solo dio basta!

I primi Eremiti nel deserto erano i laici. In quei tempi non esisteva una vita consacrata come la si conosce oggi. Volevano seguire Cristo e vivere una “forma di vita evangelica” senza fare compromessi. Nel deserto ebbe inizio una forma di vita consacrata che era eremitica. Gli Anacoreti si ritirarono in zone ancora più deserte di quelle degli Eremiti. Con il tempo prese anche vita la forma di vita religiosa comunitaria. E pian piano furono fondati comunità religiose in tutto il mondo, ma anche eremi, tutto grazie all´amore e fervore di grandi personaggi, di grandi uomini di Dio, che si ebbero donati a Dio, che ebbero seguito l´amato sposo che li chiamò di venire nel deserto e che avendo messo la mano all´aratro non si voltarono indietro: «Chi mette mano all’aratro e guarda indietro non è degno di Me» (L 9, 62).

 

Colui che ama Dio abbandona ogni cosa è si ritira nella solitudine in Dio

Seguire la via stretta, è difficile proposta dalla Scrittura, diviene progetto di vita!

Eremiti ed Anacoreti 

Vita degli eremiti e dei reclusi.

Essere reclusi è essere sepolti vivi, affinche per vivere così la vita degli angeli

 

Dio prepara le sue anime prima di farle fare questo passo radicale di seguirlo nel deserto dove Cristo fu tentato, ma anche dove Cristo lo sposo, trova e abbraccia la sua sposa; la nostra anima! Ci serve molto coraggio, amore e nostalgia del cuore, per fare questo passo a lasciare tutto e andare a vivere nel deserto, ma ancora d più ci vuole la chiamata di Dio. È Gesù Cristo che chiama la sua Sposa nel suo stretto e tenero abbraccio, ad una vita sola con lui. È lui che sta vicino alla sua amata sposa ed è un Dio geloso, che non vuole dividerla con nessuno. In questo deserto e solitudine ci si incontra non solo Cristo ma anche se stessi! Ci si diventa sempre più consapevoli di non poter fuggire lo sguardo di Dio,

e di dovere essere pronti alla battaglia contro se stessi: contro l´IO che è un grande nemico.

 

L'eremita andava al deserto per farvi penitenza secondo la volontà di Dio,

e dipendeva dall'inspirazione divina, o dal comando dei superiori il trattenersi in una situazione piuttosto che in un'altra. Prima di fissare la dimora si raccomandava con lunghe preghiere al Signore, affinché lo illuminasse ove dovesse stabilirla. Così quegli uomini savissimi vivevano in un perfetto distacco di ogni cosa terrena, e gli affetti del loro cuore erano in tutto celesti ed angelici.

Egli non si nascosero negli eremi non già stanchi de' piaceri mondani, ma per privarsi di ogni mondano piacere!

 

Le solitudini, che accolsero nel seno i santi Anacoreti, erano già gran tratti di paese abbandonato dagli uomini come troppo incomodo all'umanità, e più atto in moltissimi luoghi a distruggere gli abitanti, che a sostentarli.

Appena qualche rara volta osavano attraversare alcune parti di quei deserti ardite carovane di mercatanti; e questi passaggi costavano sempre pericoli, disagi, patimenti, quantunque i viaggiatori vi si preparassero con provvisioni. Al più servivano di ricovero per qualche tempo ed in alcuni siti meno spaventosi a gente malandrina e disperata, la quale a cagione dei propri misfatti avendosi concitato l'odio della società, e provocato i rigori della giustizia colà eleggeva un lungo morire piuttosto che la morte violenta meritata tra gli uomini. Nessuna altra classe di persone osava metter piede in tali deserti e solitudini, che ovunque presentavano orrori e minaccie di morte.

Qui si riferisce ai eremiti egiziani. Uomini robusti e risoluti, uomini coraggiosi e chiamati ad una radicale sequela di Cristo che prese questa forma di vita. 

 

I primi monaci nel deserto

SUI COSTUMI DEGLI ANACORETI EGIZIANI E SIRIACI

 

"Simeone Prisco sorprese la Siria e la Palestina colla penitenza, che esercitò in alcuni eremi di quelle parti. Questo grande anacoreta ricusò di avere alunni negli indicati eremi , ma passato quindi al monte Sina nell'Arabia, non potè resistere all'istanze di molti a lui ricorsi, ed apprese scuola di perfezione anacoretica in due monasteri ivi eretti, per cui anche questi deserti servirono di ritiro a non pochi santi penitenti ".

Intanto anche le montagne solitarie di Ciro e di Antiochia nella Siria si andavano riempiendo di Anacoreti dediti a penitenze rigidissime, dei quali accurate memorie ci ha lasciato Teodoreto vescovo della medesima città di Ciro. Quei monti furono le stazioni miserabili di Zenone, cui più piacquero i dorsi solinghi ed i dirupi delle montagne di Antiochia, che l'ufficio di corriere dell'imperatore Valente, da lui prima esercitato. In queste parti fiorirono in istima di grande penitenza anacoretica e MacBoonio famoso  appresso a' Fenicj, Siri e Ciliciani, e Acessima rinomato in tutto l'Oriente, ed il divino Marone maestro di altri santi solitari, e Giacomo di lui discepolo superiore al maestro stesso nell'asprezza della vita, e Lunio altro esimio scolare di Marone. A' quali aggiungi Eusebio che  all'innocenza conservata da una santa educazione unì un asprissima penitenza da lui esercitata  sopra certo dorso di monte, Giovanni rinomato per la singolare sua piacevolezza e mansuetudine, l'illustre Marciano direttore di molti santi solitari, e vari altri, che ci vengono ricordati nel libro IX della raccolta rosweidiana.

 

Cristo persevera nell'orazione, e ritirato in solitudine passa le notti intere in preghiera, per ammaestrarci ed ammonirci, che per comunicare con Dio bisogna fuggire i tumulti, ed i rumori del mondo, e seguire la solitudine!

 

Crisostomo dice che l'esempio della solitudine praticata dal Signor Nostro Gesù Cristo deve stimolarci all'amore del ritiro:

". . . . Ma Cristo persevera nell'orazione, e ritirato in luoghi solinghi passa orando le notti intere per ammaestrarci ed ammonirci, che per comunicare con Dio conviene, bisogna fuggire i tumulti , ed i rumori del mondo, e seguire la solitudine non solamente in quanto al luogo , ma anche in quanto ai tempi" ed un' altra volta dice: "Perché il Cristo ascende sul monte? Per insegnare a noi, che quando siamo per porgere suppliche a Dio, è proprio il deserto, atto l'eremo. Per questo motivo egli spesse volte si porta nell'eremo, e quivi passa le notti orando; affinchè impariamo a dover ricercare il tempo e luogo opportuno per tranquillamente pregare. Poichè  è la solitudine che ci libera da ogni tumulto, è la madre di tranquillità e porto di quiete!"

 

Or un metodo di vita già praticato da uomini mi sommi, insegnato ed osservato dall'istesso divino Redentore non poteva che destare l'imitazione in una moltitudine di persone desiderose di piacere unicamente a Dio. Oh quanto gran bene un tale spirito di imitazione produsse nella

Chiesa cattolica! Questo tolse dai pericoli del secolo un numero sorprendente di cristiani, e lo mise sull'arduo ma retto sentiero della salute. Per questo innumerevoli anime si purgarono da ogni macchia, e si adornarono dei fiori più belli e rari di ogni virtù, e ricche facendosi di tesori inestimabili e, di meriti grandi passarono giulive all'eterna retribuzione. Dall'altezza de' cieli quell'anime fortunate benedicono gli eremi, le caverne, la fame, la sete, la nudità, la desolazione , per mezzo delle quali cose or godono eterno riposo, inesplicabile allegrezza, sicurezza immancabile. Lo spirito della vita anacoretica giovò assai anche a' popoli cristiani, che vivono in mezzo al secolo corrotto e guasto. I santi Anacoreti so no esemplari della cristiana perfezione, e ciascun fedele confrontando con quelli la condotta della propria vita può facilmente rilevare quanto si trovi distante dalla via del cielo, oppure come vi cammini debolmente.

 

Gli esempi di quegli uomini divini servono mirabilmente a rimproverare o il nostro sviamento, o la nostra negli genza, ed insieme ad eccitare in noi la stima ed il desiderio della virtù vera, ed a stimolarci ad acquistarla. Chi vive in mezzo al mondo con somma facilità adotta le massime e gli esempi del mondo stesso senza accorgersi della falsità e della reità dei medesimi. In fatti una quantità di persone si lorda il cuore di vanità, di puntigli, d' invidia, di gare, di cupidigia, di scioperatezza senza avvedersi di tale lordura, senza sentirne il fetore. È utilissimo, che questi tali ravvisino le loro deformità nello specchio degli Anacoreti, ne' quali risplende la bellezza delle virtù contrarie a tali vizi. Per questo la divina Provvidenza ha fatto, che le virtù eroi che de' santi Padri dell'eremo fossero scritte, e si spargessero per tutta la Chiesa; e che non mai vi fossero perdute. Nell'umiltà, nel distacco intero dalla roba, dagli onori, nella resistenza ai piaceri, nel perdono ai nemici, nell'amore sincero del prossimo, nell'attività sorprendente, che si ammirava nei santi Solitari, e l'avaro, e il superbo, e l'impudico, e il goloso, e il negligente ed il vendicativo scopre chiaramente la deformità  del proprio stato, che attenendosi al pensare del secolo non può rilevare. Di più la Religione stessa dalla vita degli Anacoreti cristiani prende un argomento evidente della sua veracità.

 

La vita anacoretica confrontata coi desideri e colle inclinazioni dell'uomo, e di più colle forze dell'uomo medesimo comparisce subito qualche cosa di grande superiore all'uomo, manifesta incontanente un soccorso, un'assistenza soprannaturale. Convien confessare, che gli uomini abbandonati alle proprie forze non avrebbero potuto superare i tedi, gli spaventi, i digiuni, gli orrori ... che con maravigliosa, costanza incontrarono i santi Anacoreti, e quel che ancor più sorprende, di ogni età, di ogni sesso, di ogni condizione di persone, ed in numero grandissimo. I costumi, che si oppongono alle inclinazioni naturali e tendono a distruggere l´umanità non furono mai seguiti spontaneamente dagli uomini, nè generalmente applauditi. Nell'instituto anacoretico, che tanto si oppone all'indole ed al potere dell'uomo, è forza riconoscere propriamente il dito di Dio, dal quale unicamente può prendere principio, ingrandimento e sussistenza. 

 

 

Lo spirito della vita anacoretica giovò assai anche a' popoli cristiani, che vivono in mezzo al secolo corrotto e guasto.

S. Agostino= Che cosa dirò, ragionava

il gran Padre della Chiesa Cattolica, di quelli che poco avanti ho ricordato, i quali del tutto nascosti ad ogni vista degli uomini, contenti di solo pane e di acqua abitano le più deserte terre, godendovi del colloquio di Dio, con menti pure, e così sentendosi beatissimi per la contemplazione della bellezza di lui, che non può percepirsi che dail'intendimento dei santi ? Non parlerò, dissi, di questi : sembra invero ad alcuni che abbiano abbandonato le cose umane più del bisogno, non conoscendo quanto ci giovi l'animo nelle orazioni, e per l'esempio la vita di quelli, i corpi de' quali non c'è permesso vedere. Ma giudico cosa lunga e superflua il disputare sopra un tal punto:

imperciocchè come per mezzo del nostro discorso sembrerà di doversi approvare questa sì eccelsa altezza di santità a coloro, cui spontaneamente non sembra doversi ciò nè ammirare, nè onorare? Questi tali, che vanamente si millantano, sono da ammonirsi solo, che la temperanza e la continenza dei cristiani santissimi della Cattolica fede hanno fatto progressi così grandi, che sembra ad alcuni doversi restringere e quasi richiamare a' confini umani: dunque anche da quelli, cui ciò dispiace, vien giudicato, che gli animi loro si sono sollevati al di sopra degli uomini stessi". Giustissimo fu pure il raziocinio di que' moltissimi gentili, i quali a considerazione degli Anacoreti abbracciarono la Cristiana Religione, della

quale tali uomini maravigliosi erano figliuoli. Vedevano chiaramente, che Dio era con questi personaggi straordinari, e conchiudevano saggiamente, che divina pur fosse quella Religione che professavano. In forza di tanta luce moltissimi idolatri negli antichi tempi abbandonarono il culto dei demoni, ed abbracciarono la veracità della divina nostra Religione; ed in forza della medesima luce al dì presente dovrebbero pure avvedersi molti del torto, che fanno alla ragione lasciando il culto degli Anacoreti sommi filosoficristiani per seguire le massime irragionevoli e discordanti de'filosofi del nostro secolo, nei quali nè pur l'ombra della verace virtù può scorgersi.

 

Talvolta l'uomo del secolo offeso e stanco della Società, ordinariamente infedele, brama la solitudine, e s'immagina l'eremo come una medicina al suo cuore amareggiato, e si finge il deserto come una ricreazione alla sua mente oppressa dall'idee sociali. Ma a tali immaginazioni non corrispondono le circostanze delle solitudini, nelle quali si rinchiusero i divini Anacoreti, nè tali intenzioni ve li condussero.

Egli non si nascosero negli eremi non già stanchi de' piaceri mondani, ma per privarsi di ogni mondano piacere; nè in realtà altro effetto potevano aspettarsi dalle situazioni, che scelsero per loro dimora. Le solitudini, che accolsero nel seno i santi Anacoreti, erano già gran tratti di paese abbandonato dagli uomini come troppo incomodo all'umanità, e più atto in moltissimi luoghi a distruggere gli abitanti, che a sostentarli. Appena qualche rara volta osavano attraversare alcune parti di que' deserti ardite carovane di mercatanti; e questi passaggi costavano sempre pericoli, disagi, patimenti, quantunque i viaggiatori vi si preparassero con provvisioni. Al più servivano di ricovero per qualche tempo ed in alcuni siti meno spaventosi a gente malandrina e disperata, la quale a cagione dei propri misfatti avendosi concitato l'odio della società, e provocato i rigori della giustizia colà eleggeva un lungo morire piuttosto che la morte violenta meritata tra gli uomini. Nessuna altra classe di persone osava metter piede in tali deserti e solitudini, che ovunque presentavano orrori e minaccie di morte."

 

 Dai scritti: SUI COSTUMI DEGLI ANACORETI EGIZIANI E SIRIACI