O PENITENZA O INFERNO

 

Chi ha gravemente peccato, anche una sola volta,

non può salvarsi per altra strada, che per quella della Penitenza.

Come il Battesimo è di precisa necessità per conseguire la prima grazia , così la Penitenza è di precisa necessità per ricuperare la grazia perduta: Onde tanto' è impossibile, che un peccatore si salvi senza la Penitenza, come è impossibile, che un Bambino si salvi senza Battesimo.

Se non volevate far penitenza, non bisognava far peccati.

Tutte le altre virtù sono inefficaci a cancellare il peccato.

Se con atto di Umiltà abbasso il mio orgoglio, l’ Umiltà non basta:

Se con atti di temperanza correggo l‘ ingordigia, la Temperanza è inefficace:

Se colla Liberalita compenso l'Avarizia, la Liberalità non mi giova. Nè basta lasciar di peccare. Come la mano, che cessa dallo scrivere, non perciò cancella lo scritto, così lasciar di peccare non cancella i peccati commessi, siccome il non ſar nuovi debiti, non estingue i debiti antichi.

Dica dunque a se stessa ogni anima peccatrice: O Penitenza, o Inferno!

Supposta la necessità, esaminate ora l' essenza, e le qualità della vera penitenza.

Il demonio; Re dei falsari, come quello, che per mezzo della vera penitenza perde la fatica di molti anni, e la preda di molte anime, proccura, quanto può, di falsificarla . Conviene dunque ben conoscerla di volto, per non ingannarci.

 

Penitenza falsa è la penitenza solamente di voce!

 

Tal è quella di certe persone, che si consentano di proſerire colla bocca queste, o somiglianti parole:

Signore io sono pentito d'avervi offeso, ecc. non avessi mai peccato, ecc.

Ovvero li a pagano di leggere, o di eccitare con quale e pio affetto alcune formule di contrizione, che trovano stampate, e si credono di aver gia mutato il cuore, e di essere bastevolmente pentite.

Non riprovo già le formule varie di contrizione, che vanno per le mani; anzi stimo, che servano molto ad intenerire l'animo e al disporlo al vero d'oltre,  ma la semplice lettura di quei fogli, benchè accompagnata da qualche tenerezza, è penitenza di bocca,  la quale non basta! Ne parla anche S. Agostino.

 

Non vi è alcun peccatore così perduto, che riflettendo alla sua malvagia vita, e alle tragiche conseguenze dei suoi errori, non concepisce orrore di se, congiunto con qualche brama di sfangate dalle sue lordure: Ma questi desideri sono bene spesso semplici velleità e mezzi movimenti del cuore, i quali non giungono mai ad essere vero, ed efficace odio del peccato .

 

Imperocchè, come può darsi ad intendere di odiar il peccato, chi mantiene l' occasione, chi poco dopo ristabilisce più fretta l'amicizia col peccato?

Negli altri odj fate voi così?

Siete voi facile ad ammettere in grazia un vostro capitale nemico?

 

Non ne abborrite il nome, la casa, l' immagine, e tutto ciò, che vi ricorda la odiata persona?

 

Se farete altrettanto col peccato, potrete credere di odiarlo davvero!

 

Similmente, come siete’voi risoluto di non precipitarvi da un’ alta torre, di non bere una tazza di veleno , benchè vi si porga da una gentilissima mano entro una coppa d' oro', tale, e molto maggiore ancora deve essere la risoluzione del vostro cuore a non commetter più peccati.

 

Imperocchè, essendo necessario alla vera penitenza un dolore "super omnia", deve la vostra volontà essere aliena dal peccato, più che non è aliena da qualsivoglia funestissimo male. E quello è il midollo, e per così dir l' anima della vera Penitenza, senza della quale, benchè vi scioglieste in tenerissime lacrime, con altri segni di dolore sensibile, come avviene a certe complessioni delicate, non farete perciò bastevolmente pentiti; ma il vostro dolore sarà simile al peccavi di Giuda, di Saul, e di Antioco, penitenti ingannati.

Il peccato si commette in breve tempo, ma come avviene alle ferite del corpo, non così in breve tempo si sana. Restano dopo il peccato, i mali abiti, resta la pena temporale, e spirituale dovuta di tutto rigore alla Divina Giustizia.

 

Se un creditore di 100 millioni d'oro, il quale ha modo di farsi pagare interamente, si contentasse di solo cento lire, per saldo del suo credito, quale ingratitudine mostrerebbe il debitore, se differisse e negasse così poco pagamento?

CHIUNQUE PECCÒ, RESTA DEBITORE DELLA PENA ETERNA E PUO LA DIVINA GIUSTIZIA ESIGERE TUTTO IL PAGAMENTO.

E quale coscienza sarebbe di chi non volesse dar così poco soddisfazione, a chi poteva esigere tanto maggiore?

 

L'USO ANTICO DELLA CHIESA ERA SEVERO NELL'IMPORRE LE SODDISFAZIONI.

Per un adulterio erano decretati quindici anni di penitenza; per un omicidio venti anni.

Per una semplice fornicazione 7 anni.

Nel qual tempo erano stabiliti i digiuni, tanti pellegrinaggi;

e chi era affatto escluso dalla Chiesa, chi privato dalla Santissima Comunione, chi interdetto dall' ascoltare tutta la Messa.

 

Nel Concilio di Trento molti Vescovi nelanti perorarono fortemente, acciocchè si ristabilisse l'uso di tali penitenze: ma il Sacro Concilio non istimò d'innovar cosa alcuna: Ma in tutte le occasioni, che ebbe di parlare della penitenza, raccomandò con gravissime parole,

che fosse  a u s t e r a ,  d o l o r o s a ,  e  p r o p o r z i o n a t a  a l  n u m e r o ,  e d  a l l e  c o l p e  c o m m e s s e .

 

Or, chi non una, ma cento e più volte l'anno  è ricaduto in peccato: Chi ha perseverato in una mala occasione, in un odio imperversato gran parte della sua vita: Chi non contento dei suoi peccati e stato pietra d' inciampo atutti gli altri con il suo esempio, col suo consiglio, con le sue tentazioni facendo le parti dello stesso demonio, pensera di dare bastevole soddisfazione a Dio con un Rosario, con un digiuno, con una piccola l' emosina? Se le nostre opere fossero di valore infinito, come erono le opere di Cristo, basterebbe una sola per soddisfare ad infiniti peccati: Ma essendo di sì poco merito, essendo per dir così moneto meno che di piombo, come pensiamo pagar tanti debiti con così scarso numerato?

 

Chi ha gravemente peccato, anche una sola volta, non può salvarsi per altra strada, che per quella della Penitenza

Costituiscasi per tanto la Penitenza, come vicaria, e come luogoremente della Divina Giustizia ad esigere dal corpo le pene dovute.

E dica ciascuno a se stesso: Corpo iniquo mela pagherai!

Villlissimo ferro, che hai condotto alla schiavitudine di Lucifero l' anima tua padrona, non la perdonerò  mai. Preparati a soffrir digiuni e penitenze d' ogni sorte; E per lo meno hai da tollerare con pazienza le infermità, le ingiurie dei tempi, e caldo, e freddo, e pioggia, le incomodità della stanza, del letto, e del vestito, le fatiche del proprio ministero, i difetti, ed il mal costume del tuo prossimo, e di chi tratta incivilmente, e di chi è in grato ai benedizi, e di chi è lento, o resiste all' ubbidire, facendo servir il tutto, come materia di Penitenza!

 

 

Testo dalle Opere di Padre Carlo Ambrogio Cattaneo della Compagnia di Gesù - figlio spirituale di S. Ignazio di Loyola

Nato a Milano il 7 dic. 1645, novizio della Compagnia di Gesù il 1º nov. 1661.

 

 

 

Con la preghiera e la penitenza si aiuta tutta la Chiesa!

  • Si aiuta la Chiesa militante: che siamo noi che viviamo sulla terra.
  • Si aiuta la Chiesa sofferente: che sono le anime del purgatorio.
  • Si aiuta le anime in bisogno di misericordia, lavorando con la Chiesa trionfante: che sono i Santi in cielo! Domandando il loro aiuto per queste anime per cui preghiamo, domandando la loro intercessione, noi muoviamo il cielo intero a soccorrerli.