Penitenza: atto di carità!

LA VIRTù DELLA PENITENZA

 ^ Traduzione del testo riportato sopra sulla fotografia: Penitenze del beato Padre Seelos <

Il beato Padre Seelos era severo con se stesso. Tutta la sua vita come Redentorista non ha consumato il tabacco e non hai mai cercato cose deliziose da mangiare. Non ha neanche usato del sale o altre spezie per il cibo. Dopo il suo ritiro 1848 a Pittsburgh ha preso la seguente risoluzione:

  • Indossare il Cilicio sul braccio o sulla gamba, tre volte la settimana.
  • Tre volte alla settimana usare la disciplina durante il tempo di 7 Pater Noster e 7 Ave Maria (dopo le altre due discipline prescritte nella regola dei redentoristi)
  • Dormire a terra 3 notti alla settimana

 

 

Far penitenza prima di tutto significa convertirsi!

 

Con fede, pazienza e amore accettiamo quella penitenza necessaria per osservare i dieci comandamenti. 

Gesù ci dice: «Se non fate penitenza, voi perirete tutti nello stesso modo» (Le. 13,3).

Per ottenere dunque la salvezza dobbiamo mettere in pratica il suo insegnamento.

L’anima quando ode la chiamata del Signore e, spinta dalla sua grazia, decide di rispondere e di convertirsi, sente spontaneo il bisogno di espiare i propri peccati, di purificarsi: vede chiara la necessità di penitenza, capisce che questa è la strada maestra per arrivare a Dio.

  • 1) La penitenza è quella virtù morale per cui la volontà si distacca interiormente dal peccato e si dispone a riparare, come un dovere di giustizia, l’offesa fatta a Dio.
  • La penitenza può essere intesa come sacramento e come virtù. Il sacramento e la virtù della penitenza sono intimamente connessi: il sacramento non può esistere senza la virtù, e gli atti della virtù della penitenza non possono da soli condurre alla giustificazione il battezzato, che ha peccato gravemente, se non sono congiunti, almeno con il desiderio, al sacramento.
  • Far penitenza prima di tutto significa convertirsi, e cioè, pentirsi dei propri peccati e ripararli con le opere penitenza, Pentirsi dei propri peccati significa:
  • a)Sentire il dispiacere di averli commessi, perché sono offesa di Dio.
  • b) Avere il proposito, cioè la ferma volontà di non commetterli più per l’avvenire,
  • c) Avere la volontà di espiarli con le opere della penitenza, specialmente con quelle prescritte, fra le quali la più importante è la confessione sacramentale.
  • 2) Le principali opere della penitenza, che espiano peccati, sono le seguenti:
  • a) La confessione sacramentale.
  • b) La penitenza imposta dal sacerdote confessore.
  • c) L’astinenza e il digiuno, specialmente quelli imposti dalla Chiesa.
  • d) L’elemosina data ai poveri o alla Chiesa.
  • e) Le opere di misericordia corporale e spirituale.
  • f) Sopportare pazientemente le tribolazioni fisiche o morali volute o permesse da Dio e compiere ogni giorno la sua santissima volontà.
  • g) Adempiere con diligenza i doveri del proprio stato.
  • h) La devota e fervente preghiera in tutte le sue forme.
  • i) Le mortificazioni e i sacrifici scelti liberamente le ispirazioni di Dio.
  • l) Infine, opera molto salutare è il «piangere» spesso i propri peccati di tutta la vita.
  • 3) Si deve insistere molto sull’importanza del Sacramento della Penitenza, grande mezzo di santificazione; ne si consiglia, pertanto, la frequenza: ordinariamente una volta al mese, a meno che la necessità (una colpa grave, forti tentazioni, momenti di tiepidezza, ecc.) o una maggiore sensibilità spirituale non lo richiedano più spesso (ogni settimana o secondo il bisogno).
  • Quello che più importa però è il modo con cui ci si accosta alla confessione; si deve evitare l’abitudine e curare una debita preparazione soprattutto interiore. Ogni volta sia sempre una vera conversione.
  • 4) Benefici sono gli effetti della virtù della penitenza. 
  • a) Disponendoci al sacramento della confessione, si ottiene da Dio il perdono dei nostri peccati, mortali e veniali. 
  • b) Espia le pene dovute per i peccati commessi e prepara l’anima per il premio eterno. 
  • c) Ci fa evitare l’inferno per i peccati mortali, e il purgatorio per quelli veniali o mortali già perdonati. 
  • d) Purifica la nostra anima e, facendoci acquistare meriti, ci ottiene un aumento di gloria: aumenta cioè la nostra statura spirituale per cui, per tutta l’eternità, la nostra anima sarà più santa, più grande, più bella e più felice. Porta nell’anima grande pace e tranquillità nella coscienza e grande consolazione spirituale, che ci spingono ad amare di più N.S. Gesù Cristo.

 

 

 

La vita eremitica è gia di per se penitenza

 

Tante anime bramano una vita di penitenza, silenzio, solitudine e preghiera. In questa lettera di Girolamo veniamo a conoscere il suo desiderio di andare nel deserto e di fare penitenze. Poter fare penitenza, soffrire, è un dono di Dio. I santi bramavano soffrire, fare dure penitenze e mortificazioni, essere lontani dal mondo, lontani dal male che porta in pericolo l´anima. Cercavano luoghi deserti per stringersi a nostro signore Gesù e non lasciarlo mai più!

Il beatissimo Girolamo trovandosi in Antiochia col desiderio di farsi anacoreta scrisse a Teodosio, ed a' solitari

compagni di lui una lettera, che merita essere qui interamente riportata :

"Quanto bramerei di ritrovarmi", diceva l'umilissimo pentitore, "ora presente alla vostra adunanza, e (sebbene questi occhi non lo meritano) di vedere l'ammirabile vostro consorzio, e con pienezza di giubbilo abbracciarlo ! Vedrei cotesto deserto assai più ameno di qualunque città; vedrei i luoghi desolati di abitatori, quasi a somiglianza del Paradiso essere occupati dalle congregazioni dei santi. Ma perché i miei peccati sono la cagione, che quest'uomo pieno di ogni scelleratezza, non sia ammesso alla compagnia dei beati; per ciò vi prego (mentre non dubito, che voi ciò non possiate ottenere) che colle vostre orazioni mi liberiate dalle tenebre di questo secolo. E siccome prima vi aveva detto a bocca, così ora per mezzo di questa mia lettera, non lascio di manisfestarvi il mio desiderio, cioè, che la mia mente con ogni avidità a cotesta vostra compagnia è inclinata. Ora voi si aspetta il far che la volontà sia seguita dall'effetto; a me sta il volere. Tocca alle vostre orazioni, ch'io possa ciò che voglio. Io sono quasi come una pecorella malata, errante qua e là lungi da tutta la greggia Se il buon pastore ponendomi su le sue spalle, non mi riporterà al proprio ovile, vacilleranno i miei passi, ed io facendo forza di rizzarmi, i piedi sotto mi mancheranno. Io sono quel figliuolo prodigo, il quale scialacquata tutta la porzione consegna tami dal mio genitore, non mi sono ancora gettato alle sue ginocchia, nè ho cominciato ancora a scacciare da me le lusinghe della primiera lussuria. E perché alcun poco mi sono allontanato dai vizi, non tanto quanto ho cominciato a volerlo fare, ora il diavolo con nuove reti mi lega, nuovi impedimenti proponendo; ora da ogni parte mi circonda il mare; ora collocato in mezzo all'acque non posso nè tornare indietro, nè passare avanti. Resta solo che in virtù delle vostre orazioni mi spinga avanti l'aura dolce dello Spirito Santo, e mi accompagni sino al porto del lido sospirato".