monaco un “martire oscuro”. Il monachesimo cristiano prese origine tra la fine del III e l’inizio del IV secolo contemporaneamente in Siria e nel Basso Egitto ad opera dei “padri del deserto”, che, ispirandosi ad alcuni precetti evangelici particolarmente radicali, decisero di  appartarsi dai loro simili e dalla vita sociale (è la scelta della “fuga dal mondo”).

Il monachesimo delle origini aveva proposto due modelli di rinuncia al mondo antitetici:

quello “itinerante” dei Siriaci, che vedevano nel peregrinare la garanzia di totale liberazione dal mondo e che finì per essere un mezzo di opera missionaria; quello “stabile” degli Egiziani, che  vivevano da soli  o a gruppi di due o tre, in caverne, in capanne o celle di mattoni, sostenendosi con i prodotti del loro orto o con modeste attività artigianali, per cui la loro giornata trascorreva nella preghiera, nel lavoro, nella lettura e nella meditazione della Bibbia. 

Da queste due impostazioni deriveranno poi:

  • il monachesimo irlandese
  • il monachesimo benedettino.

 

I nuovi asceti del deserto, che rinunziavano alla famiglia, scegliendo la solitudine e la lotta al peccato attraverso la preghiera, la penitenza e il digiuno vennero chiamati MONACI (dal greco “monos” monoò = solo e unico) oppure anacoreti  (dal verbo greco “anachorein” anacorein = ritirarsi ) e più tardi  eremiti ( dal greco “eremos”  hrhmoò = deserto ).

 

Il rappresentante più noto del monachesimo delle origini è sant’Antonio abate (250 – 356), al quale la tradizione ha conferito il titolo di “padre dei monaci”.

 

   

D´origine venne usato il termine "Eremita" a coloro che seguivano la teologia del deserto del vecchio testamento, che significa, l´esodo dei 40 anni dopo l´uscita daEgitto, che doveva portare al cambiamento del cuore.


Questo termine viene applicato a chi vive in solitudine. Nel contesto spirituale, è a volte indicato come lo stesso significato di Anacoreta (dal greco. Anachōreō, "ritiro", "uscire nel paese al di fuori della città"), sebbene deve essere esercitata una distinzione. Nella chiesa primitiva si faceva la differenza tra quelli che vivevano da soli (anacoreti) e quelli di vita comune (eremiti). Dai entrambi eremi sono seguiti spesso delle comunità religiose, monasteri o anche paesaggi. La vita eremitica è una delle più antiche forme di vita consacrata ed è anche la prima forma di monachesimo in Europa. Nella Regola di San Benedetto (6 ° secolo), viene citato l'eremita come uno dei quattro tipi di monaci. Tra i santi esistono alcuni eremiti, tra cui San Bruno (il fondatore dell'Ordine dei Certosini), Celestino, Meinrad e Gunther von Niederaltaich. San Francesco d´Assisi unì la vita eremitica con la predica ambulante e l´apostolato tra la gente. Unì il silenzio con la città. Un ramo indipendente all'interno dell'Ordine dell'Ordine francescano con moderata vita eremitica sono i Cappuccini.

Nei paesi della monarchia asburgica, nel 1780-1790 sotto l'imperatore Giuseppe II, sono stato chiusi tutti i monasteri e la vita eremitica fu proibita. Questo nonostante la popolazione sosteneva gli eremiti. Cercavano di difenderli, ma senza successo. Molti eremiti sono fuggiti quindi alla Svizzera.

 

Poi esistevano eremiti di stile non religioso. Un fenomeno del 18 ° e 19 ° secolo sono stati gli eremiti di gioielli nei parchi paesaggistici inglesi, erano eremiti professionista che durante un periodo stabilito tramite un contratto, vivevano negli eremi appositamente costituite per farsi vedere in certi momenti del giorno, dal proprietario del parco e i suoi ospiti, per intrattenere e rallegrare le sue visite.

 

Nella vita eremitica esistono forme di vita diverse!

A nostro signore sta a cuore la salvezza delle anime, portare le anime a credere che Dio esiste, a conoscere la santa religione cattolica, a diventare battezzati, a riconciliarsi con Dio, ad essere salvati, e ad avere un aumento di fede, speranza e carità. A noi consacrati, eremiti, anacoreti e reclusi, interessa adorare e glorificare Dio, lodarlo, prostrarci davanti alla Santissima Trinità, riparare, fare penitenza, intercedere e unire la nostra vita, le nostre lodi, i nostri sacrifici, digiuni, combattimenti e dolori, alla passione, alle piaghe e al preziosissimo sangue del nostro signore Gesù Cristo, a Lui, il santo sacrificio della messa, sul santo altare. Pregare per le anime dei peccatori e per le anime purganti! Mortificarci, sempre di più pentirci dei nostri peccati, umiliarci davanti a Dio, migliorarci, pregare e offrire a Dio i patimenti di Cristo, i patimenti delle anime vittime e delle anime che si trovano nel purgatorio, pregando per la salvezza delle anime, e la guarigione del Cuore ferito di Gesù, chiedendo a Dio la sua misericordia e la liberazione delle anime sofferenti, commuove il Cuore di Dio, e contribuisce a un effusione dello Spirito Santo, che dal Trono di Dio e dal Sacro Cuore di Gesù si versa sulla terra.
La vita di rinunce e preghiere, donati a Dio, aiuta i bisognosi, a venire trovati da Cristo, a desiderare Cristo e a riconoscerlo. Improvvisamente vengono da Cristo trovati e salvati! Cristo vuole salvare anime e per poterlo fare ci domanda la nostra preghiera, la nostra collaborazione e santificazione. Sia lodato Gesù Cristo!

 

Quello che tutti gli eremiti hanno in comune sono l´amore per Cristo e la sua Chiesa, la solitudine, l´ascolto della parola di Dio, la preghiera & la penitenza. 

 

Esistono anime che hanno deciso di essere eremiti, anacoreti o reclusi e, come dice il nostro dolce Gesù a Maria Maddalena, di avere scelto la parte migliore che non le sarà tolta, essere esclusivamente spose di Cristo.

Dobbiamo mettere Dio nel centro della nostra vita, la sua gloria e pensare a salvare la nostra anima e le anime del prossimo. Lodando Dio e salvando noi, avremmo salvato anche altre anime!

"Ama il prossimo come te stesso", si potrebbe anche dire: "Salva il prossimo come ti hai salvato tu" Che significa: Tu devi badare di essere e rimanere unito a Cristo (salvarti) e di portare le anime a Cristo, tramite la preghiera, i digiuni,

l´intercessione, e la parola (i missionari in missione; i predicatori, con la predica ecc.)"

Non è egoismo cercare il volto di Dio, il volto di Cristo, piangere per i peccati commessi, picchiarsi sul petto confessando: "Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa". Le preghiere e penitenze fatte con amore, sono un aiuto sia per noi ma anche per la società, per tante altre anime. Certi sono potuti entrare direttamente in cielo senza dovere essere passati dopo la morte per il purgatorio, avendo avuto persone che pregavano per loro e subendo sulla terra una specie, di  "purgatorio", espiando, pregando, adorando Dio e facendo penitenze con cuore umile e contrito.

I nostri Padri dicono che l'eremita nella sua cella vive un Sabato Santo che vuole portare direttamente da li in cielo.

Le penitenze, commossi da un pentimento e dallo spirito di riparazione e intercessione, si fanno per amore. A Dio piace se si arriva direttamente da lui dopo la morte senza dovere soffrire nel purgatorio e se si contribuisce a fare uscire al più presto le anime del purgatorio pregando per loro. È anche di aiuto a tutta la Chiesa, che è il corpo mistico di Cristo, entrare subito nel regno dei cieli. Ai mistici le anime del purgatorio ebbero rivelato che un intera vita sulla terra passata con tante piaghe e dolori, non è da paragonare con un giorno di sofferenza nel purgatorio. Se un membro soffre, ne soffrono tutti, dice la Sacra Scrittura, e così: se un membro gioisce, dato che entra nell´ eterna gioia, nel paradiso, nel cielo tra le braccia di Dio, davanti alla sua presenza, è di sollievo a tutto il Corpo mistico che è la Santa Chiesa Cattolica. Pregare per le anime che soffrono nel purgatorio e i moribondi è anche uno dei compiti del penitente nel deserto.

 

MONACO SIGNIFICA: ESSERE SOLO!

LA PRIMA FORMA DI VITA CONSACRATA 

 NEL DESERTO È STATA IL MONACHESIMO

EREMITICO SOLITARIO,

NON IL MONACHESIMO CENOBITICO.

 

 

Dobbiamo obbedire Dio e seguire la Sua chiamata. Dobbiamo salvarci.

Come dice San't Agostino, per salvarci, dobbiamo collaborare.

Obbedendo Dio e facendo la sua volontà, obbedendo all' Evangelo, rendiamo felice Gesù, aiuta la Chiesa, e portiamo tante grazie e salvezza alle anime. In preghiera affidiamo a Dio il mondi intero. Gli portiamo le persone a noi care e tante anime bisognose di salvezza e di pace. Donandoci a Dio e lasciando tutte le cose del mondo, le comodità, gli affetti, le carezze, anche i nostri cari se Cristo lo richiede, per scegliere Lui; Gesù Cristo nostro Re, abbracciando la croce, aiutiamo Cristo a salvare tante anime che andrebbero perse se non ci sia qualcuno che unito al sacrificio di Cristo prega per loro! Cristo va a ritrovare la pecora smarrita tramite il nostro contributo di preghiera e sacrificio, unito a quello suo e offerto a Dio. Matteo 10, 37 « Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; 38 chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. 39 Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. 40 Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato! » Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi» Gesù riprese: «Figlioli, com'è difficile entrare nel regno di Dio!» 

Esiste anche la forma di vita da reclusa. La reclusa è una anacoreta che vive chiusa e murata in una stanza. Non dimentichiamo però che esistono anche comunità con uno "spirito eremitico e anacoretico" come i carmelitani scalzi, che vivono una vita eremitica in comunità, o come gli anacoreti certosini, che danno in più il voto di fare grande silenzio (tacere) e che non vivono una vita completamente comunitaria. I certosini fanno poche preghiere in comunità, le altre preghiere le fanno da soli nella loro casetta e cella. Passano tutto il giorno e la notte (tranne per dei orari precisi di preghiera) nella loro cella con un piccolo giardino isolato. Da un finestrino ricevono il loro cibo quotidiano. Loro vivono semi-reclusi. Una volta alla settimana hanno una lunga ricreazione in cui i monaci si parlano e vanno a passeggio. "Monaco" significa: "solitario".

Ma ogni eremita, ogni anacoreta e ogni recluso ha un particolare compito nel corpo mistico di Cristo, che è la chiesa. 

Nel deserto lo aspetta non solo pace e il silenzio, ma anche aridità, la battaglia contro le proprie debolezze, i ricordi del passato che bussano alla porta della memoria, le imperfezioni e lotte che deve vincere con la croce di Cristo.

Venirsi a conoscere, per conoscere anche Lui, che ci vuole bene.

La reclusa Julia Crotta, conosciuta come suor Nazarena, ebbe scoperto che a lei le visite non le facevano bene. Quando la sua guida spirituale veniva a visitarla portando con se delle persone, questa reclusa parlava troppo. Amava parlare.

Lei per non parlare troppo e non avere distrazione, decise di non vedere più nessuno all´infuori del suo confessore. Chi vuole parlare con Dio e chi vuole ascoltarlo, deve parlare poco con gli uomini e fare silenzio. 

Invece l´eremita San´t Agatone incontrava e accoglieva volentieri le visite con cui discuteva, era sempre in compagnia. San´t Arsenio invece fuggiva gli uomini, tanto da non volere neanche accogliere il vescovo che venne a fargli una visita.

Vediamo che ogni eremita, ogni anacoreta, ha il suo compito. Ogni anima ha un compito e il suo proprio cammino con Dio. Dio vuole il nostro amore! Dio ci ama con le nostre forze e fragilità, con le nostre ferite che parlano di Lui, ama le nostre preghiere e i sacrifici che gli offriamo. Mettiamoci al Suo servizio per la salvezza delle anime e per la maggior Gloria di Dio.

 

 "CHI METTE MANO ALL’ARATRO E SI VOLGE INDIETRO NON È DEGNO DEL REGNO DEI CIELI!"


Esistono anche eremiti che vivono tra preghiera e dedizione verso il prossimo. Che aiutano gli anziani in casa, che accompagnano all´ ospedale chi ne ha bisogno, che aiutano chi gli chiede una mano, che pascolano le capre, ascoltano la disperazione di chi vive dei drammi e cerca conforto, hanno una parola di conforto per i sofferenti e bisognosi che bussano alla porta o che chiamano al telefono. Non percepiscono nulla per il proprio lavoro e aiuto che offrono con generosità, e tirano avanti grazie alla santa provvidenza. Ma esistono anche eremiti che fuggono la moltitudine, se questi poi si dedicano a una vita ritirata fuggendo la folla, dedicandosi di più alla preghiera in una vita in silenzio e solitudine, già appartengono al gruppo degli anacoreti. Non raramente tra loro ci sono quelli che vivono una vita di stretta clausura, semi-reclusi. Gli anacoreti fanno parte degli eremiti ma vivono una vita più contemplativa. Si dedicano ancora di più alla preghiera, all´adorazione e specialmente alla preghiera dei Salmi;

l´ Ufficio Divino.

Reclusa

Certi di loro vivono semi-reclusi. La differenza tra i reclusi e i semi-reclusi è che i semi-reclusi non sono stati immurati, vivono volentieri in clausura, rinchiusi, ma possono uscire. Non hanno fatto nessun voto di restare rinchiusi, la reclusa invece è immurata e non può uscire. 

L´ ultima reclusa cattolica conosciuta morì negli anni novanta. Suor Nazarena: Julia Crotta, dopo tanti anni in cerca del suo deserto, dopo essere entrata in tre Ordini religiosi per ogni volta uscire da li. Trovò finalmente il deserto dove Cristo la invitava stare: non in Egitto, ma nel deserto di una cella dove venne murata viva, per passare il resto della sua vita, reclusa. Una comunità religiosa le portava il cibo che la reclusa riceveva tramite un finestrino. Comunicare con il prossimo avviene anche tramite un finestrino. Si tratta di un finestrino che da verso fuori (normalmente con una tenda da non vedere in faccia la visita). Un altro finestrino da verso l'interno di una cappellina o chiesa, per poter in questo modo assistere a una santa messa e ricevere la santa comunione o confessarsi. Vive ritirata e solitaria e anche con il sacerdote parla raramente. 


Ogni anima, ogni consacrato scelto da Cristo come sua sposa in una vita eremitica - anacoretica, ha una relazione con Cristo molto personale. É Cristo che guida questa anima e se la tiene stretta al suo cuore. Tutti gli eremiti, tutti gli anacoreti vivono in un deserto. Loro possono avere diverse devozioni. Quello però che hanno in comune è la chiamata, la chiamata di Dio di lasciare la folla, il mondo con le sue vanità, di lasciare tutto e di seguire Cristo, il loro amato sposo, nel deserto! Mortificare se stessi. Dichiarare guerra alla carne, alla propria volontà e al proprio giudizio. Per questo compito è di aiuto una saggia guida spirituale che li accompagna su questa via non tanto facile.

Consacrandosi a Dio donandosi a Dio, scegliendo di rimanere celibe, di rimanere nubile, di essere casti, poveri e obbedienti, la loro vita diventa una lode a Lui, nostro tutto.
 

ORA ET LABORA

Gli eremiti, tra cui i reclusi e gli anacoreti, non si trovano tutto il tempo in ginocchio a pregare ma anche a lavorare.

Pensiamo alla Santa Regola "ora et labora!" (prega e lavora) di San Benedetto che non è solo per una vita monastica in cenobio ma anche per la vita solitaria. È importante che si interrompe certe volte al giorno la preghiera, sia per la lettura spirituale ma anche per dei lavori manuali.

"I monaci di San Benedetto, coloro che per primi osservano la Regola, sono soprattutto persone che cercano di pregare senza sosta attraverso l’ufficio divino, e questo nel mondo monastico non ha di per sé un’opposizione con le altre attività; i monaci pregano in determinate ore, ma in realtà il monaco non è diviso nel suo tempo tra un’attività e l’altra, tra l’ufficio divino e il lavoro, tra l’ufficio e il pasto, tra l’ufficio e lo studio, perché il mondo in cui egli vive è profondamente omogeneo. Durante l’ufficio celebra Dio attraverso i salmi e la propria preghiera, e i salmi e la Sacra Scrittura in generale sono l’oggetto del suo studio durante la lectio divina, sono anche la lettura che egli ascolta durante i pasti, e ciò che pensa e medita durante il lavoro. In realtà, quindi, queste ore di ufficio sono i momenti alti di un’attività legata alla Scrittura che dura per tutta la giornata, e che occupa tutto il suo tempo. Essa collega le attività della giornata senza interruzione e discontinuità. Tutto il tempo è preghiera, e tutto il tempo del monaco è dedicato a Dio attraverso la sua parola (Fra Mario Rusconi - Eremita)".

Al grande Padre del deserto San´t Antonio Abate gli fu insegnato da un angelo che per salvarsi bisogna anche lavorare. Fare un lavoro che non turbi la vita spirituale, ma che rinforzi lo spirito, e sia un sostegno per la vita di preghiera. I lavori possono essere diversi. Gli eremiti, anacoreti e i reclusi, intrecciavano foglie di palma per farne cesti oppure facevano altri lavori utili con le proprie mani. Se pensiamo ai monaci benedettini, e anche a dei Certosini scrivevano molto, copiavano libri, come la Sacra Scrittura e ci mettevano anni per finire, certi monaci producono miele o vino che vendono. Anche i reclusi e tanti eremiti si davano alla scrittura o anche alla pittura, come per esempio alla pittura di Icone. Sotto la regola di San Benedetto certi fanno icone, birre, vino, candele oppure fanno ostie che poi vengono usate alla santa messa, croci di legno, candele pasquali, oppure rosari e altri lavorini. Poi esiste il lavoro in giardino, nell´ orto per esempio oppure fare delle traduzioni di opere classiche. Quello che conta è che il lavoro sia un aiuto per lo spirito e che non lo stanchi. Pian piano che l´ eremita fa l´ esperienza di vivere da solo, senza l´appoggio di un superiore che vive con lui o una comunità, con la grazia di Dio, imparerà tramite la propria esperienza cosa gli fa bene e non lo allontani da Dio e dal raccoglimento, e cosa invece porta agitazione e reca danno alla sua vita interiore. Deve sapere anche discernere se l´agitazione viene causata allo spirito inferiore, alle passioni, alla propria volontà, o se si tratta di una tribolazione e prova che Dio permette, per farlo uscire vittorioso, più saggio e più unito a Cristo dopo questa battaglia spirituale. Non è facile vivere soli, non è facile discernere e vincere, ma con la grazia di Dio e solo con la Sua grazia, ci si può santificare e raggiungere la perfetta unione con Lui.

L´eremita deve sempre pregare, vegliare ed essere pronto ad imparare. Se Dio vorrà, ci sarà un Angelo a guidarlo e fargli comprendere cosa fa per lui e cosa dover lasciare, come lo fece con San´t Antonio.

L´angelo non gli fu mandato perché Antonio era santo, ma Antonio divenne santo perché si fece guidare e obbedì.

 

Gli eremiti e anacoreti non andarono nel deserto perché erano santi e si credevano perfetti, al contrario! Ma santi lo si diventa seguendo fedelmente Cristo fino alla fine.

Per donarsi a Dio e vivere nel deserto, non c´è bisogno di andare a vivere nel deserto d´Egitto, ma di ritirarsi dal mondo, di tenersi lontano dal mondo, i suoi rumori e dalle persone mondane, dallo spirito secolare e le distrazioni, andare nel silenzio e fare silenzio nel Cuore e nella mente per sentire Cristo ed essere con Lui, avvicinarsi a Cristo sempre di più. Certi vanno davvero nel deserto, certi invece scelgono come deserto un eremo in un bosco o in campagna. Altri cercano una cella vicino a una Chiesa o a un monastero e lontano dalla città, certi si cercano una casetta, una baracca o una tenda, una capanna. Poi esistono quelli che si ritirono invece in un appartamento in città, vivendo li ritirati dal mondo e dalla società, il loro deserto, altri scelgono una cella dove si fanno murare, dove possono essere soli con Cristo. Per certi la cella nel deserto può essere anche una malattia una sofferenza, come lo fu per la piccola serva di Dio, l´eremita Luisa Piccarreta, che per tanti anni era legata al letto come anima vittima unita a Cristo, versava tanto sangue del Cuore.

 

Ma come sopravvivono? Chi li aiuta? Questa è la domanda che molti si fanno.

  • Chi paga il loro affitto se hanno da pagarlo?
  • Oppure dove trovare una cella e come potersi autogestire,come potersi nutrire, come pagare la luce, l´ acqua ecc.?

Purtroppo oggi nei paesi europei, tante persone, non sanno apprezzare una vita eremitica, una vita di preghiera e contemplativa. Avendo perso la fede in Dio, o anche per la molta superficialità presente nel mondo, si è perso il senso sacro della vita eremitica e consacrata. 

  1. Come vivevano gli eremiti in Europa nel Medioevo?
  2. Come si può vivere da eremita senza doversi legare a un monastero? 

Santa Rosa di Lima per esempio andò a vivere in una capanna nel giardino dei suoi genitori e la famiglia gli procurava quel poco necessario per vivere. Altri conoscevano santi fedeli che capivano il valore della vita anacoretica, e si sentivano onorati di accogliere un´ anima del genere nel loro terreno, nella loro casa, che gli davano una stanza, una cella, dove poter vivere reclusi, ritirati, per la maggior gloria di Dio, la salvezza delle anime e anche per il bene di questa famiglia.

Altri anacoreti hanno dei risparmi che danno a una persona che li gestisce e con cui procura a questa anima consacrata, le cose necessarie per poter vivere e restare rinchiusa senza doversi occupare di cose del mondo, di compre, di spese ecc.

Altri ad una certa età vivono della pensione. Certi vivono in una casa abbandonata, conoscono persone che gli portano il cibo o una coperta calda. Altri invece, sia per la salute o per altri motivi, restano vicino ad una città o in paese, perché li ricevano di più dei aiuti necessari, per poter vivere una vita nella quiete e contemplativa. Poi esiste qualche eremita che trova forse una capanna, ma arriva un vento e un temporale che la distrugge, oppure una polmonite, e si ritrova in una stanza di un ospedale, poi per esempio in una sacristia, poi a vivere in una garage o su una qualsiasi panchina. Non mi riferisco a quella specie di monaci che, San Benedetto chiama "veramente detestabili" , che sono molli come piombo, perché non sono stati temprati come l'oro nel crogiolo dell'esperienza di una regola e conservano ancora le abitudini mondane e neanche a quelli che San Benedetto dice: C'è infine una quarta categoria di monaci, che sono detti girovaghi, perché per tutta la vita passano da un paese all'altro, restando tre o quattro giorni come ospiti nei vari monasteri, sempre vagabondi e instabili, schiavi delle proprie voglie e dei piaceri della gola. 

Mi riferisco a dei poveri monaci che senza eremo vivono sotto delle regole proprie e pie, o sotto una santa regola della chiesa, ma hanno una via dura e hanno molto da soffrire, sembra che portano addosso più di una croce, ma le croci che portano li stringe ancora di più a Cristo e sono un segno del suo amore per loro!

Loro avranno contribuito alla salvezza di tantissime anime sia dei tempi passati, presenti e sia future.

Aiutano sia le anime della chiesa militante e sia le anime della Chiesa purgante, le povere anime sante del purgatorio, che vengono da tanti dimenticati e soffrono nelle fiamme di purificazione!

Unendo i loro patimenti, le loro preghiere con quelle delle anime del purgatorio, e con il Sacrificio di Cristo, riparano e salvano anime. Se questi eremiti stessi, non si sono cercati da se: movimenti, stress e come la chiamano i critici: "l´ instabilità", se non sono loro a scegliersi le croci, ma gli vengono date dalla santa provvidenza, non hanno nessuna colpa se vivono così, e pure vengono visti spesso mali dalla società e spesso anche chiamati con un tono di disprezzo: "vagabondi",  "uomini senza tetto", oppure "pazzi".

Un eremita penitente. 

 

Ma loro, se amano, soffrono, vivono e lottano per Cristo, sono dei gioielli della Chiesa che patiscono tanto e sono uniti a Cristo. Portano Cristo al mondo intero senza neanche rendersene conto. I lori patimenti offerti a Cristo, portano i raggi di sole che riscaldano i cuore gelidi e bisognosi d´amore, e di conversione. Gli eremiti fedeli a Cristo, che è il loro sposo, il loro tutto, cercano in tutto la Sua divina volontà, e di sopportare tutto. Vivono della santa provvidenza! Dio li ebbe portati al sicuro e non si voltano indietro, perché non dimenticano le parole del nostro buon Gesù:  

"CHI METTE MANO ALL’ARATRO E SI VOLGE INDIETRO NON È DEGNO DEL REGNO DEI CIELI!" 

 

La vita eremitica é tanto preziosa!

 

 

 

Conosce solo una lingua, quella del silenzio.

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C E R T O S I N I  - E R E M I T I  - A N A C O R E T I  

San Bruno,  fondatore della grande certosa !

 

Una testimonianza dell´ anacoreta Padre Lazarus che andò a vivere nel deserto d´Egitto vicino

alla grotta di San´t Antonio Abate > P A D R E  D E L  D E S E R T O

 

Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».

Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle

o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo,

 che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle

e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.

Marco 10: 28-30




Il NOSTRO EREMO DIVENTINO SEMPRE PIÙ,

I CUORI UNITI DI GESÙ E MARIA!