MANUALE PER L’ORA SANTA

ISTRUZIONI E PREGHIERE

Imprimatur

Portusgruarii die 17 decembris 1932

+Aloysius Ep.

 

 

PREFAZIONE

 

 

L' Ora Santa è come il fiore delle pratiche di devozione ad onore del Sacro Cuore; essa ci associa all' agonia di Nostro Signore nell' Orto degli Olivi e ci dà modo di compiere verso il di­vino Maestro il compito delicato e commovente dell'Angelo consolatore.


Gesù stesso l'ha domandata a Santa Margherita Maria Alacoque come eser­cizio di riparazione e di espiazione; essa ha in sè quanto si richiede per invogliare i cuori generosi e produce nelle anime, anche le meno ferventi, le più salutari emozioni.


La pratica dell' Ora Santa, special­mente in questi ultimi tempi, (1932…) si è diffusa nel modo più consolante, insieme col diffondersi della vera devozione al Cuo­re di Gesù. Sono innumerevoli le anime che compiono fedelmente e generosamente la loro Ora Santa e sono pure ben numerose le chiese in cui questa devota pratica si compie in forma pub­blica e solenne dinanzi al Santissimo esposto, con quanto vantaggio spirituale delle anime è facile immaginarlo.


Conoscere l' amore di Gesù Cristo per noi e corrispondere a questo amore col nostro, è una cosa che tutti com­prendono, quando si parla della divo­zione al Sacro Cuore. Ma per entrare nei disegni del divino Maestro; il no­stro amore deve produrre in noi la compassione e la riparazione: la com­passione per tutto quello che Gesù Cristo ha sofferto durante la sua Pas­sione; la riparazione per gli oltraggi ch' Egli ha ricevuto e tuttora riceve nel Sacramento dell'Eucaristia. E' que­sto il doppio carattere che risalta in tutte le pagine degli scritti di Santa Margherita Alacoque e non si può meglio adempiere questo doppio dovere che mediante la pratica dell'Ora Santa, come Gesù stesso indicò alla confidente del suo Cuore.


Nell'intento di facilitare alle anime così devoto esercizio, mi sono studiato di compilare questo Manuale per l'Ora Santa, in cui ho raccolto dodici Ore Sante con Gesù agonizzante nel Get­semani, scelte tra le migliori pubblicate, facendovi quale modificazione, o sem­plificazione di forma, o qualche abbre­viazione, secondo mi parve opportuno, per renderle sempre meglio rispondenti allo scopo.


Ho inoltre creduto vantaggioso di aggiugere:­


1° le notizie riguardanti l'Arcicon­fraternita dell'Ora Santa;


2° un Piccolo Catechismo su l'Ora Santa, cioè una facile istruzione in forma catechistica su quanto riguarda questo pio esercizio;


3° l' esposizione evangelica dell'a­gonia di Gesù nel Getsemani, con qualche breve commento;­


4° alcune osservazioni per far ben comprendere qualche concetto un po' difficile, e alcuni pensieri che servono di eccitamento ad entrare nello spirito di questa pia pratica;


5° un florilegio di preghiere, invoca­zioni, offerte, proteste di amore e fe­deltà, che si potranno recitare tra un punto e l'altro dell' Ora Santa, spe­cialmente se compiuta pubblicamente, per renderla più varia, facile e gradita;


6° alcuni Canti relativi all'Ora San­ta, che si possono eseguire con buon effetto, quando si fa in chiesa in forma solenne.


Il Cuore agonizzante di Gesù bene­dica largamente quest' umile operetta, affinchè si diffonda largamente tra le anime, a sua maggior gloria e a spiritua­le vantaggio di quanti se ne serviranno.


Sacro Cuore di Gesù, venga il tuo regno!


Valvasone (Udine)


Sac. VINCENZO MUZZATTI


 


PARTE PRIMA


 


 --- ISTRUZIONI ---


 PICCOLO CATECHISMO SU L'ORA SANTA


Cha cosa è l'Ora Santa?


L' Ora Santa è un esercizio di ora­zione mentale o di preghiera vocale, che ha per oggetto l'agonia di Nostro Signore nell'Orto degli Olivi, allo sco­po di placare la collera divina, di impetrare misericordia per i peccatori: e di consolare il divin Salvatore.


L'anima che compie questo devoto esercizio deve, di conseguenza, seguire Gesù nel Getsemani come i discepoli, immaginandosi che per favore speciale Egli la scelga insieme coi suoi tre più cari Apostoli, per renderla testimone degli acerbi dolori del suo Cuore, per associarla alla sua preghiera, per ren­derla partecipe del suo sacrificio, per onorarla della sua compagnia.


 


L'esercizio dell'Ora Santa é difficile?


Il pio esercizio dell'Ora Santa non è punto difficile, tanto è vero che è praticato comunemente dalle anime veramente divote. Chi, infatti, non può con facilità ripensare ai patimenti di Gesù? Chi non sa compassionarlo con sentimenti di amore e di pietà? Per questo non si richiede dono di alta contemplazione, ma amorevolezza di cuore e volontà generosa. Del resto, all' anima che si presta docile alla gra­zia, la bontà infinita di Dio non lascia mancare lumi abbondanti alla mente ed efficaci eccitamenti al cuore. Di questo, chi ne fa la prova, resta subito convinto.


 


L'esercizio dell'Ora Santa riesce fruttuoso all'anima?


Certamente, ed è facile il persuader­sene. Infatti questo santo esercizio, a ben intenderlo, mira a farci entrare nelle disposizioni di Gesù in quell'a­gonia santissima: disposizioni di carità immensa verso gli uomini, di sottomis­sione illimitata al volere di Dio, di generoso sacrificio, di ardente amore. E cosa vi ha di più bello di questi sentimenti? E non germoglieranno essi da sè nell'anima che compie con buon volere l'esercizio dell'Ora Santa? Oh, di certo quest' anima esperimenterà quanto è buona cosa il tener compa­gnia a Gesù, il pregare con Gesù, l'a­gonizzare con Gesù.


Gesù stesso disse una volta alla Beata Veronica, religiosa Agostiniana: «Io desidero che gli uomini prestino alla mia passione il culto di un dolore sincero e di una viva compassione per le mie sofferenze. Se versassero anche una sola lacrima, questa sarebbe mol­to, poichè lingua umana non può espri­mere la contentezza che mi dà questa sola lacrima».


E tale contentezza Egli la riversa nel cuore che gliela fa provare; e questa lacrima amarissima sparsa sul­l'agonia di Gesù si tramuta per le anime pietose in una rugiada misterio­sa, che fa soavemente germogliare in esse i sentimenti più fruttuosi per lo spirito.


A proposito della meravigliosa effi-



 


Come ebbe origine l'Ora Santa?


L'Ora Santa è un atto di riparazione di origine divina, poichè questo eser­cizio è stato domandato e poi insegna­to da Nostro Signore medesimo a S. Margherita Maria Alacoque, negli anni 1673-1674.


Pregava un giorno questa santa da­vanti al Santissimo Sacramento esposto. Nostro Signore si presentò a lei tutto splendente di gloria; le scoprì il suo Cuore e si lamentò amaramente della ingratitudine di cui era oggetto da parte dei peccatori. Poi soggiunse: Tu, almeno, dammi la consolazione di supplire alle loro ingratitudini, per quanto potrai esserne capace.


E Lui stesso indicò alla sua serva fedele i mezzi da adoperare, tra i quali l'Ora Santa, ed essa fu poi sempre fedele a questa pia pratica, ritraendo­ne particolari vantaggi spirituali.


 


Con quale spirito dov'esser fatta l' Ora Santa?


Secondo le indicazioni date da No­stro Signore stesso a S. Margherita Alacoque, l'Ora Santa dev' esser fatta:


1° per calmare la collera divina;


2° per chiedere misericordia per i peccatori;


3° per riparare e compensare l' ab­bandono degli Apostoli, che non sep­pero vegliare neppur un'ora, mentre Gesù agonizzava.


E siccome il culto del Sacro Cuore tende a ridestare e a far grandeggiare nell'anima l'amore di compassione e lo spirito di riparazione, così anche l' Ora Santa dovrà essere informata a questo amore compassionevole e ri­paratore.


 


L'Ora Santa dev' esser fatta con qualche altro scopo gene­rale?


Si, l' Ora Santa dev' esser fatta an­che per raggiungere lo scopo ultimo che Nostro Signore si è proposto nel culto del suo divin Cuore, cioè il trion­fo di questo Cuore Sacratissimo, il suo regno d’amore sul mondo.


Ecco, in proposito, le parole di S. Margherita: « Egli mi fece vedere, che questa devozione era come un ul­timo sforzo del suo amore, il quale voleva favorire gli uomini in questi ultimi secoli, con questa redenzione amorosa, per ritrarli dall'impero di Satana, che Egli voleva rovinare, per metterci sotto la dolce libertà dell'im­pero dell' amor suo, che egli voleva stabilire nei cuori di tutti coloro i quali avrebbero voluto abbracciar questa devozione ».


Altrove la Santa scrive ancora: «Egli regnerà nonostante i suoi nemici e si renderà il padrone dei cuori ch' Egli vuol possedere: giacchè è lo scopo prin­cipale di questa devozione, di convertir le anime all'Amor suo ». Questa pro­messa profetica e consolante di cui noi vediamo ogni giorno l'attuazione, torna continuamente sotto la sua penna.


L'Ora Santa dunque, deve anche servire a preparare e a stabilire questo regno del Sacro Cuore, e lo prepara difatti soprattutto se si fa in modo pubblico e solenne.


 


In qual giorno e ora si può fare l'Ora Santa?


Nostro Signore domandò a Santa Margherita Alacoque che la facesse nelle notti dal giovedì al venerdì, dalle undici alle dodici, in corrispondenza al giorno e all'ora della sua agonia del Getsemani. Questa sarebbe la vera e propria Ora Santa.


La santa Chiesa però per favorire questa pia pratica e metterla alla por­tata di tutti i fedeli, autorizza a fare l' Ora Santa in ora anche più co­moda e cioè fin dal momento in cui è permessa ai sacerdoti la recita del Mattutino del giorno seguente. Perciò l' Ora Santa si può fare, in tutti i tem­pi, dalle quattro pomeridiane in poi, e nei giorni più brevi dell'anno anche dalle due pomeridiane (Rescritto di Gregorio XVI, 12 dicembre 1836).


Questo, ben inteso, è stabilito in ordine all'acquisto delle indulgenze, poichè, come pratica, di divozione,

l' Ora Santa si può fare in qualunque giorno e in qualunque ora, in chiesa o in casa.


Gesù accetta tutte le ore, quando gli si dona il cuore; ogni momento è buono per compassionarlo nelle sue afflizioni; ogni ora di compagnia gli torna cara per parte di quelli che lo amano di cuore.


 


Come fare l'Ora Santa


A Paray-le-Monial, nel Santuario del­le apparizioni, si cerca sopra tutto di conformarsi al metodo della « Ora Santa » che Margherita Maria ricevè dal Suo Divino Maestro. Sono dunque i dolori di Nostro Signore al giardino degli Ulivi e la Sua agonia che si deve meditare. E dove si può trovare una sorgente inestinguibile, più forte e più feconda di riflessioni ? Ma come si è di già veduto, non bisogna di­menticare che già tutto era presente davanti all'Uomo Dio. Egli ha soffer­to durante la Sua agonia tutti i tor­menti della Sua passione e l'amarezza di tutti gli oltraggi che Egli doveva, ricevere fino alla consumazione dei secoli nell'Eucaristia, nella Chiesa sua, e nel suo Vicario... Per conseguenza meditando questi diversi soggetti non si esce dallo spirito dell'« Ora Santa ».


Si può fare questo Esercizio in due maniere, in una forma solenne e pub­blica, o in forma privata.


1° - L' «Ora Santa» solenne - Quando si fa in pubblico nella Cap­pella della Visitazione di Paray, si comincia coll'esporre il SS. Sacramen­to. Un Sacerdote monta sul pulpito ed in poche parole esorta tutte le anime a seguirlo al giardino di Getsèmani. Spesso si rivolge anche direttamente a Nostro Signore e ci fa immediata­mente unire in amoroso contatto con Colui che per amor nostro si è reso la Vittima dell'Universo. La preghiera viene recitata in diversi tempi nel cor­so dell'ora, e vi sono degli intervalli in cui si può meditare, secondo quanto viene suggerito. Qualche volta in questo silenzio ognuno può fare la sua ado­razione intima, qualche volta si canta un cantico di riparazione, qualche ver­setto del Miserere, il Parce Domine, o qualche strofa di altri salmi di pe­nitenza, come pure delle preghiere adattate all'intenzione ed allo scopo dell'« Ora Santa »: Atto di Contrinzio­ne, Confiteor, Ammenda Onorevole, Litanie del S. Cuore, ecc. ecc.. Così l'« Ora Santa » si passa col più grande raccoglimento possibile e si finisce con la benedizione del SS. Sacramento.


Si farà osservare, o si dirà, che in molte chiese o cappelle, sarà difficile poter esporre il SS. Sacramento, non potendo avere facilmente l'assistenza di un sacerdote, sia per l' esposizione che per spiegare i punti della medi­tazione. Questo non impedisce punto che si possa fare l' Ora Santa solenne, non essendo a questo scopo neces­sario il predicatore, nè il sacerdote. Una lettura a voce alta fatta di tempo in tempo, può aiutare i fedeli nel tem­po che dura l'« Ora Santa »: si può anche alternarne la preghiera col can­to di qualche salmo, con qualche in­tervallo di raccoglimento, od anche passandola tutta intera nel massimo silenzio.


Sarebbe non comprendere lo sco­po dell' « Ora Santa » se si credesse di andare a sentire una predica. Le stesse parole di Nostro Signore a San­ta Margherita Maria, indicano chiara­mente che l' essenziale di questo pio esercizio deve essere di intimità d' a­more e di compassione con Nostro Signore. Deve conseguentemente na­scere fra l' anima e l'adorabile Mae­stro una reciproca intimità per le sofferenze del Salvatore mentre l' ani­ma cerca di consolarlo. Ecco perchè il modo di fare l'« Ora Santa », piut­tosto che una preghiera o una predica, riuscirà più fruttuoso se il Sacerdote si rivolge direttamente a Nostro Signo­re parlandogli in nome di tutte le anime presenti, le quali facciano pro­prio il pensiero ch' Egli esprime quasi sentendosi sole, in faccia al loro Dio. Questo è qualcosa di più penetrante e di intimo che l'ascoltare una pre­ghiera o una predica.


2° - L' « Ora Santa » privata - E' certo che il poter fare l'« Ora Santa » in Chiesa è molto preferibile che farla altrove, perchè la presenza del SS. Sacramento aiuta l' anima a maggior devozione e ad intrattenerla più familiarmente con Nostro Signore. Però si può fare anche con tutta liber­tà in camera propria, in un giardino, e dove meglio si creda: poco importa il luogo. Gli ammalati possono farla nel loro letto. L'importante è di con­sacrare un'ora intera, senza interruzio­ne, sia a meditare i dolori di Nostro Signore, sia in preghiera, vocalmente, in unione alla sua agonia.


Segua ciascuno la sua inclinazione e si adatti secondo le circostanze.


 


L' agonia di Gesù nel Getsemani desunta dai quattro Evangelisti


S. Mt, XXVI, 36-47; S. Mc, XIV, 32-43 S. Lc, XXII, 39. 47; S. Gv, XVIII, 1 - 3


Gesù, secondo il suo solito, andò con essi di là dal torrente Cedron, in un luogo chiamato Getsemani e disse ai suoi discepoli: - Trattenetevi qui, mentre io vado là e faccio orazione. Pregate, a fine di non cadere in tentazione. E presi con sè Pietro e i due figliuoli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, cominciò ad atterrirsi e rattristarsi e a cadere in mestizia. Allora disse loro: - L'anima mia è afflitta fino alla morte: restate qui e vegliate con me. E avanzatosi alcun poco, quanto un tiro di sasso, si prostrò per terra e pregava che, se era possibile, si allontanasse da lui quell'ora. E disse - Abba, Padre, tutto è possibile a te: allontana da me questo calice; per altro si faccia non la mia volontà, ma la tua.


E gli apparve un Angelo dal cielo per confortarlo. Ed entrato in agonia, pregava più intensamente. E diede in un sudore come di gocce di sangue, che scorreva a terra.


E alzatosi dall' orazione e portatosi dai suoi discepoli li trovò addormentati per la tristezza e disse a Pietro: - Simone, tu dormi: così, adunque, non avete potuto vegliare un'ora con me: Vegliate e pregate per non cadere in tentazione. Lo spirito, vera­mente, è pronto, ma la carne è debole.


E se n' andò di nuovo, per la se­conda volta, a pregare ripetendo le stesse parole: - Padre mio, se non può questo ca­lice passare senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà.


E tornato, li trovò di nuovo addor­mentati; infatti i loro occhi erano aggravati, e non sapevano cosa ri­spondergli. E ritornò la terza volta (dopo d' es­ser stato ancora a pregare) e disse loro: - Su via, dormite e riposatevi. Basta così: l'ora è venuta: ecco il Figliuolo dell'uomo sarà dato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo: ecco che si avvicina colui che mi tradirà.


Or quel luogo (il Getsemani) era noto anche a Giuda, il quale lo tradiva, perché frequentemente Gesù si era, ivi portato coi suoi discepoli.


Giuda pertanto avuta la coorte e dei ministri dai principi dei sacerdoti e dai Farisei, andò colà con lanterne e fiaccole e armi.


 


Osservazioni sull'agonia di Gesù nel Getsemani


Per intendere alquanto a dovere la tremenda agonia di Gesù nel Getse­mani, dobbiamo presupporre due cose. Dapprima con S. Tomaso (3. p. - q.18. - per tot.) dobbiamo ritenere che in Ge­sù Cristo vi è la volontà divina, la quale presiede e comanda, e sotto di essa la volontà umana della ragione, la quale in tutto alla divina si sotto­pone ed obbedisce; quindi, che nella parte inferiore vi è l' appetito della carne che aborrisce per natura il pa­tire ed il morire, che ne ha paura e cerca più che può di sfuggirlo. E' vero che in Gesù il senso era perfet­tamente sottoposto allo spirito, ma nul­lameno avea le debolezze della natura fino ad impaurirsi, ad annoiarsi, ad attristarsì, secondochè la divina volontà glielo permetteva. E questa appunto è l' altra cosa che dobbiamo presup­porre. Gesù non si poteva attristare nè intimorire per qualche caso improv­viso, ma solo perchè e in quanto il voleva, Erano a Gesù naturali le sue passioni, ma niuna di esse poteva muoversi se non comandata dalla su­prema volontà: cosicchè ogni interno movimento di tristezza, di timore, di paura era in lui pienamente volontario; ed a quella guisa che si fece uomo, dice un sacro Dottore, nelle circo­stanze da lui volute, così anche soffrì le miserie dell'uomo nella debolezza della natura quando Egli. lo volle. E questo Gesù volle: volle cioè nell'Orto abbandonarsi ad una totale tristezza, volle in quell'ora soffrire nel suo Cuo­re contristato tutta quanta la futura passione (3. p. - q.15. - a. 7. - ad 2).


Per dare a sè stesso un'afflizione sensibilissima, Gesù risveglia dentro di sè tutti i pensieri più tristi e più capaci di angustiarlo ed accorarlo. Con un atto di volontà santissima Egli riunisce dinanzi all'occhio della mente tutta la serie della sua ignominiosa e dolorosa passione, non soltanto in generale, ma distintamente, minuta­mente, così che ne contempla al vivo ad uno ad uno tutti i dolori, tutti i patimenti. Per tal modo viene a patire tutto ad un tratto nel Cuore medesimo ciò che avrà da patire successivamente nel corpo; onde possiamo dire con verità, che tutta la passione piombò istantaneamente sopra di Lui; e sic­come la sua umanità nelle potenze e negli organi era perfettissima, così vi­vacissima essendo allora la sua ap­prensione, dobbiamo conchiudere con S. Tommaso, che la sensitiva tristezza od agonia fu allora massima fra i do­lori della vita presente (3.p.- q.46. - a6.)


Nè minore fu, secondo il medesimo Santo, il patimento di Gesù in quel­I' ora tremenda nella parte sensitiva inferiore: e benchè Egli si sentisse beato nella sua mente per la visione di Dio, trovó nullameno miracolosi modi per soffrire ad un tempo un sommo dolore, procedente dalla con­siderazione distintissima di tutti i pec­cati del mondo, veduti non così in confuso al par di noi, ma nel loro numero, nella specie, nelle circostanze loro e in tutti i gradi più minuti di loro malizia (8. p. - q. 46. - a. 6).


Oh! come esprimere la interna pas­sione del Cuore di Gesù per una sì tremenda considerazione in quell'ora suprema di tristezza? Ecco ciò che Egli stesso ne disse a Santa Marghe­rita Maria Alacoque: « Nel Getsemani io - soffrii internamente più assai di quello io soffersi nella rimanente mia passione, vedendomi in un generale abbandono del cielo e della terra, e carico di tutti i peccati degli uomini. Io comparvi così dinanzi alla santità di Dio, che, senza aver riguardo alla mia innocenza mi percosse nel suo furore, facendomi bere il calice con­tenente tutto il fiele e tutta l'amarezza del suo giusto sdegno, come se di­menticato avesse il nome di Padre per - sacrificarmi alla sua collera. Nè alcuno potrà mai comprendere la grandezza dei patimenti che soffersi allora pel genere umano ». Non è dunque egli vero che in quell' ora si consumò la passione tutta quanta nel Cuore di Gesù ?


 


Come Gesù può essere consolato


« Ma come potrà dirsi che Cristo regna beato nel cielo, se può essere consolato da questi atti di riparazio­ne? » Così il Sommo Pontefice Pio XI nell' Enciclica « Miserentissimus Re­demptor ». Questa difficoltà è così grave che non mancarono alcuni che, volendo atteggiarsi ad uomini supe­riori, vollero disprezzare le rivelazioni stesse di S. Margherita e le confina­rono tra le esaltazioni mistiche di mente malata.


Ma, come osserva qui il S. Padre, questi uomini saranno forse eminenti in altre scienze, non certo in quella dell'amore: perchè, al dire di S. Ago­stino: « Dà un'anima che ami e com­prenderà quello che dico ». Questi mi­steri ineffabili dell'amore non possono essere compresi che dall'amore: ed a quel modo che la stessa passione reale del Cuore di Gesù non fu intesa, an­zi destò scandalo in molte anime de­boli nell'amore, così è della sua pas­sione mistica. Come mai, si disse, l'A­nima di Gesù, beatissima, potè soffrire spasimi ed agonie di morte? Eppure la scienza dell'amore lo spiega: si­milmente l' anima infiammata d'amore per Dio sa intendere come Gesù an­che attualmente possa essere conso­lato.


Di fatto è proprio dell' amore anzi­tutto il far rivivere davanti allo spirito la persona amata nelle varie circo­stanze della sua vita, e specialmente nelle più dolorose. Questa è la ragione di tutte le feste liturgiche: la Chiesa, che è Sposa, e quindi se ne intende in fatto di amore, ci presenta periodi­camente tutta la vita del suo diletto Sposo in tutte le sue circostanze, e si ammanta delle vesti or di letizia or di dolore, a seconda che tali circostanze lo richiedono: nè rifugge di vestirsi di lutto e di piangere nel Venerdì Santo, quantunque sappia che ora il suo Sposo è glorioso e beato.


Nè con ciò intende di rispondere semplicemente ad una esigenza del­l'amore, ma insieme riflette che « i pec­cati e i delitti degli uomini, come dice il Sommo Pontefice, in qualsiasi tem­po commessi, furono la causa che il Figlio di Dio fosse dato a morte »,


Dunque i nostri peccati personali fu­rono la cagione di quel dramma ter­ribile che si agitò nel Cuore di Cristo nei giorni della sua vita mortale e specialmente nelle agonie dell' Orto. Come mai un cuore che ama potrà rimanere indifferente davanti a questo spettacolo che la fede ci presenta?


Non basta: la fede ci dice ancora che i nostri peccati « anche al pre­sente cagionerebbero per sè a Cristo la morte, accompagnata dagli stessi dolori e dalle medesime angosce, giacchè ogni peccato si considera rin­novare in qualche modo la Passione del Signore, « di nuovo in loro stessi crocifiggendo il Figlio di Dio, espo­nendolo al ludibrio ». - Abbiamo dunque un motivo tutto speciale per considerare come attuale la Passione di Gesù, perchè in realtà essa si svol­gerebbe davanti ai nostri occhi attual­mente se lo stato glorioso in cui tro­vasi Gesù non lo impedisse: a quel modo che è detestabile l' atto di chi attentasse alla vita di un Re, di un Padre, ancorché una corazza lo ren­desse invulnerabile.


« Che se, soggiunge il Sommo Pon­tefice, a cagione anche dei nostri pec­cati futuri, ma previsti, l'anima di Cri­sto divénne triste sino alla morte, non è a dubitare che qualche conforto non abbia provato anche fin d'allora per la previsione della nostra riparazione, quando a Lui apparve l'Angelo dal cielo, per consolare il Cuore di lui, oppresso dalla tristezza e dalle ango­sce ». Che pensiero soavissimo è que­sto! Noi poniamo adesso quegli atti che, previsti da Gesù, gli recarono sollievo nell' ora delle sue pene: e l'Angelo del conforto, come allude qui il Santo Padre, gli presentò in quella sera un quadro stupendo di amore e di riparazione in cui l'occhio chiaroveggente di Gesù ha potuto scorgere anche più determinatamente e in particolare ciò che l'Angelo non poteva indicargli se non in linea ge­nerale, cioè quegli atti di amore e di riparazione che ciascuno di noi gli avrebbe recato nel decorso dei tempi.


 


Maggiore attualità della consolazione di Gesù


Ma noi possiamo ancora riflettere che quantunque attualmente Gesù non possa contristarsi per la condizione sua gloriosa, può però senza dubbio ricevere aumento di gioia da parte delle sue creature: perchè il Cuore di Gesù è vero cuore umano, sensi­bile sommamente a tutto ciò che è gioia santa e celestiale. Se Egli disse nel S. Vangelo che si fa festa nel Pa­radiso per la conversione di un'anima, chi potrà dubitare che nel Paradiso sussistente che è il suo stesso Cuore non vi sia festa speciale ogni volta che un'anima si rivolge a Lui con delicatezza d'amore per ricordare le pene che Egli ha sofferto, le angosce che ha tollerato proprio per lei, e a questo santo ricordo si accende e si infiamma di amore sempre più vivo per Lui, e studia il modo di poterlo compensare con sempre maggior fe­deltà nell'osservanza della santa sua legge di amore? Purtroppo lo spi­rito maligno, talvolta sotto aspetto di maggior riverenza o forse anche, di maggior elevatezza di sentire, tende a farci immaginare Gesù come di­stante da noi e insensibile alle cose nostre, per poi ottenere che noi stessi diventiamo insensibili di fronte a Lui. Ma la fede che ci dice che il Figlio di Dio propter nos homines et propter nostram salutem descendit de caelo et incarnatus est, vuole che ben diversa­mente noi pensiamo Gesù: e vuole che noi pensiamo che non vi è per­sona più sensibile alle nostre cose, quantunque sì tenui, quanto il nostro amabile Salvatore che voluit per om­nia fratribus assinzilari. Quel Gesù in quem desiaerant Angeli prospicere, è pur vero nostro fratello e come fra­tello si compiace di tutte le nostre piccole cose e ne prova letizia e di­letto quando in esse scorga purezza d'amore. Noi dunque possiamo far vibrare attualmente di gioia il Cuore di Gesù: noi possiamo aggiungere sorriso al suo sorriso, letizia alla sua letizia, paradiso al suo paradiso: que­sta non è pia immaginazione, ma è verità teologicamente certa.


E siccome la letizia e la gloria di Gesù è pur sempre la nostra santifi­cazione, per questo appunto Egli si compiace di questi atti di purissimo amore, perchè in realtà sono i più potenti a far sì che noi detestiamo il peccato e sempre più ci accostiamo a Lui, unica Via, Verità e Vita: e per raggiungere questo altissimo sco­po, ecco che alle anime sue dilette non disdegna di presentarsi Egli stesso in atteggiamento triste e accorato, per­chè così noi possiamo consolarlo con quelle sante gioie che a Lui proven­gono dalla santificazione delle anime, che è lo scopo di tutta la sua vita e della sua Passione.


Ridano pure gli spiriti forti, di que­sto Dio che si mostra mendicante di amore, che domanda quasi aiuto e conforto alle sue creature e si lamenta di non riceverlo: ridano pure quegli spiriti forti che non conoscono la gran­de scienza dell'amore. Da amantem et sentiet quod dico. S. Bernardo rivol­gendosi a Gesù gli dice queste pa­role che sembrano quasi paradossali, eppure sono sublimi appunto per quel divino paradosso che contengono Domine, omnia fecisti in numero, pon­dere et mensura: sed sine numero, sine pondere, sine mensura amasti me.


Signore, hai tutto fatto in numero, peso e misura: ma senza numero, senza peso, senza misura hai amato me! Chi capisce queste parole ben può capire come Gesù domandi di essere anche attualmente consolato da noi povere sue creature. Perciò noi ben possiamo conchiudere col Papa: « E così anche ora in modo mirabile ma vero, noi possiamo e dobbiamo con­solare quel Cuore Sacratissimo che viene continuamente ferito dai peccati degli uomini sconoscenti, giacchè, co­me si legge anche nella santa liturgia, Cristo stesso si duole, per bocca del Salmista, di essere abbandonato dai suoi amici: Il mio Cuore si aspettò obbrobri e miserie: mi aspettai chi entrasse a parte di mia tristezza, ma non vi fu: e qualche consolatore e non l'ho trovato ».


 


RIPARIAMO!


APPELLO ALLE ANIME GENEROSE


Dal mio libretto: Ripariamo! riporto quì alcuni pensieri e sentenze, che, lo spero, serviranno ad eccitare nelle ani­me lo spirito di riparazione, così ne­cessario al presente, in mezzo a tanto dilagare di iniquità, richiesto con in­sistenza da Nostro Signore, che tanto lo gradisce e ricompensa con divina generosità.


Comparendo a santa Margherita A­lacoque, Gesù le disse: «Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini.... riamatemi anche per chi non mi ama...» E così dicendo apre il suo petto e mostra, squarciato e sanguinante, il Cuore, centro della sua vita d'amore.


Chi noi vede? col suo gesto inci­sivo, col suo detto pietoso, Gesù rias­sume una storia e traccia un program­ma: la storia dell' amore sofferente, il programma della corrispondenza ripa­ratrice.


Riparazione dunque! Solo le anime amanti di Gesù riescono a compren­dere la forza di questo invito e l' ur­genza di assecondarlo.


Riparazione! Nel turbinio che mi­naccia di travolgere a rovina la società colpevole, è questa la tavola di sal­vezza, che ci offre la generosità divina.


Riparazione! Gesù dice tutt'ora questa parola appassionata, così dal suo trono eucaristico, nelle circostanze più solenni, come dal suo Tabernacolo, nelle ore più silenziose. Ma nel con­tatto del suo cuore vivente ci ripete forte e pressante più che mai: Ripa­razione!... Riparazione!... A noi l'accogliere il suo invito con ge­nerosità.


Gesù il nostro Dio, è il grande sco­nosciuto: bisogna farlo conoscere; è il grande dimenticato: bisogna addi­mostrargli amore; è il grande oltrag­giato: bisogna consolarlo e compen­sarlo. (Mons. Mermillod) Il mondo non vuol più saperne di Dio; oggidì gli uni si vergognano di Lui, gli altri lo odiano, lo disprezzano, cercano di scacciarlo dai cuori e dalla società. A questi rossori, a questi di­sprezzi, a questi odi a queste empietà sataniche, opponiamo con fermezza il grido: Egli deve regnare!


Il nostro Gesù, Re, Salvatore, Sposo delle anime, Egli deve regnare in noi stessi pienamente, senza alcuna riserva o divisione, Egli deve regnare sul cuore e sul mondo; e per ottenere ciò noi pregheremo, soffriremo, ci sacrificheremo: Egli deve regnare! (Madre Maria di Gesù).


Bisogna consolare Gesù; se molti rendono inutile il suo Sangue, molti lo raccolgano, e lo offrano; se molti l' insultano sulla Croce, molti lo bene­dicano e si lascino configgere al sacro legno; se molti lo bestemmiano, molti bacino le sue sacre piaghe; se molti lo tradiscono, molti si stringano attorno a Lui con una fedeltà a tutta prova e lo compensino delle ingiurie degli uni, delle resistenze degli altri, dell'odio del mondo e della freddezza del gran numero. Bisogna che un baluardo d'amore si drizzi tra l'adorabile Trinità, tra la Giustizia divina e il cumulo dei delitti degli uomini. (Madre Maria di Gesù).


Il nostro secolo ha bisogno di anime fortemente temprate, di profonde con­vinzioni e di generosi sacrifici. Nell'ora triste in cui le masse van perdendo la fede, bisogna che un credente ne valga mille; bisogna che Dio trovi nell'ar­dore dei pochi un giusto compenso all'indifferenza di molti; bisogna in­fine che l' apostasia della nazione sia espiata da vittime di scelta. Molti tra i migliori hanno il sentimento di que­sto dovere urgente e per soddisfarvi si ascrivono a qualcuna delle associa­zioni riparatrici, tanto in onore ai no­stri giorni. Però il dare il proprio no­me e il compiere alcune pratiche di pietà non basta; è lo spirito di ripa­razione che deve animare gli atti e la condotta di ogni giorno; anime si domandano e vite riparatrici. (Brètagne)


Lo spirito di riparazione è il più efficace e salutare per la perfezione delle anime nostre e per quelle dei nostri fratelli. Di fatto è impossibile che un'anima sia compresa di questo spirito, senza che perciò stesso si sen­ta mossa a detestare e fuggire il pec­cato, poichè come potrà essa pian­gere e riparare i peccati altrui, senza concepire un abborrimento sempre maggiore per i propri? Come potrà riflettere all'enorme delitto, alla cru­dele ingratitudine che si contiene nel peccato, senza detestarlo con tutte le sue forze? D'altra parte, questo stesso spirito di riparazione suggerirà i mezzi più opportuni e più efficaci per com­piere un vero apostolato in mezzo ai propri fratelli, per quanto le proprie forze e la propria vocazione lo con­sentano; mentre al contrario, senza di questo spirito, ogni opera di zelo e di apostolato languirebbe misera­mente e non conseguirebbe il suo intento. (Petazzi)


Oh, quanto sono care a Gesù Cri­sto le anime che si consacrano al culto della riparazione! esse formano pel suo Cuore degli oggetti di com­piacenza, in mezzo a tanti oggetti di orrore; Egli le guarda come anime che lo benedicono, lo consolano e fanno dolce e santa violenza alla sua misericordia. (P. Guillaume )


Fortunate le anime riparatrici nel giorno del giudizio. E' promessa una eterna ricompensa a coloro che a­vranno praticato la misericordia verso il loro prossimo, cioè verso Gesù Cristo nella persona dei miserabili; ben più fortunati però saranno coloro che avranno assistito nostro Signore stesso nel suo abbandono e nella sua tristezza. Egli dirà loro: Io era dimen­ticato, misconosciuto, maltrattato, e voi vi siete ricordate di me, mi avete con­fessato, invocato e glorificato dinanzi agli uomini; Io ero triste e voi mi a­vete consolato; ero irritato e mi avete calmato; ero un estraneo per tanti cuori, e voi mi avete spianata la via ed introdotto in essi; da altri cuori io ero mal servito, e voi me ne avete dato un compenso col vostro fervore; venite dunque, o benedette del mio Cuore; a me ora il consolarvi e il glorificarvi alla mia volta per tutta l' eternità. (P. Guillaume)


Io non credo che vi sia argine mi­gliore al male che allaga il mondo, che l' offerta dei nostri patimenti pel bene dei nostri fratelli: impossibile che sia rigettata dal Cuore di Cristo l' anima che piange e soffre perchè venga il suo regno. Ella esercita un potente apostolato e molte volte più che tutte le fatiche e le veglie dei predicatori e missionari, vale avanti gli occhi di Dio un amoroso olocau­sto, che somigli a quello del Figlio suo. (Contardo Ferrini)


Consolare il Cuore di Gesù! quale anima cristiana non esulta a questo pensiero? Tutti noi abbiamo sentito l'ambascia che significano queste pa­role: «Io ho cercato dei consolatori e non ne ho trovati». Questo lamento di Gesù, che si riferisce soprattutto ai dolori inesprimibili del Getsemani e del Calvario, che ci debbono essere sempre presenti al pensiero, al modo stesso che sono sempre presenti da­vanti a Dio nel sacrificio dell'agnello perpetuamente immolato, non è che troppo giustificato ai nostri giorni an­cora, dai tradimenti, dalle ingratitudini e dagli abbandoni di cui l'umanità si rende colpevole verso nostro Signore.


Sì, consoliamo il Cuore di Gesù, poichè Egli soffre nelle membra del suo corpo mistico, nel quale è assalito e come diminuito in quella comuni­cazione della sua vita divina, ch' Egli fa alle anime e che si chiama grazia.


Consoliamo il Cuore di Gesù, im­perocchè quantunque goda in Cielo la beatitudine essenziale con la visione di Dio, e sebbene i delitti dei pecca­tori non possano turbare la sua feli­cità, non è però meno vero che l'a­nima sua, colla delicatezza infinita della sua santità è ripiena d'orrore nella riprovazione, con cui odia il peccato; e poichè dipende dalle creature ag­giungere qualche cosa alla sua beati­tudine accidentale, essendochè tanti peccatori gliene rapiscono una parte sì notabile, ci stia a cuore, con un più generoso amore, consolarlo degli oltraggi d'empietà, come se Egli ne soffrisse realmente all'ora presente. (Suor Maria del Sacro Cuore)


Uniamoci tutti in un gemito co­mune sopra le ingiurie che Gesù ri­ceve ogni giorno e soprattutto nel­l'augusto Sacramento del suo amore!


Gemiamo sopra l'eresia e l'incredulità, che rifiutano di credere al mistero del­I' Eucaristia!...


Gemiamo sopra l'empia scelleraggine di quelli che portano una mano temeraria sopra l'Ospite divino del Tabernacolo, lo maltrattano e lo calpestano sotto i piedi, come non lo si farebbe di un pane volgare!...


Ge­miamo sopra l'ipocrisia e la malizia di coscienze insozzate, le quali con in­degne comunioni, lo ingoiano tramezzo alle loro ignominie, come nella pu­tredine di un sepolcro!...


Gemiamo sopra l' iniquità di quei sacrificatori che per debolezza o per corruzione immolano di quando in quando al­l'altare l'Agnello redentore colla spada di una parola macchiata e di un'anima disonorata dal peccato!


O Gesù! Gesù! Voi siete così dop­piamente Vittima sul vostro nuovo Calvario; vittima per una immolazione che non è se non il prolungamento di quella della Croce; e vittima ancora per i mali trattamenti che vi si fanno sopportare. Ah, fate che i nostri cuori si frangano come il vaso di alabastro della Maddalena, e spandano sopra i vostri piedi, ossia sopra il vostro Cor­po eucaristico, tutto quello che pos­sono contenere di dolori e di lacrime! Ne esali come un profumo di pietà filiale e di dolce consolazione, che vi imbalsami, facendovi obliare tutte le profanazioni e i disgusti onde siete abbeverato dai malfattori e dagli ingrati.


(Mons. Slantier, Vescovo di Nim, in occasione di un sacrilegio commesso in una parrocchia nel 1875).


Compiamo verso Gesù la missione compiuta dagli amici del Salvatore, mentre gli scribi, i farisei e quanti l'odiavano lo ricolmavano d'insulti e d'obbrobri. La Vergine SS. era là sulla via del Calvario e appiè della croce: ella amava e piangeva. S. Gio­vanni era là presso Anna e presso Caifa ed era pure sul Calvario: i pal­piti commossi del suo cuore erano una dolce consolazione per il cuore del buon Maestro, che ha veramente un cuore umano, tenero e sensibile come il nostro. La Maddalena, la Ve­ronica, le pie donne apportavano al Salvatore la loro delicata compassione. San Pietro cancellava con le lacrime più amare il triplice rinnegamento, sfuggito alla sua debolezza. Il buon ladrone opponeva la sua umile pietà alle ingiurie del suo malvagio com­pagno. Ecco i modelli: imitiamoli nella nostra fedeltà, nella nostra assiduità presso Gesù; le loro disposizioni, i loro sentimenti siano per noi l'esempio che dobbiamo riprodurre. (P. Dehon)


Il grande oratore cristiano Monta­lembert diceva che se gli fosse stato concesso di vivere al tempo del divin Salvatore e di scegliere il momento in cui avesse potuto trovarsi al suo fianco, non avrebbe scelto nè il Tabor nè l'Ascensione, ma l'ora in cui, col solo aiuto del Cireneo, saliva e im­porporava del suo sangue l' erta del Calvario. Noi viviamo in una di quelle ore in cui Gesù è odiato più violentemente e amato con più ardore. Stringiamoci a Lui, aiutiamolo, soste­niamo le anime che hanno bisogno di espiare e di riparare. (Dalla Pastorale collettiva dell'Episc. Belga 1911)


Consolare Gesù è un dovere impo­stoci dall'amore. Un figlio che non fa sue le pene, le contraddizioni, le ama­rezze del suo buon padre, non ha cuore di figlio... Ma molto più noi siamo figli del suo Cuore, figli cioè del suo amore e del suo dolore: figli prediletti tra mille, perchè eletti a pe­netrare negli stessi più intimi segreti del suo Cuore santissimo, a vivere in questo santuario adorabile... Come dunque potremmo essere indifferenti alle sue pene? (P. Petazzi)


Come potremmo noi rimanere in­sensibili dinanzi alle ferite di quel Cuore Divino e non sentirci infiam­mare di zelo per guadagnargli anime, estendendo il suo regno e procurargli omaggi, riparazione ed amore? Le­viamo adunque le mani e gli occhi verso quel Cuore così amante e così amabile, dal quale ci verrà la miseri­cordia e dal quale aspettiamo il soc­corso. Preghiamo, sacrifichiamoci e conserviamo una intera fiducia: poi­chè la sua misericordia e la sua com­passione sono pari alla misura della sua tenerezza e del suo amore. Que­sto Cuore sacratissimo non disprezza e non respinge i figli degli uomini. E teniamoci sicuri che se Gli saremo fedeli, non mancheremo di aiuto, se non quando Egli mancherà di po­tenza, come Egli stesso promise alla beata Margherita Alacoque. (Beata Maria Deluil-Martiny)


Bisogna consolare nostro Signore, che attende le nostre consolazioni e le riceve con gioia. Esprimetegli il vostro vivo desiderio che Egli sia tutto in tutti, non solamente Salvatore, ma Re assoluto e pacifico. Consolatelo della freddezza e disobbedienza di tanti suoi sudditi. Povero Gesù è co­me un vinto! In Cielo regna sugli Angeli e sui Santi ed è fedelmente obbedito; quaggiù no! Gli uomini suoi redenti e suoi figli, hanno pre­valso su di Lui, che più non regna negli stati cattolici. Facciamolo dun­que regnare in noi e lavoriamo a ri­condurre dappertutto il suo regno. (Beato Eymard)


Gesù vuol essere amato; Egli cerca dei cuori, Egli ha sete d'amore; ba­sterà dunque che lo amiamo per noi stessi? No, dobbiamo cercargli dei cuori, dobbiamo adoperarci in tutti i modi affinchè l' incendio del suo a­more divampi e si propaghi sempre più; sarà questo il più bel modo di testimoniargli il nostro amore. (P. Dehon)


Ah, se il nostro buon Maestro sta per ricevere cinquanta colpi di bastone, sforziamoci di diminuirne il numero e di risparmiargliene almeno qualcuno. Facciamo qualche cosa per riparare questi oltraggi, che vi sia almeno al­cuno che lo consoli in mezzo alle persecuzioni a cui è fatto segno e alle sofferenze da cui è amareggiato! (S. Vincenzo De Paoli)


L'amore è oltraggiato!... riparazione fratelli! Qual uso più bello potremo fare della nostra vita, quale migliore preparazione per l'eternità, che il por­tarci ai piedi di Gesù, per dirgli che noi lo amiamo; che ci sentiamo strap­pare il cuore dal petto alla vista di tante ingiurie eh' Egli riceve, che vo­gliamo essere tutti suoi? Quel giorno che trascorresse senza qualche atto di riparazione, fosse anche il giorno del­le maggiori occupazioni, ci produr­rebbe la sensazione di una giornata incompleta. Riparazione, dunque. Non è questa la nostra gioia e la nostra corona? (Faber)


La riparazione è figlia dell' amore; amiamo e ripareremo. (R Oldrà)


Non riparare equivale a non amare. (P. Terrien)


Chi non ama non è sensibile a ciò che offende l'amore; chi non ama non risente punto l'oltraggio che il pec­cato arreca a Dio, nè comprende le sante tristezze dell'amore, ferito dal­I' ingratitudine. Che Gesù Cristo re­gni sui cuori, o ch' Egli invece sia sconosciuto dai suoi, a lui poco im­porta ed è pronto a ritenere come immaginario l'intimo dolore delle a­nime, per cui Dio è tutto. Queste ani­me invece, così mal comprese dal mondo, oh, come si commuovono e vibrano per tutto quello che interessa la gloria di Dio! Perchè amano esse soffrono per tutto ciò che ferisce il loro unico amore. (Can. Brètagne)


I nostri peccati, ecco le spine acu­tissime che trapassarono il capo di Gesù. Nostro Signore domandava a S. Margherita Alacoque di strappargli queste spine dolorose, ma come fare? La Santa ce lo dice in due motti molto espressivi: Riparare amando e amare riparando. (P. Dehon)


« Noi vi consoleremo o Signore! » Come è bello, come è sublime questo grido dell'anima amante! Dev'essere tutto nostro! Dev' essere, per così dire, la nostra parola d'ordine, il nostro motto-programma, l'espressione di tutta la nostra vita. (P. Petazzi)


S. Maria Maddalena de' Pazzi un giorno corse al campanile e cominciò a suonare a distesa le campane del convento. Meravigliate e atterrite, le consorelle accorrono e, vistala, gliene domandano il perchè e Maddalena ri­sponde: Chiamo gli abitanti della città ad amare il nostro buon Gesù, l'A­more non è amato, l'Amore non è amato!... Oh campane, campane di tutto il mondo, spargete all' intorno i vostri rintocchi e a chi chiederà il motivo di quel suono di mestizia ripetete l'Amore non è amato, l'Amore non è amato!...


 


PARTE SECONDA


 


DODICI ORE SANTE



ORA SANTA_1


Sacerdote Giuseppe Muzzatti. Anno 1933.


Preghiera preparatoria all'Ora Santa


O Misericordiosissimo Signore, ec­coci prostrati ai vostri piedi, per ri­spondere all'invito, che Voi indirizza­vate agli Apostoli: « Vegliate con me », ed ancora per non sentire questo dolce rimprovero: « Non avete potuto vegliare un'ora con me ». Infondete, o Signore, nei nostri cuori un grande odio al peccato, cagione della vostra agonia, ed un grande amore per Voi, o Signore, che ci a­vete tanto amato, da rivestirvi delle nostre iniquità per render soddisfazione al Padre Celeste colle sofferenze della vostra umanità e per riconciliarsi con Lui.


E Voi, o Madre dolorosissima, per quelle angosce, che affliggevano il vostro cuore, mentre il vostro Figlio Gesù nell'orto degli ulivi cominciava a sentire la noia e la tristezza, ottene­teci la grazia di pregare con Voi, af­finché, condividendo i vostri dolori e quelli del vostro Figlio, meritiamo di conseguire il frutto consolante della sua Passione. Così sia.


 


PENSIERO.


Mistero dei Getse­mani!


Oh! come l'anima riparatrice sa vederlo e contemplarlo nel Mistero dell'Altare e del Tabernacolo!


Essa penetra nel Cuore di Gesù-O­stia e vi trova il Cuore del divino A­gonizzante del Getsemani...: vi trova tutto il mistero della sua tristezza mortale, tutto il mistero del suo inef­fabile abbandono, tutto il mistero del Divin Maestro tradito da un « ami­co »... Onde, nel trasporto della più viva compassione, a Lui si unisce nella oblazione di se stessa, a Lui offre il suo cuore, affinchè vi trovi riposo e gioia come in un tabernacolo d'amore...


 


ELEVAZIONE


Mio diletto Gesù! nell'accostarmi al tuo Tabernacolo, sento che il tuo Cuore mi attende... Mi attende per ripe­termi le divine parole e le divine pro­messe del Cenacolo... Per comunicar­mi le tue grazie d'amore, per attirarmi all'intima unione della tua Vita Euca­ristica, fino alla Comunione...


Ma sento pure che mi attende per dirmi ancora le sue pene e le sue tri­stezze... Ancora, o Gesù ?... Nuove tristezze, dopo aver veduto sedere a mensa con Te il traditore?... Ah, sì, Dopo le tristezze del Cenacolo, quelle del Getsemani!...


Avevi mostrato nel Cenacolo l'ec­cesso del tuo amore nel dono dell'Eu­caristia: dello stesso amore dovevi ancor dare tutte le prove nello spa­simo infinito del Cuore e della carne... Di quel sangue stesso che avevi fatto bere misteriosamente ai Discepoli nel Cenacolo, dovevi imporporare il ter­reno del Monte Oliveto nell'agonia del Getsemani... Colui che aveva pro­fanato il Cenacolo, doveva consumare il suo delitto al Getsemani...


E così, dal Cenacolo passasti al Getsemani !


E così ora il tuo Cuore mi attende per dirmi le pene del Getsemani e per avere le umili consolazioni di un cuore che vorrebbe vivere solo per amarti e per immolarsi per Te...


Ed è presso il Tabernacolo che mi attende, perchè dal Cenacolo si va al Getsemani...: Getsemani di ieri, Get­semani di oggi!...


Dal Cenacolo al Getsemani!... Niente di così dolorosamente e di così amo­rosamente legato nella tua vita, o Gesù!...


E così pure l'Altare è divenuto il tuo nuovo e perenne Getsemani della tua vita Eucaristica!


Lo stesso mistero del Getsemani circonda ed avvolge l'Altare e il Ta­bernacolo: mistero di tristezza mor­tale, di sommo abbandono del tuo Cuore, di lagrimevoli tradimenti di « amici »!


Ah! mio diletto Signore! voglio capire e dividere le tue tristezze... voglio essere con Te nei tuoi abban­doni... voglio amarti con amore fede­lissimo per chi Ti tradisce!...


In questa « ora » Tu « mi prendi con Te, » come i tre prediletti discepoli al Getsemani... mi prendi quasi in di­sparte, per avermi vicino, vicino al tuo Cuore...; e mi separi non solo « dalla folla », ma mi scegli anche tra anime a Te care, come scegliesti i « tre » fra i discepoli che amavi tutti.


Deh! ch' io sappia corrispondere alle aspettative del tuo Cuore...


 


1. Mistero di tristezza mortale!


Il Getsemani e il Tabernacolo.


Io Ti contemplo, Gesù, in quella triste notte del Getsemani, prostrato nella orazione e nello spasimo del cuore... sotto la infinita pressione del peccato da riparare e dell' ira tremen­da ed inesorabile del Padre da pla­care... tra le visioni della imminente Passione, con tutto lo scempio che sarà fatto di Te... tra i fremiti della tua Anima per la inutilità della effu­sione del tuo sangue per tanta parte dell'umanità...


Sento la tua Anima - nella mestizia, nel tedio, nella paura, nella tristezza mortale - elevare tre volte al Padre il suo grido supremo: Padre! Se è pos­sibile, passi da me questo calice! – e sento insieme tre volte la voce della « Vittima » che vuole! vuole! vuole la immolazione per cui è venuta nel mondo: Però, Padre, non si faccia la mia, ma la tua volontà. In questa lotta è la tua « agonia » e Tu cadi per terra e un sudore mi­sterioso ti ricopre tutto...: sudore d'a­gonia?... Ahimè! ben più: sudore di sangue! e le gocce forman rivi che scorrono per terra...


E un Angelo è là a confortarti!... Quest'angelo, Gesù, Tu vuoi che sia pur io presso il Tabernacolo delle tue agonie, e aspetti da me i deside­rati conforti!


Ah! Tu sei ancor oggi il nostro Divino Agonizzante...


Senza distrarre il mio cuore dal Getsemani di Palestina, io Ti ricerco, Gesù, nel chiuso Tabernacolo, tra i veli della Divina Ostia, e vi ritrovo il tuo Cuore e insieme il peccato che lo circonda, lo preme, lo penetra, lo trafigge: ritrovo dunque il Getsemani con la sua agonia, con la sua mortale tristezza...


Da parte degli uomini, o Gesù, non sono mai cessate le cause di quella tua mortale tristezza! Sempre davanti alla tua Anima è la visione della mas­sa infinita dei peccati che si sono moltiplicati e continuamente si molti­plicano sulla terra! Sempre grandis­simo è il numero delle anime che vanno in perdizione, nonostante la tua dolorosa Passione e la tua Morte di Croce! nonostante le grazie infi­nite derivate dal tuo Cuore su tutta l'umanità!


Onde nel Mistero Eucaristico Tu sembri, o diletto Gesù, avere ancora l'anima tutta invasa da ineffabile tri­stezza e penetrata da profonda me­stizia... e dirlo penosamente alle anime che sanno ascoltare la tua voce: L'a­nima mia è triste sino alla morte.... e tenerti davanti al Padre tuo, come al Getsemani, prostrato nella mistica u­miliazione della tua Sacra Umanità, tutto cosparso del tuo Sangue Euca­ristico, pregando incessantemente pei peccatori, e per essi offrendoti Vittima perenne alla volontà del Padre!


Oh ! come il mistero del Getsemani, o Gesù, è il mistero di tutti i secoli!... E' il mistero di oggi!... E quanto io stesso ho contribuito a renderlo dolorosamente presente al tuo Cuore!... Donami, o Gesù-Ostia, particolar­mente quando sono ai tuoi piedi, di essere penetrato di questa verità così triste, affinchè possa aver parte a quella divina contrizione che per me ebbe il tuo Cuore al Getsemani, e mi sappia sacrificare ed immolare alla Divina Volontà, con Te amorosamente!


 


Il « gemito » e il « fiat » dell' anima.


Dei re della terra, o Gesù, si è po­tuto scrivere questa parola: « Quando il re sospira, tutto il mondo geme »! Oh Quali non dovrebbero essere i gemiti del mondo, quando sospira il suo Re d'Amore?!... Ma - ahimè! - il mondo non ode, non conosce, non può ca­pire i tuoi sospiri e i gemiti tuoi, o Gesù, nelle misteriose tristezze del Ta­bernacolo!... E tra le anime cristiane?... Le cure e gli affanni della vita, l'e­goismo e la sensualità, le rendono in grande, maggioranza incapaci di percepire le voci della tua Anima... E' solo il piccolo numero che sa accostarsi al tuo Cuore e udirne i sospiri e farvi eco gemendo.


Deh! che in questo piccolo numero sia pur io, Gesù, che bramo offrirti conforti con tutti i sentimenti del mio cuore, come in tutti i moti del mio animo e in tutte le azioni della mia vita!


Sì, mio agonizzante Signore! non soli gemiti e sospiri del cuore voglio darti a piè del Tabernacolo, nè sole lagrime, che spesso non sono che la povera nostra « acqua torbida »....


ma voglio offrirti i gemiti della mia natura nelle reali immolazioni della vita, e non di solo affetto a piè degli Altari... Così il tuo « fiat » del Getse­mani e del Tabernacolo troverà - con la tua grazia - un'eco reale nell'ani­ma mia, ripetendolo nelle piccole a­gonie del mio cuore e della mia na­tura... offrendomi ogni volta per Te, per le anime, a gloria del Padre!


Quale gioia sarà per il tuo Cuore, o Gesù, se avrò così reso « utile » il tuo Sangue a qualche anima per cui agonizzasti al Getsemani e agonizzi nei Tabernacoli!...


Oh mistero del Getsemani! Conce­dimi, o Gesù, di comprenderlo più intimamente, e di parteciparvi, di vi­verlo, con più sincero amore! - Amen.


 


2. Mistero di abbandono.


Ma ciò che più sensibilmente ferisce il mio cuore, o Gesù, nel contemplarti nel mistero del Getsemani, è l'univer­sale abbandono, e l'estrema e spaven­tevole solitudine in cui fu allora la­sciata la tua Santa Umanità!


In quelle ore di suprema amarezza e di ineffabili sofferenze, che furono il più grande martirio del tuo Cuore, e che oppressero la tua Umanità fino ad un'Agonia di sangue... non un sol cuore fu con Te, o Gesù...


Neppure fra i più intimi - gli Apo­stoli - che conoscevano imminente il tradimento... e sapevano esser fra di essi il traditore!... Neppure il cuore di Giovanni - il prediletto! - che sa­peva perfino « chi » ti avrebbe tradi­to!... Ed avevi pur loro fatto quasi sentire in Te il bisogno della loro compagnia, il bisogno di saperli con Te: Trattenetevi qui, finchè vado più in là a pregare... Anzi ne avevi presi tre con Te - Pietro, Giacomo e Giovanni - perchè ti fossero più vi­cini!... E a questi avevi anche mani­festata la pena mortale che ti afflig­geva: L'anima mia è triste fino alla morte!... aggiungendo: Restate qui e vegliate con me!


Ah! Tu sentivi il bisogno di trovare in loro un conforto!... Ma lo cercasti invano per ben tre volte... I tuoi più intimi, i preferiti, «dormi­vano »!... Non seppero vegliare una sola ora con Te!... e ai tuoi miti la­menti, non sapevano che cosa rispon­derti...


Tu agonizzavi, o Gesù! e tutto il tuo corpo si coprì di sangue fino ad inzupparne la terra... Ma essi dormi­vano!...


Il Padre tuo ebbe compassione di Te, e mandò un Angelo dal Cielo per confortarti! Ma essi dormivano.....


Ma ecco venire il momento supre­mo. Giuda è là: e con un bacio ti consegna nelle mani dei peccatori! Che faranno gli Apostoli, stanchi e terrorizzati?.... Avranno, sì, un mo­mento di zelo impulsivo per cui vor­rebbero difenderti con la spada...; ma infine, al vederti trascinare come un malfattore dai giudici, tutti ti abban­donano e fuggono: tutti!...


Oh! mistero di Getsemani! mistero di totale abbandono!...


E non è pur questo il doloroso mi­stero che avvolge la tua Vita Eucari­stica, o Gesù?... Vi son forse poche persone così dimenticate ed abban­donate quanto lo sei Tu, o Gesù-O­stia, in tanti Tabernacoli della terra!...


Nel tuo Cuore è l'agonia del Get­semani...: ma intorno a Te è l'oblio e il sonno della indifferenza!...


Tu cerchi ed aspetti dei cuori che entrino a far parte della tua tristezza..... ma quante volte, o Gesù, non ve n'è pur uno!... Tu cerchi dei consolatori... ma quante volte non ne trovi... e non ti si dà che solitudine, abbandono, in­differenza!


Presso quanti Tabernacoli, Gesù, non vi sono che gli Angeli per con­fortarti, come al Getsemani!... Ma i tuoi intimi, anche i preferiti... sono assenti o indifferenti!...


Sì, o Gesù! Quello che più ferisce il tuo Cuore ed il cuore di coloro che ti amano, non è l'assenza e l'indifferenza delle infinite anime che poco o malamente ti conoscono, ma di gran parte di quelle che per tanti titoli han­no le apparenze di esserti più fami­liari e più intime! Queste anime Tu sembri additarmi nello sconforto del tuo Cuore: così come il mistero dei Getsemani mi fa particolarmente pen­sare all'abbandono da Te subìto da parte dei tuoi amati Apostoli...


Oh! certamente, ripensando alle ore del Getsemani, io devo domandarmi dov' erano tutti gli altri discepoli!... dove le innumerevoli anime da Te divinamente soccorse, anche con mi­racoli!... dove le turbe che in altri giorni ti avevano seguito financo di­giune per non separarsi da Te!... Ma quello che più profondamente impres­siona e addolora si è il vedere gli A­postoli diletti - poco prima nutriti del tuo Corpo e del tuo Sangue al Cena­colo... consci del pericolo che ti so­vrasta col tradimento imminente... con­sci delle pene del tuo Cuore... - dor­mire: mentre Tu agonizzi! e fuggir tutti: mentre il loro Maestro, per tra­dimento di uno di essi, è dato nelle mani dei suoi nemici!...


E così è nella tua vita Eucaristica, o Gesù! Si cercherà invano ai tuoi piedi quella massa di cristiani che sono talmente presi dalle cure terrene da non sembrar nati che per la ter­ra...: dimentichi, indifferenti, perfino ignari (oh! ce ne sono!...) della tua presenza sacramentale!... e come que­sto addolora ineffabilmente il tuo Cuo­re, o Cesù! e come brucia l'animo dei tuoi veri amici! Ma l'abbandono che ti viene da anime che diconsi devote, da cristiani praticanti, da cuori per tanti titoli a Te più cari... oh! è tal cosa da farne lagrimare gli An­geli!...


Quante categorie di queste anime si presentano al mio spirito!... e vorrei non esservi compreso anch' io nei tri­sti ricordi del mio passato o nelle mie freddezze presenti...


 


L'anima fedele.


O mio abbandonato Gesù!... O Di­vino Agonizzante del Tabernacolo... Tu sei proprio divenuto come straniero ai tuoi fratelli e ignoto ai figli della tua Chiesa! Onde una voce miste­riosa sembra partirsi insistente dal fondo del Tabernacolo, e ricercare ogni cuore attento e sinceramente a Te a­mico, e ripetergli questo doloroso la­mento: « Sono lungi da me i miei fratelli, e i miei familiari si son ritirati da me quasi fossero estranei! I miei parenti mi han lasciato in abbandono, e chiunque mi conosceva si è scor­dato di me! Quegli stessi che abitano nella mia casa mi han riguardato co­me uomo non più veduto... E gli amici più cari mi han voltato le spalle!...»


Oh! come queste parole penetrano il mio cuore, o Gesù!... E qual desi­derio creano in me di starsene amo­rosamente a piè del tuo Tabernacolo, di dove Tu sembri dirmi con dolce insistenza, come agli Apostoli: Trat­tieniti qui, e veglia con me!...


E come Tu hai voluto che le ani­me santificassero un'ora della notte in memoria dei tuoi abbandoni e delle tue agonie del Getsemani, così inten­derò io onorare le mistiche agonie del tuo Cuore Eucaristico ogni volta che mi sarà dato di « vegliare un'ora con Te », o di passare sia pure un minuto ai tuoi piedi!


Come a Pietro, come a Giacomo, come a Giovanni, Tu non cessi ancor oggi, o Gesù, di aprire il tuo Cuore ad ogni cuore amico e ripetergli do­lorosamente: L'anima mia è triste fino alla morte. ..


Ed io, Gesù, racchiudendo nel mio cuore queste tue divine confidenze, sì! voglio amorosamente conoscere, compatire, e dividere teco le tue ama­rezze...: ed offrirti così un piccolo compenso per l'abbandono che Tu soffri dalla più gran parte dei cuori cristiani, e particolarmente da tanti che pur sono gl' intimi tuoi... gli amici tuoi!...


E se il dovere non mi permetterà di passare che brevi momenti a piè del Tabernacolo, anche di lontano il mio cuore sarà sempre egualmente con Te, o mio derelitto Signore: così com'era con Te di lontano il Cuore di Maria che, secondo i divini dise­gni, non doveva trovarsi presente alle tue agonie del Getsemani..., come non furono presenti le Pie Donne, che pure ti avevano seguito dovunque, e che con la tua Santa Madre ti seguirono poi fino alla Croce!


A piè del Tabernacolo, o dovunque io sia, o Gesù, voglio amarti così che Tu possa riguardare il mio cuore co­me un tabernacolo di amore, in cui ogni tua tristezza possa Tu sentire trasmutarsi in gioia!... - Così sia !


 


Comunione d’amore


O mio tradito Signore, che dal Get­semani passasti nelle mani de' tuoi nemici, degli iniqui, dei crocifissori; che nella tua vita Eucaristica non cessi dallo sperimentare infamie a volte an­che peggiori, e che forse in questa stessa ora ti vedi minacciato da cuori di traditori e di nemici... deh! permet­timi di offrirti nell'anima mia un asilo di liberazione! Vieni, o Gesù, chè voglio abbracciarti e stringerti a me con dolci catene d'amore! voglio farti sentire palpiti di un cuore di amico! voglio coprirti di baci d'amore per ogni cuore che non ti ama, per ogni finzione d'amicizia, per ogni bacio che ti tradisce! voglio essere tua difesa e tua consolazione in memoria della tua Passione di sangue ed in tutta la tua mistica passione Eucaristica! voglio innalzarti nel mio cuore un trono di gloria e di amore, in luogo del trono d'ignominia che t'innalzò l'odio sul Calvario e che non cessano di offrirti ancora oggi nel Tabernacolo i pec­catori...


Deh! appaga, o Gesù, le brame di questa mia comunione d'amore! ap­pagale più perfettamente nella mia prossima Comunione Eucaristica, in cui Ti riceverò sostanzialmente in me, o Divina Ostia del Tabernacolo, o Divina Vittima del Getsemani! Amen !


(Dall'ottimo libro: L'animo - Ostia del Sac. Q. Perrone vol. 2, p. III, n. 35 edito dalla L.I.C.E. di Torino).


 


ORA SANTA_2


Sacerdote Giuseppe Muzzatti. Anno 1933


Preghiera preparatoria all'Ora Santa


O Misericordiosissimo Signore, ec­coci prostrati ai vostri piedi, per ri­spondere all'invito, che Voi indirizza­vate agli Apostoli: « Vegliate con me », ed ancora per non sentire questo dolce rimprovero: « Non avete potuto vegliare un'ora con me ». Infondete, o Signore, nei nostri cuori un grande odio al peccato, cagione della vostra agonia, ed un grande amore per Voi, o Signore, che ci a­vete tanto amato, da rivestirvi delle nostre iniquità per render soddisfazione al Padre Celeste colle sofferenze della vostra umanità e per riconciliarsi con Lui.


E Voi, o Madre dolorosissima, per quelle angosce, che affliggevano il vostro cuore, mentre il vostro Figlio Gesù nell'orto degli ulivi cominciava a sentire la noia e la tristezza, ottene­teci la grazia di pregare con Voi, af­finché, condividendo i vostri dolori e quelli del vostro Figlio, meritiamo di conseguire il frutto consolante della sua Passione. Così sia.


 


Preparazione


Raccogliamoci in silenzio interiore, abbandoniamo le nostre preoccupa­zioni e dimentichiamo le creature stiamo per parlar con Gesù.


Egli è Dio, è dovunque, è qui prostriamoci davanti a Lui, adoriamolo nel mistero della sua immensità e della nostra piccolezza, della sua infinita santità e della nostra assoluta miseria. Per essere a Lui accetti umiliamoci dei nostri peccati, domandiamogli per­dono e recitiamo, dall'intimo del cuore, l'atto di contrizione:


Atto di dolore Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propon­go col tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdo­nami.


Egli è Dio, è l'eterno, non subisce la successione del tempo e se, secondo il nostro modo di ragionare, venne quaggiù ad epoca determinata, come uomo, vedeva però davanti a Sè, co­me Dio, il passato, il presente e l'av­venire. Egli ha visto nel giardino degli Ulivi tutti gli uomini, ha numerato ad uno ad uno i loro peccati e ne senti­va il peso e la vergogna: Egli viveva il momento attuale nel quale noi vi­viamo e scorgeva tutto ciò che noi pensiamo, amiamo e vogliamo.


Egli è Dio immutabile: possiamo quindi, con la fede, rivivere con Lui la scena sinistra e terribile del giovedì santo e, per fissare la nostra imma­ginazione ed orientare le nostre intime visioni nell'ora che vogliamo passare con Gesù sofferente, sarà bene rico­struire il fatto riassumendo quello che dicono gli Evangelisti.


Dopo la Cena Pasquale, dopo aver istituito 1' Eucaristia ed il Sacerdozio, il divin Maestro s'inoltrò nella notte, (erano le nove e la luna non era an­cor sorta) accompagnato dagli Undici e si diresse verso il torrente Cedron ch' Egli attraversò, seguendo poi la riva sinistra del torrente verso la valle fino al Monte degli Ulivi ove, ai piedi del versante occidentale, v' era un giardino chiamato Getsemani. Spesso Gesù vi andava, al tramonto del sole, per pregarvi co' suoi discepoli.


Il luogo era raccolto e triste, austero e religioso.


Il Maestro prediligeva quel luogo solitario: colà volle pregare un'ultima volta ed essere schiacciato dal dolore come il frutto dell' olivo sotto il fran­toio. Egli entrò cogli Undici nell'Orto ed, al limitare di esso, disse ai suoi «Fermatevi qui mentre io andrò a pregare ». E condusse seco Pietro, Giacomo e Giovanni : allontanatosi con essi alla distanza di un trar di pietra cominciò a rattristarsi ed a sen­tirsi preso da spavento e d'angoscia. « L'anima mia è triste fino alla mor­te » disse loro, « restate qui e vegliate meco ».


S'avanzò qualche passo e cadde in ginocchio, col volto a terra: i tre di­scepoli lo sentivano pregare: « Padre se è possibile, allontanate da me que­sto Calice: però, non come io voglio, ma come volete Voi! ».


Ritornò dai discepoli e li trovò as­sonnati: « Simone - disse rivolgendosi a Pietro, « dormi? Non hai potuto vegliare un' ora con me ? ».


L'Apostolo che, testè, si diceva pronto a morire per Gesù, ora dor­miva; il Salvatore gli rimproverò dol­cemente la sua debolezza ed aggiunse: « Vegliate e pregate perchè non en­triate in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è inferma ». Parola pro­fonda all'indirizzo degli Undici, i quali, con lo spirito e la volontà, non esitano a seguire il Maestro fino alla morte, ma, sotto il peso della materia che ag­grava l'anima piegano e soccombono.


Gesù s'allontanò una seconda volta. Egli supplicava : « Padre, se questo Calice non può passare senza che io lo beva, sia fatta la vostra volontà! ».


Ritornò dagli Apostoli e li trovò appesantiti nel sonno sì che gli rispo­sero parole incoerenti.


Li lasciò di nuovo e pregò una terza volta « Padre, se lo volete, al­lontanate da me questo calice: però sia fatta la vostra volontà e non la mia! ».


Allora un angelo del cielo gli ap­parve per confortarlo.


Accasciato ed agonizzante, raddop­piava le suppliche, mentre un sudore di sangue gli scorreva lungo la per­sona fino a terra.


Dopo questa preghiera ritornò una terza volta dagli Apostoli e, trovandoli ancora addormentati, disse con accento triste : « Voi dormite ancora : ebbene, dormite pure e riposatevi ».


Questo è il racconto autentico dell'agonia di Gesù al Getsemani, se­condo il Vangelo.


Non lasciamoci intorpidire dal son­no, non abbandoniamoci al riposo, ma contempliamo lungamente il nostro Salvatore accompagnandolo nella sua triplice preghiera e mirando il suo Cuore straziato sotto il peso della tristezza e dell'angoscia; inginocchia­moci con la fronte nella polvere vicino a Lui, mentre suda sangue, uniamoci all'Angelo che lo conforta e preghia­mo S. Margherita Maria di prestarci i suoi sentimenti generosi e delicati on­de consolare il divino Agonizzante durante questa Ora Santa.


Sopratutto invochiamo 1' assistenza della Vergine Santissima, Regina dei martiri che, col cuore, si trovava nel giardino degli Ulivi, come attualmente vi siamo noi, ma il suo amore era così ardente da trasportare anche la sua anima laggiù; grazia che doman­deremo anche per noi ripetendo tre volte con fervore Santa Madre deh! Voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.


Sforziamoci oltre d'approfondire" l'intelligenza e angosce del Divino Agonizzante e a compassione che a Lui possono tributare le anime nostre.


 


I dolori del Divino Agonizzante


La intelligenza dei dolori di Gesù trova la sua espressione più vera ed efficace nelle parole che il Salvatore rivolse alla sua confidente di Paray-le­Monial. Eccole testualmente in un brano della vita della Santa: Medi­tavo un giorno attentamente l'unico oggetto del mio amore al Giardino degli Ulivi, immerso in una indicibile tristezza, in un dolore tutto amore e, sentendomi ispirata di partecipare alla sua dolorosa angoscia, raccolsi le sue divine confidenze: « Fu qui che io ho sofferto intimamente più che in tutto il resto della Passione trovandomi in un totale abbandono da parte del cielo e della terra e schiacciato sotto il peso di tutti i peccati degli uomini.


Sono apparso davanti alla santità di Dio che, senza badare alla mia in­nocenza, mi ha colpito nel suo furore, facendomi bere il calice che conteneva il fiele e 1' amarezza, della sua giusta collera, come se avesse dimenticato il nome di Padre per sacrificarmi al suo sdegno. Nessuno potrà mai capire la grandezza dei tormenti che soffersi allora : essi adombrano il dolore che l'anima colpevole proverà quando, apparendo al tribunale della santità divina, sarà colpita, oppressa, inabis­sata dalla sua giusta collera ».


Qual tremenda parola : « Fu nel giardino degli Ulivi che io soffersi di più ».


Gesù non esagera in nulla, Egli non sfida il dolore insultando coloro che glielo procurano, non proclama che il patire è parola vana : sa cos' è in realtà ed accettandolo in misura senza misura, si mostra accasciato, ed insiste nel suo pensiero: « Nessuna creatura potrà mai capire quanto io ho sofferto allora ! ».


L'impotenza di capire coloro che amiamo è un supplizio. Seguendo le leggi di natura che esercitano su noi tanto impero, siamo più inclinati a compatire i dolori corporali perchè sono più accessibili ai nostri sensi purtroppo spesso i dolori intimi ci sfuggono... eppure quanti spasimi in­terni, quanti strazi, quante angosce, quanti supplizi segreti sono più co­centi dei mali esterni e visibili ! Per capire, per compatire non basta sa­pere, bisogna esperimentare 1' agonia del cuore.


Tuttavia se abbiamo seriamente ed attivamente seguito il Salvatore nel giardino degli Ulivi, possiamo intuire e condividere le angosce che affan­nano il suo Cuore divino.


II Divin Padre lo schianta coi ful­mini del sue minacce e de' suoi ca­stighi ed Egli sen giace come povera canna spezzata dall'uragano. Gli uo­mini lo colpiscono col loro odio: op­presso dai loro peccati soccombe sotto il peso della vergogna e si trova ri­dotto quasi «verme della terra schiac­ciato sotto il piede del viandante ». Infine le creature tutte l'abbandonano, nessuno si preoccupa di lui : i suoi amici lo dimenticano, un apostolo lo tradisce ed Egli è invero « l'obbrorio de­gli uomini e l'abbiezione del popolo ».


La sua stessa anima non gli serba che tormento, rimorso e strazio fa­cendogli sentire alcun che di quel tremendo cordoglio che colpirà l'a­nima riprovata quando verrà colpita dal furore d'un Dio vendicatore !


Il quadro è terribile e dolorosamente vero. Ah! le nostre anime devono al­fine sentirsi vinte e commosse davanti al povero Gesù steso a terra, agoniz­zante in quella notte terribile, per a­mor del Padre, al quale vuol restituire la gloria che il peccato gli tolse, per amor degli uomini che vuol redenti e salvi !


Il suo Cuore è spezzato, quel Cuore divino che è un capolavoro di deli­catezza, di bontà, di tenerezza infinita, quel Cuore che, nel corso della sua vita mortale, ha diffuso su tutti te­sori d' incoraggiamento; di perdono, di generosità infinite fino agli eccessi dell' Eucaristia, la quale rappresenta l'ultimo limite dell'amore. « Amò sino alla fine », disse San Giovanni; fin dove era possibile a Dio di amare a traverso il cuore dell' Uomo Dio.


I dolori immani di questo Cuore ci dicono con eloquenza le responsabilità terribili dei peccati di cuore che pe­sano sulle bilance eterne in modo af­fatto distinto perchè, se 1' uomo col cuore può fare un gran bene, egli, col cuore, può fare un gran male.


Pensiamo ai nostri peccati personali, umiliamoci e, con l'accento ispirato di S. Alfonso de' Liguori, ripetiamo con fede: « Oh mio amoroso Gesù! in questo giardino non vedo nè fla­gelli, nè chiodi, nè spine: come mai siete asperso di sangue da capo a piedi? Ah ! questo sangue spremettero dal vostro Divin Cuore, come duro torchio, i miei peccati ! Anch'io dun­que mi unii ai vostri carnefici per farvi soffrire più crudelmente... Se io avessi meno peccato, Voi avreste meno sof­ferto; ogni mia colpa trovò un dolo­roso riscontro in maggior patire per Voi. Perchè non muoio di pura an­goscia pel dolore d'aver ricambiato il vostro amore infinito con un calice di tristezza e di pena, d'aver inveito crudelmente contro un Cuore così a­mabile e così amante?


Mio Gesù, ormai non ho altra ri­sorsa che il pentimento, ma questa almeno voglio, con sincerità di dolore, tramutare in consolazione pel vostro Cuore divino. Perdono di tanti peccati! Me ne pento dall'intimo dell'anima perchè offesa vostra, tradimento del vostro Cuore e cagione di tante vostre angosce : datemi una contrizione così vitale e sentita che mi faccia piangere fino all'ultimo respiro, o mio Dio, mio amore, mio tutto! ».


 


II. La compassione delle nostre Anime


Il Salvatore Gesù che si degnò det­tare, per così dire, il metodo dell'Ora santa a Santa Margherita Maria, sarà nostra guida e modello in questi pre­ziosi momenti.


Ascoltiamo il primo consiglio: «Egli mi disse che tutte le notti dal giovedì al venerdì dovevo levarmi all'ora in­dicata per recitare cinque Pater, Ave, Gloria, prostrata con la faccia per terra, e cinque atti d'adorazione già inse­gnatimi dalla sua bontà per tributargli omaggi riparatori in ricambio dell' e­strema angoscia sofferta nella notte della Passione. Obbediamo noi pure al divin desiderio ed umilmente pro­strati recitiamo con vera contrizione cinque Aater, Ave e Gloria.


Ascoltiamo ora anche il secondo consiglio più specificato del primo «Tutte le notti dal Giovedì al Venerdì ti farò partecipare alla tristezza mor­tale che soffersi nel Getsemani e sarai tu pure ridotta, senza che tu possa capire come, ad una specie d' agonia peggiore della morte. Ti leverai fra le undici e mezzanotte per accompa­gnarmi nell'umile preghiera che, in mezzo alle più crudeli angosce, pre­sentai al Padre e, prostrata con la faccia a terra per un'ora, placherai la collera divina implorando misericordia per i poveri peccatori ed addolcendo 1' amarezza che mi procurò 1' abban­dono degli Apostoli ai quali dovetti rimproverare di non aver saputo ve­gliare meco neppur un'ora : durante quest' ora farai quello che io ti dirò.


 


1° Fine dell'Ora Santa. - Gesù ha promesso un dono, un privilegio e cioè la partecipazione alla sua mortale tristezza : per un' anima della tempra di S. Margherita Maria la pienezza di questo dono fu terribile perchè ne ri­sultò un'agonia peggiore della morte. Noi non meritiamo tale privilegio per noi basta eccitarci a vero dolore di contrizione per i peccati nostri e per quelli degli altri : siamo poveri miserabili: è giusto che il nostro a­more abbia radice in un dolore intimo, verace e profondo d'aver offeso tante volte Gesù, d'aver tante volte « contri­stato lo Spirito Santo ». Come S. Paolo cerchiamo di portar sempre in cuore questo sentimento di pena per il pec­cato, per il male di Dio: la nostra vita risalterà più seria e raccolta, meno portata alla gioia frivola ed al riso frequente ed inconsiderato.


Vicino a Gesù umiliato, immolato, silenzioso e sfinito sotto il peso della desolazione, pentiamoci, spezziamo i nostri cuori. Scindite corda vestra, promettiamo di farla finita una buona volta con la dissipazione che paralizza le migliori energie, con la leggerezza che indebolisce il carattere, con 1' ir­riflessione che diminuisce lo spirito di fede. Siamo raccolti, seri, forti, de­cisi a praticare il consiglio dell' Imi­tazione : « Se vuoi salvarti conservati nel santo timor di Dio... Come si può foleggiare spensieratamente pensando che la vita è un esilio pericoloso e che ad ogni momento si può arrischiare l'eternità? Ahimè! Spesso ridiamo co­me insensati ed avremmo ben serie ra­gioni di piangere ! ».


Uniti, dunque, quanto è possibile alla nostra debolezza ed inguaribile freddezza, al dolore di Gesù, racco­gliamo le sue precise richieste e cioè che s'implori la misericordia divina per i peccatori e che lo si consoli per l'amaro abbandono degli Apostoli.


O mio Dio, quale mansione sublime, ma come delicata!


 


2° Fine dell'Ora Santa. - Implorare per i peccatori ! Ah ! quanto sono grandi, inesorabili le esigenze della giustizia eterna di fronte al peccato! Per capirle guardiamo quest'adorabile Agonizzante che trema davanti al Ca­lice perchè, espiando come uomo, ac­cetta e subisce le ripugnanze umane, le invincibili ritrosie dell'uomo che, per istinto, non vuole nè patire, nè morire. Sul suo povero Cuore infranto gravitano due formidabili possibilità da una parte il Calvario col lugubre corteo di spasimi atroci, dall'altra a dannazione del genere umano sap­piamo qual fu la scelta in uniformità al divin beneplacito. Come Gesù e con la grazia di Gesù gettiamoci nelle braccia della Volontà di Dio che pro­porziona e misura la Croce aspettando la nostra debolezza : espiamo, ripa­riamo, suppliamo alle altrui deficienze, decidiamoci una buona volta a vivere un programma di vita fortemente e saldamente cristiana: rinunce ai ca­pricci d'una volgarità ribelle, distacco di cuore, mortificazione di corpo ecco il vero modo di levare efficace­mente le mani al cielo e di esclamare con l'eloquenza dei fatti : « Perdono, Gesù, perdono per i vostri figli! Parce, Domine, parce populo tuo, ne in aeter­num irascaris nobis! ».


Non dimentichiamo però la condi­zione base per essere esauditi come ce la insegnano i sacri libri : « Chi salirà il monte del Signore, e starà nel luogo santo ? Colui che avrà le mani monde ed il cuore puro ! ». (Ps. XXIII, 4).


Per placare Dio bisogna essere puri, spiritualizzarci nel sentimento, seguire la via immacolata del bene: « Beati immaculati in via ! ».


Promettiamo quindi, con animo in­vinto e cosciente, promettiamo a quel Gesù il cui Sangue germina i vergini d'essere casti come gli Angeli del cielo, pur a costo di agonie interiori, di sacrifici eroici, della vita stessa.


 


3° Fine dell'Ora Santa. - Addolcire 1' amarezza del Cuore di Gesù trafitto per l'abbandono degli Apostoli. Que­st'abbandono era figura, triste simbolo dell' indifferenza umana nel corso dei secoli. In realtà però intorno a Gesù penante grava I' isolamento del cuore. Nessuno, in tanto dolore, si fa avanti per consolarlo, per dirgli una parola d'incoraggiamento, per difenderlo...


Fra poco la folla lo griderà a morte e neppure una voce si leverà in suo favore: eppure molti furono miraco­lati, tutti furono beneficati, alcuni ven­nero perfino assunti alla sublimità del Sacerdozio, Pietro fu creato capo del Collegio Apostolico e fu prediletto fra i prediletti... ma nessuno, nessuno ha una parola, uno sguardo, un pensiero per Gesù che agonizza e muore. Ecco il riassunto atroce dell' inconce­pibile, umana indifferenza.


Pesiamo sulle bilance della fede questo contegno : Dio è 1' infinito, 1' uomo è nulla; Dio ha tutti i diritti, l'uomo vi si ribella. Dio si offre per amore, 1' uomo lo rifiuta per odio. Oh! qual noncuranza per Dio! Egli è per sistema, per principio messo da parte; gli si dà il meno possibile e come a stento... Peccatori che lo de­testano e lo bestemmiano; fedeli inerti che lo servono avaramente e come per forza ; ecco il quadro vero di tutti i secoli che vediamo vissuti, in pochi istanti, da Gesù nel giardino del Getsemani.


Nostro Signore se ne lagnò mesta­mente con S. Margherita Maria e le sue confidenze dolorose si conclusero con un misterioso, divino richiamo « Tu, almeno, fammi il piacere di consolarmi ! ».


Cerchiamo di capire : noi siamo povere nullità, ma, per pura miseri­cordia, Dio ha sete del nostro amore e della nostra fedeltà. Rispondiamo al suo invito nel senso ch' Ei desidera


Amiamolo.


Che significa amare ? Amare vuol dire pensare al Diletto, bramar di vederlo, orientare tutto verso di Lui, stare con Lui, essere felici di sacrifi­carsi per Lui ; applichiamoci a que­st' arte divina di amare Gesù. Portia­molo con noi ovunque, in dolce in­timità di cuore come in un sacro ciborio, pensiamo a Lui per riparare le umane dimenticanze, pargliamogli affettuosamente per coloro che l' ol­traggiano, rifiutiamo alla nostra corrotta natura soddisfazioni anche lecite, per supplire ai peccati di coloro che sono schiavi di piaceri colpevoli, offriamogli con la vigilante delicatezza dell'amore tutte le nostre azioni, una dopo l'altra, come un monile di perle per rivendi­care l'oltraggio di quei poveri cristiani che, calpestando i più sacri doveri di giustizia, lo servono con una parsi­monia stanca ed impaziente.


Ah com'è vasto, luminoso e lungo il cammino dell'amore! l'anima di buona volontà vi si trova a meraviglia solo il primo, passo costa, solo la porta è stretta : più in là c' è la pace, la soddisfazione sublime d'un amore infinito. Mettiamoci risolutamente in cammino : non possiamo frapporre indugi : Gesù ci aspetta.


 


CONCLUSIONE


Ringraziamo il Cuore di Gesù della luce che ci ha largito e chiediamo umilmente perdono delle nostre ingua­ribili freddezze e distrazioni. Memori del lamento di Gesù, che accetta il conforto da un Angelo e che domanda anime consolatrici, proponiamoci di essere, per tutta la vita, gli Angeli dell'Agonia di Gesù. - Abbiamo in­tuiti i dolori di Gesù; abbiamo impa­rato da Lui il modo di consolarlo siamo quindi ferventi e fedeli associati dell'Ora Santa.


Riassumiamo i nostri sentimenti ed i nostri propositi consacrandoci al Sa­cro Cuore secondo la formola perfetta di S. Margherita Maria, quella formola a cui sono legate promesse divine giacche «tutti coloro, che si saranno così consacrati non periranno giam­mai ».


lo N. N. dò e consacro al S. Cuore di nostro Signore Gesù Cristo la mia. persona e la mia. vita, le mie azioni,, pene e sofferenze, non volendo più servirmi d'alcuna parte del mio es­sere se non per onorarlo e glorificarlo.


E' mia volontà irrevocabile esser tutta sua e far ogni cosa per suo a­more, rinunziando con tutto il cuore a qualunque cosa gli possa dispiacere.


Prendo dunque Voi, o Cuore sacra­tissimo, per oggetto unico dell'amor mio, per protettore della mia vita, per sicurezza della mia salute, per rimedio della mia fragilità e della mia inco­stanza, per riparatore di tutti i difetti della mia vita e per sicuro asilo nel punto della mia morte.


Siate dunque, o Cuore di bontà, la mia giustificazione verso Dio Padre e allontanate da me í fulmini della sua giusta collera. O Cuore d'amore metto tutta la mia confidenza in Voi, poichè temo tutto dalla mia malizia e fragilità, ma spero tutto dalla vostra bontà.


Consumate dunque in me tutto ciò che può dispiacervi o farvi resistenza, e il vostro puro amore s'imprima sì addentro nel mio cuore, ch' io non possa mai dimenticarmi di Voi; nè esser da Voi separata.


Vi scongiuro, per tutte le bontà vostre, che il mio nome sia scritto in Voi, giacchè io voglio 'far consistere tutta la mia felicità e tutta la mia gloria nel vivere e nel morire in qua­lità di vostra schiava. Così sia.


 


(Dall' opuscolo: Nell' Orto degli Ulivi del Canonico A. Gonon - Tip. dell'Addolorata - Varese).


 


ORA SANTA_3


Preghiera preparatoria all'Ora Santa


O Misericordiosissimo Signore, ec­coci prostrati ai vostri piedi, per ri­spondere all'invito, che Voi indirizza­vate agli Apostoli: « Vegliate con me », ed ancora per non sentire questo dolce rimprovero: « Non avete potuto vegliare un'ora con me ». Infondete, o Signore, nei nostri cuori un grande odio al peccato, cagione della vostra agonia, ed un grande amore per Voi, o Signore, che ci a­vete tanto amato, da rivestirvi delle nostre iniquità per render soddisfazione al Padre Celeste colle sofferenze della vostra umanità e per riconciliarsi con Lui.


E Voi, o Madre dolorosissima, per quelle angosce, che affliggevano il vostro cuore, mentre il vostro Figlio Gesù nell'orto degli ulivi cominciava a sentire la noia e la tristezza, ottene­teci la grazia di pregare con Voi, af­finché, condividendo i vostri dolori e quelli del vostro Figlio, meritiamo di conseguire il frutto consolante della sua Passione. Così sia.


 


Preludio


Avea il nostro Salvatore Gesù com­piuta in Gerusalemme l' ultima Cena, quando, già inoltrata la notte, usciva dall' ingrata città in compagnia degli undici Apostoli che, mesti e silenziosi, seguivano le orme dell'amato Maestro. Erasi Questi incamminato secondo il costume, verso l' orto del Getsemani e, passato oltre il torrente Cedron, entrò co' suoi discepoli in quell' orto dove Egli ben sapea che lo attende­vano i primi dolori della sua acerba Passione. Al primo porvi il piede Egli avea detto agli Apostoli: L'anima mia è triste fino alla morte, sostate qui e vegliate meco. E tolti seco i più fervorosi tra questi, cioè Pietro, Giacomo e Giovanni, l'introdusse più addentro nel Giardino, e disse loro Vegliate e pregate a fine di non ca­dere in tentazione. E discostatosi da loro quant' è un tirar di sasso, si prostrò a terra e incominciò a pregare con indicibile angoscia. Levatosi quindi fu di nuovo ai discepoli, e trovatili che dormivano, disse loro: Perchè dormite? che! non sapeste vegliare un' ora meco ?


Quella esortazione medesima in questa notte il buon Gesù la dirige a te, o anima fedele, e appunto t'invita a vegliare un'ora sola in orazione con Lui. Egli ti vuol compagna della sua afflizione, de' suoi dolori, delle sue preghiere. E avrai cuore di ricu­sarti? Non mai. Anzi, grata alla de­gnazione di Gesù, tu gli terrai com­pagnia mentre tanto soffre, agonizza, e prega per amor tuo.


L'Anima - O addolorato e penante Salvator mio, chi può resistere ai vo­stri inviti? Chi anzi non avrà a som­ma grazia essere da voi scelto a consolatore e compagno, mentre patite tanto per salvarci? Ma più si com­muove il mio cuore se penso a quel vostro lamento tanto pieno di ragione « Cercai ed aspettai chi volesse par­tecipare del mio dolore e compatirmi, ma nol trovai! ». Sono dunque, o Gesù mio, così duri, così ingrati verso di Voi i cuori degli uomini, di quegli uomini stessi pei quali avete penato tanto? Ma essi non pensano chi è Colui che li invita a vegliar seco al­men per un'ora. Ah! se conoscessero l'infinita bontà del Cuor di Gesù... Ah! se riflettessero che quell'amarezza in cui è sommersa l'anima benedetta di Lui, ci ha meritato divini conforti in questa misera vita... Se pensassero che quelle preghiere che prostrato sulla terra ha innalzato all' Eterno Padre erano per noi... Se ricordassero che quel sudor di Sangue che scorrea dalle membra adorabili del Salvatore dovea lavare le nostre iniquità, oh come scuoterebbesi dagli uomini quel freddo languore che li opprime, e terrebbero in gran conto il favore di stare presso a Gesù nell' agonia che soffre per loro! Ma invece la maggior parte di essi dorme il sonno funesto o della tiepidezza o della colpa, ed altri più iniqui vegliano con Giuda e coi nemici del Salvatore presti a rin­novargli tradimenti, percosse, obbrobrii e morte! Ed io che feci per lo pas­sato?... Che faccio adesso?


O buon Gesù, che da me pure sopportaste tanta ingratitudine, vi do­mando perdono di essere stato anch'io nel numero di coloro che vi hanno oltraggiato, ed anche mi duole che ben poco ho pensato e compatito ai Vostri dolori, e di cuore vi ringrazio che ora vi degnate chiamarmi a tenervi compagnia.


Ecco che a Voi mi appresso, o Salvator mio, agonizzante nell'orto, e mentre io vi contemplo ivi solo, pro­steso a terra, nella oscurità di quella dolorosa notte, immerso in un mare di amarezza, oppresso da tristezza mortale, o Gesù, voi volgetemi uno dei vostri benignissimi sguardi, e be­neditemi.


 


 


Considerazioni da meditare per qualche tempo


Considerazione 1. - Chi è colui che inginocchiato sulla terra a guisa di peccatore, geme, prega e soffre agonie di morte? E' il Figliuol del­l'Altissimo, il Re del Cielo, il Padrone del mondo... E' l'Amico, il Benefat­tore, il Salvatore di tutti gli uomini...


Pater, Ave e Gloria adorando Gesù:


Considerazione 2. - Che soffre Gesù nell'orto? - Tristezza mortale, cagio­natagli dall'orrore de' nostri peccati, ch'Egli detesta e abborre come oltraggi alla divina maestà del Padre, come causa dell' eterna dannazione di tante anime, e come ragione unica di quegli strazi, di quella acerbissima morte ch' Ei dovrà tra poco sostenere per compiere 1' opera dell' umano riscatto.


Pater, Ave e Gloria compatendo a Gesù.


Considerazione 3. - Perchè mai, santo ed innocente com' è, soffre af­fanni così crudeli? - Perchè s'è ad­dossato le nostre colpe e vuol por­tarne le pene Egli stesso per noi; e placata così la divina giustizia, vuol salvare tutti gli uomini ed averli seco per sempre nel Paradiso.


Pater, Ave e Gloria ringraziando Gesù.


 


L' orazione nell' orto


Se consideriamo Gesù quando bam­binello giacea nella grotta di Betlem su dura mangiatoia, esposto ai rigori del freddo, noi lo vediamo patire in­vero, ma pure di su quell' ispida pa­glia Egli volge talora il sorridénte sguardo a Maria, a Giuseppe, ai Pa­stori.


Se lo vediamo quando il popolo giudaico, sedotto dai nemici di Lui, prende le pietre per lapidarlo, noi l'osserviamo uscirsi placidamente di mezzo a loro.


Se consideriamo Gesù quando la­sciasi catturare dagli sgherri che vo­gliono trascinarlo in Gerusalemme, noi lo vediamo muover loro incontro tranquillo, e porger le mani alle lor funi.


Se l'osserviamo nel pretorio, nei tribunali, sotto i flagelli, o col capo tra le spine, noi non udiamo dalla sua bocca una parola di lamento, nè in Lui scorgiamo un atto solo che accenni a tristezza.


Perchè mai adunque vediamo ora nell'orto del Getsemani il buon Gesù temere, impallidire, piangere e volgersi al Padre supplicandolo che passi da Lui l'amaro calice della Passione? E non è Egli stesso che già si rassegnò a beverlo sino all'ultima feccia? Non è Egli che in accettarlo si sottomise liberamente a tutti gli obbrobrii, a tutti gli strazi della sua morte? Ed ora Perchè al solo mirarsi innanzi quei dolori, quegli oltraggi, quella croce, Egli si contrista così, fino a cadere in mortale agonia?


Ah mio Dio! mio Dio! v'intendo. Voi volevate che anche la dolcissima Anima vostra avesse il suo martirio. E tanto fu la medesima straziata dal funesto pensiero dell'imminente Pas­sione, tanto l'umanità vostra sentì di orrore e di ripugnanza, che foste co­stretto a gridare: Padre, Padre! Se è possibile passi da me questo calice! Ma non si faccia la mia, sibbene la tua volontà!


Fu questa, o Gesù, la vostra dolo­rosa preghiera: quella preghiera che per ben tre volte ripeteste con lagrime e con sospiri, e che non fu esaudita se non in quanto chiedeste l'adempi­mento della volontà del Padre celeste. E poichè era volere del Padre che Voi consumaste il Sacrifizio di Reden­zione, o vero Maestro della più per­fetta obbedienza, Voi, abbassato umil­mente il capo, acconsentiste e vi sot­toponeste, a tutti gli strazi dell' immi­nente Passione. Ma questa obbedienza, o diletto Salvatore, quanto non vi costò? Chi può immaginarlo? Fu tanta la violenza che n'ebbe a soffrire l'adorabile Umanità vostra che rica­deste agonizzante sulla terra!


Ah! se in quei momenti di supremo dolore aveste potuto, o Gesù, far in­tendere la vostra amorosa voce alle anime che con tante pene avete sal­vato, quante cose non avreste Voi dette che ci avrebbero spezzato il cuore per contrizione, e ce lo avreb­bero ferito d'amore per Voi; per Voi, o innocente vittima, che v' immolate per le nostre colpe?


Ma se tace la vostra voce divina, parlano, o Gesù, i vostri sospiri, i vostri affanni... parla il vostro capo inchinato fino a terra... parla il pallore del vostro volto... parlano le lacrime... parla il Sangue che incomincia a ver­sarsi da tutte le vostre membra... Mio Dio!... mio Gesù!... E non v'è una mano pietosa che faccia sostegno al cadente vostro capo? una voce amica che vi dia un po' di conforto? un' a­nima fedele che vi stia dappresso? un cuore amoroso che vi compatisca?


No, desolato mio Bene! Voi stra­ziato tanto; Voi agonizzante; Voi ab­bandonato da tutti!…


Mio Dio! E’ vero che è miserabile, è vero che è peccatrice, ma ecco l'a­nima mia che viene a Voi vicino, e riconoscente e pentita vuol dirvi tante cose, e, se potesse, vorrebbe allegge­rire i vostri tormenti, Gesù, ascolta­tela.


Si faccia un atto di ringraziamento a Gesù che ha patito tanto per noi, quindi offrasi all'Eterno Padre, in­sieme con le afflizioni e la rassegna­zione dell'Agonizzante divino, anche la volontà nostra; dichiarandoci pronti a soffrire quanto piacerà al Signore, ripetendo sempre coll'addolorato Gesù - Non mea voluntas, sed tua fiat. - Non la mia, ma la tua volontà sia fatta.


 


Il sudore di sangue


Che i pesanti e ripetuti colpi dei flagelli, che le trafitture delle spine, che le piaghe apertevi nelle mani e nei piedi dai chiodi vi facessero ver­sare il Sangue a rivi, o mio appas­sionato Gesù, non fa meraviglia; ma quel Sangue che versaste nell' orto mentre stavate genuflesso pregando e gemendo, chi vel trasse dalle vene, o mio Signore?


Ah che mente umana non può com­prendere l'eccessivo strazio del vostro cuore adorabile che, per la dolorosa oppressione e per la violenza che soffre, è costretto a premere a forza il suo Sangue divino, che spinto con impeto nelle vene, va a versarsi da tutto il corpo in tal copia da irrigarne la terra!


E intanto, straziata l'anima da mor­tale agonia, impallidito, perdute le membra il vigore vitale, cadete, o Gesù, come esanime sulla terra, su quella terra che già rosseggia del vostro Sangue!... Perchè non posso con le mie profonde adorazioni levarvi, o Signore, da tanto abbassamento? Perchè non posso io con atti del più acceso amore consolarvi tra tante pene?


O Eterno Padre, che dal cielo mi­rate il vostro Figlio divino in preda alla più straziante agonia versar vivo Sangue che scorre in copia sull' erbe del Getsemani, deh! ascoltate, vi pre­go, la voce di questo Sangue inno­cente che grida misericordia per noi.


Deh placatevi, Eterno Padre, ed acco­gliete, ve ne supplico, le offerte che di questo Sangue medesimo sono per farvi.


 


 


Offerte !


Vi offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell' orto supplican­dovi a lavare in esso le anime e pu­rificarle da ogni macchia di peccato. Pater, Ave e Gloria.


Vi offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell'orto, supplican­dovi a concederci vero spirito di pe­nitenza e la grazia di espiare nella presente vita le pene dovute ai nostri peccati. Pater, Ave e Gloria.


Vi offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell'orto, supplican­dovi acciocchè il buon Gesù sia da tutti conosciuto ed amato, e trovi gra­titudine nei nostri cuori. Pater, Ave e Gloria.


Vi offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell' orto, supplican­dovi ad imprimerci nella mente la memoria dei patimenti del Salvatore, e a darci grazia di ricopiare in noi i suoi santissimi esempi. Pater, Ave e Gloria.


Vi offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell'orto, supplican­dovi a concedere a tutti i peccatori, vivi sentimenti di contrizione, la con­versione e la perseveranza. Pater, Ave e Gloria.


Vi offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell' orto, supplican­dovi pei moribondi acciocchè passino felicemente dalla terra al Cielo. Pater, Ave e Gloria.


Vi offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell' orto, supplican­dovi ad applicarne i meriti alle anime del Purgatorio e ad aprir loro le porte del Paradiso.


Pater, Ave e Gloria.


 


Il Calice della Passione


Allo smorto raggio che manda la luna a traverso le fronde degli ulivi, immaginati di mirare, o anima mia, il tuo Redentore prosteso a terra, pallido, anelante, bagnato del proprio Sangue, che mormora ancor tra le labbra la preghiera al suo divin Padre: « Si faccia la tua volontà, non la mia ». Immaginati di vederlo abbandonato da tutti, perfino dai suoi più amati discepoli, e umiliato, a segno che non osa levare il guardo, al Cielo, perchè si vede ricoperto di tutte le iniquità degli uomini che ha preso a espiare. L' Eterno Padre par che non vegga più in Esso se non le aborrite sem­bianze di peccatore, e lascia che la sua Giustizia si armi contro di Lui.


O Dio! E in tanto abbandono, e fra tanti dolori non vi sarà nessuno che porga qualche conforto all'agonizzante Salvatore?...


Ma ecco che un Angelo, spiccato il volo dal Cielo, giù discende alla volta del giardino degli ulivi, e viene presso a Gesù. Oh siate benedetto, Angelo di Dio! Voi almeno una stilla di conforto infonderete nel desolato suo Cuore!...


Ma ohimè, che vedo? l'Angelo tie­ne nell'una mano un calice e con l'altra accenna su al Cielo, e dice in­tanto a Gesù, che è volontà del Padre ch' Ei beva fino all' ultima feccia il Calice del dolore, e che dalla sua ob­bedienza sarà glorificato l'Altissimo, saranno salvati gli uomini.


Ma, o mio Gesù! e non è questo quel Calice che tanto terrore mise nel vostro Cuore? Non è questo quel Calice che voi stesso supplicaste il Padre a rimuover da Voi? E ora, o mio Signore, che fate?...


Il desiderio che avete di render con­degna soddisfazione all' Eterno Geni­tore da noi oltraggiato, e la compas­sione per le umane generazioni e per questa povera anima mia richiede da Voi l'offerta generosa, e già vi di­sponete a far di Voi medesimo il mas­simo sacrifizio...


Ma intanto quella tristezza, quel ter­rore, cui già prima era in preda il penante Gesù, si fa più intenso. Ei vede come in orribil pittura le ingiu­rie, i disonori, gli strapazzi, i supplizi cui va incontro... vede che fin presso alla Croce si faranno ad insultarlo mo­ribondo i suoi nemici, e che neppur dopo morte avrà requie l'esangue sua spoglia, finchè il Cuore, il Cuore stes­so, non gli venga da crudel ferro tra­fitto!


Ma a più tormentare l'appassionato Gesù, un altro quadro, per Lui, infini­tamente più doloroso, gli si spiega dinanzi, nel quale Ei vede innumerevole moltitudine di anime, che, ingrate al benefizio della Redenzione, sareb­bero vissute affatto dimentiche di Lui... Vede i molti che violeranno la sua legge, disprezzeranno il suo amore, bestemmieranno il suo Nome, calpe­steranno il suo Sangue, lo riconfig­geranno cento e cento volte alla Croce coi loro peccati... Vede tante anime, figlie del suo dolore, conquistate per la sua croce, andarne all' eterna dan­nazione, preda del suo maggior ne­mico, il demonio... Vede che nemmeno la sua dolorosa morte varrà a bandire il peccato dal mondo, e neppur un giorno spunterà sulla terra senza che questo mostro abbominevole non si levi superbo contro la Divinità e faccia delle sua creature orribile strage!...


A così orrendo spettacolo che fa il Cuor di Gesù? Rigetterà egli quel Calice ricolmo di tante amarezze?... Ma s' ei lo rigetta siamo tutti per­duti...


Ah buon Gesù! non conosce il vo­stro Cuore chi dubita che Voi pos­siate respingere il calice del dolore! Neppure quell'enorme cumulo d'ini­quità che si commetteranno fino alla consumazione dei secoli, neppur l'ec­cessiva ingratitudine della maggior parte dei redenti, neppure la crudeltà dei carnefici, neppure le agonie del patibolo valgono a piegare la gene­rosa volontà di Gesù, che ad ogni suo maggior costo ci vuol salvare...


Ed ecco ch' Ei prende l'amarissimo Calice, lo beve fino all'ultima stilla e dice: Purchè sia soddisfatta la Giu­stizia del Padre; purchè discenda il perdono sopra la terra; purchè l'uo­mo possa esser salvo io soffrirò, io morrò... anzi, anche fra i tormenti delle ultime agonie io pregherò il Celeste Padre pei miei crocifissori, per coloro che insulteranno al mio dolore... e dalle aperte mie piaghe e dal mio Cuore ferito si verserà insieme col Sangue un torrente inesauribile di grazie e di misericordie!


Agonizzante mio Dio! al vedere che Voi con tanta degnazione e prontezza vi sottomettete per amor mio a sacri­fizio così penoso, io mi confondo della mia ripugnanza, del mio aborri­mento al patire.


Quel Calice fu già offerto anche a me, ed io lo accettai il giorno del mio Battesimo; ma come vi ho tenuto fe­de, o Signore? Il nome, il carattere di cristiano esige da me perfetta so­miglianza con Voi, mio divino esem­plare. Se voglio esser cristiano biso­gna che mi rassegni al patire. Perdo­natemi, ve ne prego, o mio Salvatore, di aver rigettato il vostro Calice, di essermi tante volte sottratto al peso della vostra Croce, d' aver fuggito tutto quanto ripugnava alla mia vo­lontà ed ai miei sensi. O mio Dio, per l'avvenire vi amerò e amando Voi a­merò pure i patimenti, li amerò per amor vostro, li amerò perchè mi ren­dono più simile a Voi, li amerò per­chè purificano l'anima dalle macchie del peccato. Amerò le contrarietà, le umiliazioni, amerò le afflizioni dello spirito e i dolori della carne: in una parola, abbraccerò la Croce, non ri­cuserò di appressare le labbra al vo­stro amarissimo Calice, vi ringrazierò anzi in mezzo alle tribolazioni, e mi ral­lagrerò della bella sorte di esser sulla terra a voi congiunto nei patimenti, per esservi eternamente congiunto in Cielo fra gli splendori della vostra gloria.


Si trattenga alquanto l'anima fedele in questi pensieri, poi reciti tre Pa­ter, Ave e Gloria in memoria dell'a­gonia di Gesù nell'orto.


 


AFFETTI


È vero, o buon Gesù, che ora io sto qui a tenervi compagnia e com­patirvi nei vostri dolori, ma è anche vero purtroppo che questi medesimi dolori che in Voi compiango, io oh quante volte li ho aggravati con le mie iniquità!


Quando, a maggiormente angu­stiarvi, si schierarono a Voi davanti i peccati di tutti gli uomini, o buon Gesù, Voi vedeste allora anche i miei... Vedeste quell'orgoglio e quello spi­rito di ribellione col quale mi son tante volte opposto al vostro divino volere... Vedeste i traviamenti del cuo­re... Vedeste l'ostinazione della vo­lontà nel male... Vedeste i peccati di rispetto umano... Vedeste le omis­sioni de' miei doveri... Vedeste la mia resistenza alla grazia... la mia ingra­titudine ai vostri benefizi... e il cuor vostro ne pianse, e il dolcissimo vostro spirito ne rimase oppresso di più grave tristezza!


Che farò, mio caro Gesù, in ripara­zione di tanto male, e per farvi cono­scere che davvero mi dispiace di aver così aumentato con le mie colpe le vostre pene?


Dovrò piangere? E' poco. Domandarvi perdono? E' poco. Pentirmi? E' poco.


Patire ed amare? Anche questo è poco, ma è quel più e quel meglio che possa fare una povera creatura come son io. Sì, o buon Gesù: pa­tire ed amare, cioè, patire amandovi, amarvi patendo, patire per vostro a­more. Ecco la mia riparazione, ecco il frutto del mio patimento: ma in­tanto lasciate, o Gesù, che il cuor mio detesti e pianga ai vostri piedi quelle colpe che tanto amareggiarono il vostro Cuore.


Un atto di contrizione.


Già suona l'ora vostra, o Gesù, o Salvatore del mondo, già suona l'ora vostra, e i peccatori si avvicinano per prendervi, legarvi e condurvi come a­gnello all' altare del sacrifizio...


Già suona l'ora vostra, e falsi testi­moni si apparecchiano ad accusarvi, iniqui giudici a condannarvi, stolta plebaglia a deridervi ed insultarvi, crudeli carnefici a flagellarvi, inumani soldati a coronarvi di spine...


E' pronta la Croce... Son pronti i chiodi... il fiele... la morte... e qual morte spietata! O Gesù, non mi reg­ge il cuore...


Ma Voi intanto, trovato nella vostra divina virtù il necessario vigore, vi levate da terra, vi fate incontro agli sgherri, e salutato con benigne parole il discepolo traditore, vi abbandonate all' iniqua volontà de' vostri nemici!


E perchè, o Gesù? Per salvar me, per salvarci tutti! Che il Cielo e la terra vi rendano meco incessanti azio­ni di grazie, mentre vi ripeto con tutti i divoti della vostra Passione: Ti a­doriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perchè per mezzo della tua santa Croce hai redento il mondo - Ada ramus te Christe, et benedicimus tibi: quia per Sanctam Crucem tuam rede­misti mundum. - (Si ripeta per tre volte).


Ma prima di alzarmi dai vostri piedi vi chiedo una grazia, o Gesù, ed è questa: che spesso mi sia presente al pensiero la vostra dolorosa Passione, ed io vi segua passo passo ai tribu­nali, al pretorio, al Calvario, sulla Croce, al Sepolcro... O Gesù mio, chi potrà dimenticarvi nel giorno dei vo­stri dolori?


Addolorata Maria, fedele Giovanni, pentita Maddalena, pregate per me ond' io sempre ricordi i patimenti di Gesù e non glieli accresca col pec­cato.


 


 


ORA SANTA_4


Preghiera preparatoria all'Ora Santa


O Misericordiosissimo Signore, ec­coci prostrati ai vostri piedi, per ri­spondere all'invito, che Voi indirizza­vate agli Apostoli: « Vegliate con me », ed ancora per non sentire questo dolce rimprovero: « Non avete potuto vegliare un'ora con me ». Infondete, o Signore, nei nostri cuori un grande odio al peccato, cagione della vostra agonia, ed un grande amore per Voi, o Signore, che ci a­vete tanto amato, da rivestirvi delle nostre iniquità per render soddisfazione al Padre Celeste colle sofferenze della vostra umanità e per riconciliarsi con Lui.


E Voi, o Madre dolorosissima, per quelle angosce, che affliggevano il vostro cuore, mentre il vostro Figlio Gesù nell'orto degli ulivi cominciava a sentire la noia e la tristezza, ottene­teci la grazia di pregare con Voi, af­finché, condividendo i vostri dolori e quelli del vostro Figlio, meritiamo di conseguire il frutto consolante della sua Passione. Così sia.


 


Preparazione


Poniti o anima fedele, alla presenza di Dio, e seguendo in ispirito Gesù Cristo nell'Orto di Getsemani ti raffi­gura che per favore specialissimo Egli ti scelga, come i suoi tre cari disce­poli, per essere testimone degli acerbi dolori del suo Cuore in quella notte tremenda, e per associarti alla preghiera tremenda, fervente che Egli diresse all'eterno Padre. Perciò rivolta a Gesù, che così ti onora, farai la seguente preghiera, ma più collo spirito che colle labbra, riflettendo posatamente sopra i senti­menti che vi sono contenuti.


Qual favore, o mio Gesù, è questo mai per me! Voi mi chiamate ad essere testimone della vostra agonia, dei vostri acerbi dolori, anzi a consolare il vostro Cuore in questi affanni me­desimi, a confortarvi in questa agonia, ad unirmi alla vostra preghiera e al vostro sacrifizio.


Io vi seguo ben di cuore, o Gesù; ma chi sono io perchè vi degnate ri­chiedere la mia compagnia e il mio conforto?


Mi comandate di vegliare insieme con Voi in quest'ora tremenda, ed io lo desidero ardentemente, o mio Sal­vatore; ma Voi conoscete la estrema debolezza, che si smarrisce nelle opere più sante, e sapete che se lo spirito è pronto la carne purtroppo è infer­ma e mancante.


Volete che io preghi con Voi per non cader in tentazione, ed io, o Si­gnore, lo propongo fermamente per la vostra grazia; ma Voi stesso inse­gnatemi a pregare, sostenetemi nel pregare. Si, o Gesù, aiutatemi a stare con Voi in quest'ora suprema, e così vi sarò fedel compagno nelle vostre pene; raccoglierò divotamente i vostri sospiri, i vostri sudori, il vostro san­gue prezioso, e stamperò nel mio cuore i divini esempi che mi lasciaste in quella orrenda agonia. Fatemi grazia perciò di tenere sveglio il mio cuore medesimo, onde in quest'ora vi possa dar gusto e piacere, e non abbia anch' io ad incorrere nel giusto rimprovero che faceste ai sonnacchiosi discepoli...


E Voi, o eterno Padre, accettate sin d'ora l'offerta che io vi faccio delle pene e dell'agonia del vostro divin Figliuolo, per soddisfare alla vostra giustizia, per piangere i miei peccati e quelli di tutto il mondo, per implo­rare la vostra misericordia... Accettate la mia orazione non perchè mia, ma perchè unita a quella del mio caro Gesù.


Per ottenere la grazia di compiere bene quest'Ora Santa si recitino tre Gloria Patri al Cuore agonizzante di Gesù.


 


I. La tristezza di Gesù


Non appena Gesù Cristo è entrato nel Getsemani, che ad un tratto vien sopraffatto da timori, da tedii, da tri­stezze: coepit contristari et moestus esse. Prima che vengano i suoi nemici a tormentarlo, egli stesso lascia l'ani­ma sua in balia di tortura sì fiera, che, nessun altro potrebbe mai farlo.


Anima mia, chi è quest'uomo che così si attrista? Ah! è il tuo Salvatore... Miralo tutto pallido, tremante, ango­sciato. L'anima sua è abbattuta, agitata, piena di orrori, di terrori e di guai: Repleta est malis anima mea. E perchè mai? Sa egli pur troppo esser decreto del Padre che abbia a soffrire passione e morte; ed essendo venuto il tempo dell'esecuzione, Gesù intima a se stesso siffatto decreto, onde l'umanità vi si sottometta e l'accetti.


Egli si rappresenta quindi minuta­mente tutta la serie della sua atrocis­sima passione; vede le catene, i flagelli, le spine, i pugni, gli schiaffi, gli ur­toni crudeli; vede la sua sacra persona fatta segno alle derisioni, alle beffe, agli scherni, alle ironie, ai sarcasmi, alle calunnie, agli affronti, alle villanie più ingiuriose; vede il suo corpo fla­gellato, percosso, pesto, illividito, la­cerato, coperto di piaghe, grondante di sangue, trafitto ed esanime cadavere sulla croce; vede gl'insulti dei nemici, l'abbandono degli amici, la negazione di Pietro, il tradimento di Giuda, la fuga dei discepoli, l'abbandono del Padre... O Dio, che ambascia! O Dio qual profonda tristezza!...


Ah! mio dolcissimo Salvatore, che è mai ciò che io veggo? l'anima vostra pur gloriosa soggiacere a tristezze, a timori, a rincrescimenti, a tedii? So bene che siete Voi stesso che vi pren­dete sì sensibili pene; ma, Gesù mio caro, e non è già troppa la passione cui prevedete, senza aggravarvi di tante anticipate angoscie? Oh bontà, oh carità infinita! quando si tratta di patire per me nulla a Voi pare troppo...


Penetra, o anima, colla fede e coll’affetto più che puoi nel Cuore afflit­tissimo di Gesù... Considera come prendi tu le afflizioni che Dio ti manda, nè ti lamentare delle tribolazioni che provi; uniscile alla tristezza di Gesù, riponile nel suo Cuore, e sfoga il tuo dolore con Gesù soltanto… Soffrire con Gesù e tacere, che grande acquisto!...


 


II.L'agonia di Gesù


Intanto, in mezzo a sì travagliose afflizioni che fa il Redentore divino? Prosteso colla faccia per terra, con dinanzi allo spirito sì amarissimo ca­lice, si rivolge all'Eterno Genitore, per avere, almeno da lui conforto e aiuto in sì orrendo trambasciamento... Mira, o anima fedele, che vuoi essere compagna di Gesù nella sua orazione, mira con qual profonda umiltà, con quale acceso fervore, con quale mor­tificato atteggiamento, il tuo Redentore innalza la sua preghiera! « Deh! Pa­dre mio, dic'egli, se pur è possibile, si allontani da me questo calice ama­ro; tuttavia si faccia, non la mia, ma la tua volontà »... Ah! mio Salvatore, l’amarezza è eccessiva, l'ambascia è mortale, la natura protesta; ma la vo­stra volontà, tutta propensa per me si sottomette, si sacrifica, si perde per me dinanzi all' adorabile giustizia del Padre: Non mea voluntas sed tua fiat...


Viene, è vero, l'angelo a confortar­lo; ma qual conforto è egli mai questo, che sebben reale, pure non diminuisce anzi cresce l'afflizione, giacchè lo conforta non col sottrargli l'amarezza del calice, dice S. Bonaventura, ma col mostrargli i preziosi frutti di questa amarezza? O Dio, qual conforto? Considera, o anima fedele, tutto esser prodigioso nella Passione di Gesù, ed è miracolo ancor questo, che egli riceva vero conforto dal messagero ce­leste senza punto alleggerirsegli la interna tristezza; anzi subito dopo il conforto, gli si accresce in modo l'af­fanno, che giunge Gesù fino ad ago­nizzare, fino a trasudare sangue mi­sterioso (Luc. XXII, 43, 44). Ma capisci tu bene, o cristiano, che è mai questa agonia del Redentore? Nel dirsi che agonizzò, s'ha da intendere che Ei si ridusse propriamente a quello stato angoscioso e compassionevole, in cui si trovano gli agonizzanti, i quali pe­nano e ansano assai già vicini a morte.


E non provasti mai quale travaglio ti susciti nel petto un pensiero profon­damente afflittivo e intensamente triste? Or pensa quale ambascia si suscitasse in Gesù per la previsione di tanti peccati, per la considerazione di tanti mali?... O Dio, che agonia di morte! che penare atroce è mai codesto di Gesù!... Il senso non vorrebbe patire, la mente è piena delle più spaventose certezze avvenire, lo spirito è affogato da mille immagini di amarezza, il cuore è oppresso da eccessivi timori, e la natura più non regge a peso si enorme. Prevalendo nel combattimento la ragione e la divina volontà, il senso rimane da indicibile violenza abbattuto: a Gesù si stringe il cuore nel petto, angustiato da tanti timori, il sangue d'attorno al cuore medesimo gli si ritira, e per quel vivo sforzo, onde si fa a superare cotanta violenza, trasuda dalla pena, ed il suo sudore è sangue; e sangue tramandano tutte le porosità del benedetto suo corpo, anzi con tanto impeto ne sgorga, che gli esce a grosse goccie fino a scorrere per terra. O Dio che orrendo combatti­mento! Mira, o anima fedele, il tuo Signore tutto bagnato di sangue: è tutto sangue da sè spremutosi dal cuore, onde tu conosca la veemenza del suo amore per gli uomini... del suo amore per te...


Ah! Gesù mio, e perché volete soffrir pene di morte prima che ve la diano i vostri crudeli nemici? perchè versate il vostro sangue innocente prima che con ferite strazianti lo spar­gano spietati carnefici? Ah! ben l'in­tendo, o mio Gesù, voi non pur la vostra passione, ma sì prevedete come ad onta di questa passione medesima, tante anime andranno perdute; come il vostro sangue si verserà inutilmente per loro; come la loro malizia le strap­perà al vostro seno e le condannerà all’inferno!... O Dio! che pensiero crudele pel Cuore sensibilissimo di Gesù! E questo, sappilo bene, o ani­ma fedele, è questo che spinge fuori il sangue dal corpo di Lui... I tuoi peccati, le tue ingratitudini, le tue disobbedienze sono i carnefici che spremono cotesto sangue dal cuore del tuo Redentore!... Oh! quanto vi compatisco, Gesù mio, nella vostra angoscia! Vi ringrazio di questo san­gue versato per me, spinto fuori dal vostro cuore per me. Che vi renderò, io in ricambio del vostro amore?


Gesù per vincere la mortale tristezza si dà ad una preghiera fervente, ripe­tuta... E tu, anima fedele, come usi la preghiera nelle tue afflizioni? Do­ve cerchi allora la forza? Perchè non imiti Gesù che per tre volte nella sua agonia si rivolse al Padre colla mede­sima preghiera? Nelle tue preghiere fa a te una santa violenza per sotto­metterti alla volontà di Dio in tutto... Fiat voluntas tua.


 


III. Il lamento di Gesù


Riferisce il Vangelo che Gesù leva­tosi dall'orazione e riavuto alquanto da sì mortale agonia, se ne andò ai suoi tre discepoli che avea voluto compagni e testimoni della sua miste­riosa orazione, quasi per trovare nella loro compagnia e nella loro vigilanza un dolce sollievo a tanta afflizione. Ma ahi! nuova afflizione doveva ama­reggiare il Cuore del divino Maestro... Furono quei tre apostoli scelti dal Salvatore, come più fervorosi degli altri e perché erano stati testimoni della sua gloria sul Tabor, parea do­vessero essere i più vigilanti a pre­stargli assistenza nell'imminente tra­vaglio di cui erano stati avvisati. Eppur no; Ei li trova tutti sonnacchiosi, anzi affatto addormentati, narra il Vangelo invenit dormientes... O anima fedele, dà un' altra occhiata all'amante Gesù, che da tutti abbandonato, va in cerca dei suoi discepoli, e amorosamente svegliandoli dice loro: « O miei cari, così dunque non poteste vegliar meco nemmeno un'ora? mentre io sono sopraffatto da indicibili pene, voi dor­mite? mentre il mio Cuore trambascia di affanno, voi dormite? mente il tra­dimento si appressa, voi dormite? mentre la turba dei miei nemici sta per assalirmi, voi dormite?... Ah! no; state su; vegliate e pregate onde non cadiate nella tentazione; surgite, o­rate.. ». E tu, anima fedele, qual vigi­lanza usi nel servizio di Gesù? qual compagnia gli tieni mai? quale pre­ghiera fervente gli rivolgi tu? Prove­nisse la sonnolenza dei discepoli da naturale fiacchezza o da diabolica ten­tazione, certo fu indizio di riprovevole accidia l'abbandonarsi al sonno, quan­do all'amore di Gesù aveano da ap­plicare il pensiero. Se tu talvolta hai qualche poco di fervore, d'ordinario però oh! quanta noia, quanta svoglia­tezza sentì nel meditare la Passione del Redentore! Come ti mostri anche in quest'istante a raffigurarti la tri­stezza di Gesù nell'Orto? come hai passato quest' ora con Lui?... O Dio! un soggetto è questo di terrore per me il mio pensiero è languido, i miei affetti addormentati, il mio cuore svo­gliato; non ho spirito per imitare Gesù, nè sentimento per compatirlo... Intanto, rivolto ai discepoli, Gesù loro dice « Dormite pure oramai e riposate tran­quilli, chè l'ora mia è già arrivata. Ma sappiate che il discepolo traditore non dorme, no, né dorme la turba de' miei nemici; tutti son desti e vigilanti, tutti pronti a scagliarsi sopra di me; già preparano le catene, affilano le spade, annodano le funi, assottigliano i flagelli, lavorano i chiodi, prepa­rano la croce ». E in così dire, ormai si sente lo strepito delle armi, già si appressa il traditore, ecco si mostrano i suoi nemici tutti infiammati dall'o­dio, dall'invidia e dall'ira... Gesù, in­vece, avvampante di amore per noi va loro incontro, si dà nelle loro mani, si abbandona ai suoi nemici! Giuda avvicinatosi gli dà il bacio del tradi­mento; quei manigoldi si scagliano come lupi affamati sopra l'innocente Agnello di Dio; ed oh! quale strazio ne fanno mai! Ognuno si rallegra e mena festa per tal fatto; tutti cercano d'avventarglisi addosso, onde potere gloriarsi di avere avuto mano alla cat­tura; lo percuotono coi pugni, coi bastoni, colle spade, lo stramazzano per terra, lo calpestano, gli sputano in volto, lo incatenano, lo stringono con funi crudeli... O Dio! che scempio! che spettacolo orrendo! Mira, o anima fedele, il Salvatore divino tra tanti ol­traggi, non resiste, non si difende, non si risente; e se i Giudei si ralle­grano per averlo in lor potere, più l'amore fa rallegrare il Cuor di Lui che sia giunta l'ora dell' umano ri­scatto... Così legato, in mezzo alle bestemmie più orrende, lo strappano alla compagnia dei suoi cari discepoli, lo trascinano fuori dell'Orto, lo av­viano ai tribunali!... Ahi chi può reg­gere a sì doloroso spettacolo? chi resterà insensibile alla scena lugubre di quella notte tremenda, scena com­piuta nella persona più santa, più cara, più amabile che mai si trovi? E tu o cristiano, da quali sentimenti sei tu penetrato alla vista di sì inauditi strazi cagionati da tanto amore? Rifletti alla crudeltà de' Giubei, considera l'amor di Gesù, pensa ai tuoi peccati, e poi se ti regge il cuore, non versare più una lacrima, sull'afflittissimo Redentore, sull' Uomo dei dolori, sul percosso dal Padre: Virum dolorum, percussum a Deo et humiliatum.


Considera quante volte anche tu la­sciasti Gesù solo per la tua negligenza nel suo servizio... quanta tiepidezza nell'orazione!... quanto bene trascura­to per sonnolenza spirituale... e quante volte hai dato Gesù in mano de' suoi nemici per il peccato! pensaci.


Qui, o anima fedele, ti studia fer­vorosamente nella suddetta considera­zione, fermandoti via via a quei passi che più ti colpiranno, per cavarne com­punzione ed affetto nel cuore. Né poi è a tormentarti se trascorressi anche tutta l'ora nel meditare e secondare cogli affetti un solo passo della tre­menda scena nell'Orto di Getsemani, ché val più un sol pensiero santamente e fruttuosamente meditato che mille pagine di precipitosa lettura.


Altra cosa che si raccomanda in questo santo esercizio si è di non farlo consistere soltanto in una sterile con­siderazione dello spirito: ma molto più si cerchi promuovere una grande effusione di cuore, abbandonandosi pure liberamente, secondo il movimento della grazia, a produrre verso Gesù senti­menti di amore, di compassione, di fi­ducia, di dolore dei peccati, di pazienza, di unione ed altri tali. Specialmente poi si deve pregare molto in questo esercizio. Si, prega o anima devota, per te, onde trarre il maggior frutto da quella tremenda agonia; prega pei peccatori, la cui ingratitudine oppresse il Cuor di Gesù fino a fargli sudar sangue; prega per i giusti, le cui sof­ferenze Gesù volle in sè sperimentare in quell'ora tremenda; prega per tutti quanti ti stanno a cuore, i cui bisogni particolari avea Gesù presenti in quel­l'orribile notte.


Finalmente ricordati che la conse­guenza pratica di questo santo esercizio dev'essere il prendere qualche buona risoluzione, conformemente ai tuoi bi­sogni ed ai lumi che Dio ti avrà dati nel tempo delle fatte considerazioni. Intanto ecco una preghiera la quale contiene i principali affetti, che la considerazione dell'agonia dell'Orto non mancherà certo di produrre nel cuore.


 


Effusione di cuore


O dolcissimo ed amantissimo Salva­tore, e perchè mai vi veggo io sì pro­fondamente afflitto, sì grondante di sangue, sì agonizzante alla morte? Donde viene tutto cotesto sangue, o divin Gesù? Io non veggo nè flagelli, nè spine, nè chiodi, nè lancia: chi dunque vi cavò dalle vene, o mio Sal­vatore, il vostro sangue adorabile? Ah! purtroppo lo so: sono stati i miei peccati, i miei delitti, le mie ingratitu­dini. Maledetto peccato! Come ho po­tuto io commetterlo sì spesso, sì facil­mente, con tanta baldanza? come mai per un piacere passeggero, per un'am­bizione fugace, ho tanto spremuto il sangue del Cuore del Redentore? Mio Gesù, ora sì mi pento dei miei falli, li detesto, li abbomino, li maledico; e se non sono abbastanza fortunato da cancellarli collo spargimento del mio sangue deh! fate almeno che io ne abbia sempre un sì vivo dolore che li lavi continuamente colle mie lacrime. Io non merito, no, di essere da Voi perdonato dopo tante ingratitudini; ma ben lo merita cotesto Sangue pre­zioso che spargeste nella vostra ago­nia, lo merita la vostra preghiera; io meritano le vostre amarezze, i vostri tedii, le vostre pene. Ecco, o mio caro Redentore, ecco la mia speranza, il mio rifugio, la mia consolazione. Voi mi avete troppo amato per volermi abban­donare; Voi mi amate tuttora per esser pronto a spargere sopra di me nuove misericordie. Oh Gesù! la mia sorte sta dunque nelle vostre mani, anzi sta nel vostro dolcissimo Cuore. Deh Cuore adorabile del mio Gesù, quanto mai vi debbo esser grato per tanto amore! E perchè amore con amor si paga, accendete oggi in me la bella fiamma del vostro amore. O fuoco che ardi sempre e non ti estingui giammai, infiamma il mio povero cuo­re, abbrucialo, consumalo, onde sia tutto amore e carità. Consumate in me, o Gesù mio, tutti gli affetti disordinati del mio cuore, tutte le prave inclina­zioni, tutti i terreni sentimenti contrari al vostro amore, affinché regniate solo in me, nei miei pensieri, nei miei affetti, nei miei sentimenti. Io vi offerisco tutto quanto me stesso, vi dono me stesso, vi abbandono me stesso, non voglio più vivere in me, ma in Voi, e in Voi solo, o mio Redentore. Per troppo lungo tempo vissi lontano da Voi, senza di Voi, contro di Voi; ora sono tutto vostro senza termine né misura. O tenerissimo amico del mio cuore, non vi separate più da me; la morte piuttosto che una tale separa­zione. Io voglio che siate talmente padrone del mio cuore, che tutti i suoi battiti, tutti i suoi sentimenti, desiderii e affetti sieno altrettanti atti di amore, di riconoscenza, di donazione e di abbandono alla vostra volontà. O Cuo­re di Gesù, fate ch' io non abbia più amore se non per Voi e in Voi, non più volontà che la vostra, non più de­sideri che di piacervi!


Questo è il frutto che mi propongo di ricavarne; questa è la grazia che vi domando istantemente. Così sia.


Se non sia ancora terminata l'ora, aggiungasi un Pater, Ave e Gloria col Miserere nostri, Domine, miserere nostri... infine si termini come segue


Già l'ora vostra, o Gesù e Salvatore dolcissimo, è suonata; già io vi veggo nelle mani dei peccatori, fatto segno di obbrobrio degli uomini e rifiuto di una vile plebaglia... O Dio! eccovi, Gesù caro, in balìa dei vostri più cru­deli nemici, insultato, flagellato inco­ronato di spine, deriso e in mille guise schernito!... E' pronta la croce... pronti i chiodi!... il fiele... la morte, e qual morte!... Insulti dai nemici, abbandono dagli amici, derelitto dal Padre! O Gesù, perchè mai tanti strazi, tanti tormenti, tanto sangue, tal morte?... Per salvare la povera anima mia, per salvare gli uomini ingrati... Mille e mille ringraziamenti vi rendano meco, o mio Salvatore, il cielo, la terra, gli elementi, gli angeli, i santi, le crea­ture tutte, ora e per tutta l'eternità, mentre con tutti gli amanti del vostro afflittissimo Cuore, io vi ripeto con quanto mi date di amore per Voi « Adoramus te, Christe, et benedici­mus tibi, quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum. » (Si ripeta tre volte)...


Ma, o Gesù, io non mi leverò di qui, non lascerò i vostri san­tissimi piedi senza chiedervi una grazia... Sì, io vi chiedo che in tutto il tempo della mia vita, mi sia presente il Getsemani, presente il Pretorio, pre­sente il Calvario, presente il sepolcro... Vi chiedo di ricordarmi dei vostri dolori nelle mie afflizioni, dei vostri affanni nelle mie pene, della vostra morte nelle mie allegrezze. E come potrò io dimenticarmi dei vostri dolori, cagione di ogni mia felicità? No, non sarà mai, colla vostra grazia.


Vergine Addolorata fedele S. Gio­vanni, Maddalena, pregate per me, onde non mi scordi mai dei patimenti del nostro Gesù, ma ne faccia sempre argomento delle mie meditazioni e oggetto del mio amore, nè mai glieli accresca col maledetto peccato.


Per ultimo formisi una risoluzione particolare per il proprio avanzamento spirituale, come è accennato disopra; si ringrazi Dio delle grazie che ci ha dispensate in questa orazione fatta in compagnia di Gesù agonizzante nel­l'orto; e gli si chieda quel che ci ab­bia fatto conoscere come utile o neces­sario per l'anima nostra. Finalmente raccomandiamogli tutti i devoti del Sacro Cuore, specialmente le persone dedite a questo pio esercizio dell' Ora Santa; ne sono da dimenticare i de­funti, chiedendo a Gesù che una goccia del Sangue che trasudò nel Getsemani scenda a refrigerare quelle anime po­verelle. Si potrà conchiudere l'esercizio colla recita di tre Pater, Ave e Gloria.


 


(Dal libretto: " L'Ora Santa con Gesù agonizzante


edito dal: Messaggero del S. Cuore - Roma).


 


ORA SANTA _5


Preghiera preparatoria all'Ora Santa


O Misericordiosissimo Signore, ec­coci prostrati ai vostri piedi, per ri­spondere all'invito, che Voi indirizza­vate agli Apostoli: « Vegliate con me », ed ancora per non sentire questo dolce rimprovero: « Non avete potuto vegliare un'ora con me ». Infondete, o Signore, nei nostri cuori un grande odio al peccato, cagione della vostra agonia, ed un grande amore per Voi, o Signore, che ci a­vete tanto amato, da rivestirvi delle nostre iniquità per render soddisfazione al Padre Celeste colle sofferenze della vostra umanità e per riconciliarsi con Lui.


E Voi, o Madre dolorosissima, per quelle angosce, che affliggevano il vostro cuore, mentre il vostro Figlio Gesù nell'orto degli ulivi cominciava a sentire la noia e la tristezza, ottene­teci la grazia di pregare con Voi, af­finché, condividendo i vostri dolori e quelli del vostro Figlio, meritiamo di conseguire il frutto consolante della sua Passione. Così sia.


 


Introduzione


Prostràti alla presenza del nostro amatissimo Salvatore, ripensiamo a quella notte nella quale, dopo aver istituita la santa Eucaristia per farsi nostro cibo, il buon Gesù esce coi suoi Apostoli dal Cenacolo per recarsi all'Orto degli olivi e dar principio a quella crudelissima passione con cui doveva salvare il mondo.


Una mortale tristezza si mostra sulla fronte e si palesa dalle parole dell'af­flitto Gesù. Un pallore di morte adom­bra quel volto, su cui pocanzi splen­devano tutte le grazie del Paradiso.


Intanto l'affannato Salvatore posa sopra di noi i suoi sguardi, come se volesse dirci: Anime care, che mi co­state tante pene, trattenetevi con me almeno per un' ora, e guardate se vi è dolore eguale al mio dolore... Ma sappiate che nella notte della mia a­gonia cercai invano chi mi consolasse: Consolantem me quaesivi et non inveni.


Adorabile Gesù, potrà mai esservi creatura sì ingrata e sì dura di cuore, che si ricusi di passare un'ora in vo­stra compagnia, ricordando quei mi­steri di sommo amore, che si compi­rono nell' oscurità della notte della vostra Passione sulle sacrate zolle del Getsemani?... Buon Gesù, eccoci con voi: degnatevi svelarci l'atrocità delle vostre pene e quell' eccesso d' amore che vi spinse a farvi vittima dei miei peccati e dei peccati di tutti gli uomini.


 


I. La tristezza di Gesù


Non v' è pena maggiore di quella che con verità si può paragonare alle pene della morte. Ora il Salvatore nostro che è verità infallibile, per farci intendere l' eccesso del dolore che venne ad opprimerlo allorchè entrò nel Getsemani, dice che l'anima sua è presa da mortale tristezza: tristis est anima mea usque ad mortem; cioè, che il dolore ch' Egli soffre è tale da potergli cagionare la morte. E ciò detto s'inoltra nell'Orto degli olivi, finchè giunto a quel luogo dove soleva passare le notti in orazione, scherni..... Non basta ancora: deve soffrire l'infamia d'una condanna le­gale e vedersi abborrito dai principali della sua nazione e dal popolo. Mo­ribondo poi per tante pene, ha da trascinarsi al monte del sacrifizio, colla croce sulle lacere spalle, e cader più volte semivivo sotto l'enorme peso… E poi deve beversi l'amaro fiele… Esser denudato in mezzo ad una insolente moltitudine… Lasciarsi inchiodare mani e piedi… Dover pendere tre ore da quegli uncini di ferro e star lì, sorpreso tra cielo e terra, per espiare in un abisso di pene le iniquità dell' uman genere! Ma non basta ancora. A quell' atrocità di spa­simi dovrà aggiungersi il più amaro scherno, gl' insulti e le provocazioni più trafiggenti... Poi la cocente sete, re­sa più tormentosa dall'aceto... L'abban­dono del Padre... L'immenso dolore della dilettissima Madre... L'orribile e desolata morte!…


Anime cristiane, redente dalle atroci pene di Gesù, consideriamo il nostro Salvatore, sommerso in un abisso di do­lori... e ciò per amor nostro... per sal­varci... per condurci seco in Paradiso...


Oppresso da tanta angoscia, Gesù si accosta ai tre discepoli, ai quali aveva raccomandato di vegliare e di pregare; ma li trova addormentati! Per l'agonizzante Gesù non v'è una parola di conforto... non v'è un sen­timento di compassione!


Nell'amarezza dell'abbandono Egli rivolge a noi il moribondo suo sguar­do, per veder se può trovare nel no­stro cuore qualche affetto di compas­sione e di riconoscenza. E noi non avremo ora una parola pel buon Gesù? Cosa gli avremmo detto, se realmente ci fossimo trovati presso di Lui nella notte della sua agonia? Deh! apriamo il cuore e facciamo ora ciò che a­vremmo fatto allora, che gli è egual­mente gradito, perchè sempre Egli accetta con egual compiacenza le af­fettuose espressioni, che partono dal cuore dei suoi fedeli...


 


II. Gesù geme sotto il peso delle umane iniquità


Già una lunga ora di pene è tra­scorsa per Gesù, fra le tenebre della notte e nell' abbandono di tutti i suoi cari. La vivissima apprensione degli atroci strazi che lo attendono, ha spar­so il terrore e l'affanno nella bene­detta anima sua. Egli sente vieppiù l'enorme peso della missione di Sal­vatore del mondo... vede esser giunto il tempo della sua immolazione..... Il Cielo, la terra e l'inferno già sono armati contro di Lui... Egli deve so­stenere una grande battaglia, tutti i colpi della quale saranno scagliati con­tro Lui solo!


E Gesù che fa? pallido, tremante, si volge al Padre e umilmente escla­ma: Padre, se è possibile si allontani da me questo calice... - Quale rispo­sta riceverà l'umile preghiera del Fi­glio di Dio? Ah! il Cielo è chiuso... per Gesù non v'è risposta! Egli vuol soffrire anche questa pena per otte­nere a noi umile perseveranza nella preghiera e costante pazienza allorchè sembra che il Cielo sia chiuso alle nostre suppliche. Ah, buon Gesù! non v'è pena che Voi non abbiate voluto soffrire per nostro conforto e per nostro esempio...


Ma seguiamo il nostro Gesù, che spinto dall' amore s' inoltra sempre più per la via del dolore. L' orrenda serie di tutti i delitti, di tutte le scel­leratezze degli uomini gli si presenta al pensiero e gli lacera il cuore. E frattanto Egli vede che deve addos­sarsi quel l'abbominevole peso e com­parire dinanzi al purissimo sguardo del Padre ricoperto di quelle lordure... E' impossibile che mente umana possa comprendere e neppure immaginare l'orribile strazio che soffrì allora la benedetta ed innocentissima anima di Gesù. Oh! come ne rimane oppresso il caro Salvatore, sotto il peso di tanti peccati. Ma Gesù, dopo aver sodddisfatto per le umane iniquità, sacrificando la preziosa sua vita sopra un patibolo, potrà almeno sperare che gli uomini, riconoscenti a tanto benefizio, daranno eterno bando al peccato e rimarranno sempre fedeli a Colui, che con tante pene li ha salvati da eterna morte?... Ah, povero Gesù, così fosse!... Ma intanto un quadro ancor più orribile del precedente gli si presenta dinanzi.


Egli vede che anche dopo aver redento con tante pene l'umanità e lavato la terra col suo Sangue: dopo aver infuso nei suoi fedeli il divino Spirito, e aver fatto della terra un paradiso in grazia dell'adorabile Eu­caristia: dopo tanti eccessi di carità, Egli vede regnar tuttavia il peccato nel mondo! Vede la sua santa legge calpestata, la sua Chiesa e i suoi mi­nistri perseguitati, le sue grazie tra­scurate, il suo amore disprezzato… e piangendo esclama: Quae utilitas in sanguine meo? A che pro versare io tutto il mio Sangue? perchè morire fra gli spasimi d'un patibolo, se poi gli uomini, ingrati a tanto benefizio si daranno egualmente in braccio al de­monio e all'eterna dannazione? Quan­do finirà il regno del peccato nel mondo?


E qui il buon Gesù dà uno sguar­do a tutti i secoli avvenire, e in cia­scun secolo vede peccati, in ciascun anno vede peccati! Peccati in ciascun giorno, peccati in ogni momento!… E il peso di tutti questi peccati mag­giormente l'opprime e gli fa ripetere Supra dorsum meum fabricaverunt pec­catores: prolongaverunt iniquitatem suam: - Sopra di me innalzarono i peccatori l' edifizio della loro malizia: essi continuarono a battere la via d' iniquità!


Anime cristiane, vi sarebbe forse tra noi qualcuno che prolungando la catena dei peccati e rimandando sem­pre più in lungo la promessa conver­sione, strappa dal Cuore dell'agoniz­zante Gesù quel lamento pieno di sì giusto dolore? Oh! com'è orrendo il peccato dopo che un Dio ha versato tutto il Sangue, appunto per distrug­gere il peccato! Oh! com' è orrendo il peccato in anime già lavate da quel Sangue divino! in anime le tante volte congiunte nella Comunione al Cuore di Gesù! O afflittissimo Salvatore, quanta ragione avete di lamentarvi e di piangere!


Ma se Gesù con tanta ragione si lamenta dei peccati dei suoi redenti in generale, quanto non soffrirà al prevedere i peccati dei suoi cari amici, delle anime pie, delle anime a Lui consacrate? Anime dilette, Egli escla­ma, che siete intime famigliari del Cuor mio, che vi nutrite alla mia mensa, perchè mi trafiggete il Cuore col peccato? Popolo del mio Cuore, che ti ho mai fatto? In che ti ho contristato? Io ti ho dissetato colle celesti acque della mia grazia e tu mi porgi aceto e fiele? Io ti ho sa­ziato colla manna preziosa della mia Carne e tu mi percuoti con schiaffi e flagelli? Popolo mio, che ti ho fatto? in che ti ho contristato? Io ti ho pre­parato un posto in Cielo e tu mi pre­senti il patibolo?… Anime care, che poteva io fare per voi che non l'ab­bia fatto? E per tanto amore voi mi rendete triboli e spine?...


 


III. Il gran fiat


Contempliamo il nostro Salvatore, che, trafitto il cuore dall'umana ingra­titudine, è caduto a terra agonizzante. E' solo, abbandonato, senza una ma­no che lo sostenga, Egli che non ha mai ricusato di porger la mano ai deboli, ai tribolati, ai peccatori. Orsù, anime fedeli, è giunto il momento di rendere all'agonizzante Gesù un ri­cambio d'amore. Che avremmo fatto se nella notte della Passione ci fossimo trovati nel Getsemani presso l' a­gonizzante Gesù?


O penante Signore, noi vogliamo sollevarvi da terra... vogliamo offrirvi il cuor nostro per sostegno del vostro capo cadente... e poi vogliamo dirvi una parola che vi consoli. Dolcissimo Salvatore, vi amiamo, oh, sì vi amia­mo con tutto il cuore, sopra ogni cosa! Vogliamo procurarvi amore, vogliamo che tutti vi amino... la vita stessa vogliamo spendere perchè siate amato... Sì amato tanto, amato sempre. amato da tutti quelli che Voi avete redento. Inoltre qui alla scuola del dolore e dell'amore, vogliamo impa­rare, o Maestro divino, a mortificarci, a sacrificarci in tutto per vostro a­more.


Intanto scorrono lentamente per Ge­sù le ore della sua mortale agonia.... Egli, il Dio del cielo e della terra, langue disteso sul suolo, e nessuno si dà pensiero di Lui.


Ma i discepoli che fanno? Dormo­no!... Ah! Gesù nella notte della Pas­sione doveva soddisfare anche la pena dell'abbandono dei suoi cari e ne sentì in cuore tutta l'amarezza. Quella pena allora Gesù l'accettò, la volle; ma ora non la vuol più; anzi brama che i suoi redenti gli veglino in certo modo d'attorno, meditando la sua passione. Ma invece la maggior parte dormono il sonno degl' ingrati, che consiste nella dimenticanza di chi ci ama e ci benefica. Oh, che eccesso d'ingratitudine e di durezza! Buon Gesù, non siete conosciuto; se vi co­noscessimo, penseremmo sempre a Voi e il cuor nostro non palpiterebbe che per Voi.


Mentre il buon Gesù geme solo ed agonizzante per terra, ecco un angelo del cielo che viene per confortarlo. Con umiltà di figlio obbediente, Gesù accoglie il messaggero del Padre suo, pronto a sottostare ai suoi comandi. L'angelo viene per confortare Gesù, ma non per consolarlo, non per al­leggerirgli le pene, nè per levargli di mano l'amarissimo calice. Infatti egli rincuora Gesù a sostenere la grande battaglia, a cui va incontro, e a rice­vere da forte i colpi che il cielo, il mondo e l'inferno gli avrebbero sca­gliato contro. Il cielo, perchè l'eterna giustizia del Padre stava per punire in Lui tutte le iniquità degli uomini; il mondo, che non potendo soppor­tare la santità del Figlio di Dio, gli prepara il patibolo; e l' inferno, che per odio contro il Santo dei santi, eccita maggiormente la crudeltà dei nemici di Gesù, affinchè più spietata­mente lo strazino. Finalmente l'angelo lo esorta a bere sino all'ultima feccia l'abominante calice delle scelleratezze umane e a sostenere tutto il peso delle divine vendette.


Intanto la giustizia e la misericordia dell' eterno Padre aspettano da Gesù quella parola potente, per cui la terra si sarebbe riconciliata col cielo, can­cellando col Sangue del Redentore la maledizione meritatale dal primo pec­cato. Ma quanto non costa a Gesù quella parola! Egli innocentissimo, Egli santo ed immacolato, bisogna che si faccia peccatore, approprian­dosi le nostre iniquità. Questo lo ad­dolora immensamente e gli fa ripetere Transeat a me calix iste: passi, si allontani da me questo calice amaro!


Ma al tempo stesso Egli vede che se non si fa reo delle nostre colpe, se non acconsente a chiamare sopra di sè tutti i castighi della punitrice giustizia e lavare nel suo Sangue le nostre iniquità, noi siamo perduti..... E allora con un potentissimo sforzo di eroico amore Gesù pronuncia que­ste grandi parole: Pater, fiat voluntas tua!... Padre sia fatta la tua volontà.


Fiat! con questa parola Gesù si carica dei nostri peccati e ne accetta tutti i castighi. Accetta la corona di spine, per espiare i nostri cattivi pen­sieri e desideri: accetta i flagelli, per castigare in se stesso i nostri peccati di disonestà: accetta gl'insulti, gli sputi, gli schiaffi, per espiare il nostro orgoglio e la nostra superbia: accetta il fiele e l'aceto in soddisfazione dei peccati di parola e di gola: accetta i chiodi e la croce, per riparare alle nostre disobbedienze: accetta quelle tre lunghe ore di atroci spasimi sul patibolo, sospeso tra cielo e terra, per sanare tutte le nostre piaghe e rime­diare a tutti i nostri mali: accetta la morte, per ottenere a noi l'eterna vita, per spezzare le nostre catene, per a­sciugare le nostre lacrime.


Oh, parola potente, oh, prezioso fiat che rallegra il cielo, salva la terra, abbatte 1' inferno! Grazie, o buon Gesù; grazie d'un fiat cosi generoso. Vi benediciamo e vi rin­graziamo in nome di tutti gli uomini.


 


IV. Il Sangue di Gesù e i suoi frutti


Gesù, dunque, ha proferito il gran fiat, la parola della nostra salvezza; ma l'immenso sforzo sostenuto lo fa cadere di nuovo a terra agonizzante, sotto l' enorme peso che si è addos­sato. Da una parte lo preme la divina giustizia, che lo considera come vitti­ma universale, in cui si radunano tutte le colpe e tutte le pene; e dal­l' altra lo preme l'infinito desiderio che ha di compiere la gran missione di Redentore del mondo, il che gli anticipa quel doloroso battesimo di sangue, da Lui tanto bramato. Ah, ora il buon Gesù può ben conside­rarsi come eletto frumento, triturato fra due macine e come maturo grap­polo d'uva, spremuto sotto il tor­chio!


Infatti per l'immenso dolore che gli stringe il cuore, incomincia a stillare da tutte le sue membra il sangue e in così gran copia che va a scorrere sulla terra. Oh, quanto è costato a Gesù quel gran fiat, quella parola salutare! Oh, quanto ha dovuto sof­frire per farsi pagatore di tutti i nostri debiti! E qual vergogna per noi, che ricusiamo di fare anche i più lievi sa­crifici, mentre vediamo il nostro Dio, che spontaneamente si fa vittima per nostro amore!


Ma perchè, o dolce Gesù, perchè struggervi così tra infiniti dolori, Voi che con una sola preghiera, con un sospiro, con un palpito del vostro Cuore avreste potuto salvare tutto il mondo? Ma un profeta aveva già detto che la redenzione di Gesù sarebbe stata copiosa. E veramente copiosa è la redenzione da Lui operata, la quale non solo ci libera dall'eterna morte, ma ci rimette nell'onore di innocenti, di giusti, di santi! Solo un Dio poteva compiere una sì grande opera!...


Ma Gesù ancora non è pago: l'in­comprensibile amor suo vuole che per mezzo dei suoi dolori ci venga posto in mano, come cosa assoluta­mente nostra, il tesoro dei suoi meriti, col quale possiamo ottenere dal­l'Altissimo ogni bene.


Che si potrebbe bramare di più? Eppure più ancora ha fatto l' infinita carità del nostro Salvatore. Colla voce del suo Sangue e coi gemiti del suo Cuore agonizzante, Egli c'impetra dal Padre la somma grazia d'essere in­nalzati fino all' amplesso della divi­nità, mediante l' Eucaristia, da Lui quella notte medesima istituita. E quasi ciò non basti, Egli vuole che lo Spi­rito Santo sia infuso e dimori perma­nente nelle nostre anime, innalzando così l' uomo al supremo grado della felicità, della grazia e della gloria.


Oh! Anime cristiane, quanto mai siamo state amate dal nostro Salva­tore!... E come dall' alto della croce fra poco Gesù dirà alla Madre sua Ecco il tuo figlio; e le consegnerà nella persona dell'apostolo Giovanni tutti i suoi redenti, così nel Getsemani si volge al Padre e dice: Ecco i tuoi figli. Io, tuo Figlio vero, prendo il posto dell' uomo peccatore, affinché il peccatore prenda il mio posto e di­venga tuo figlio per grazia. A me, o Padre, le pene e al peccatore perdono e pace; a me la morte, a lui la vita; a me il tuo abbandono, o Padre, e a lui perfetta, beata ed eterna unione con Te... Ecco, ecco i tuoi figli... abbracciali. Il sangue mio li rende puri, belli e degni di Te.


Padre, io voglio che le anime che mi hai date, siano una cosa sola con noi, unificate in noi, come io sono uno con Te. Ricordati, o Padre, che mi sono abbassato a farmi uomo, af­finchè l'uomo fosse innalzato fino a Dio, regnante nella stessa tua gloria per tutta l' eternità. - Ecco gl' incom­prensibili misteri d'amore, che si o­perano nel cuore d'un Dio, che suda Sangue per gli uomini! Ecco gli am­mirabili frutti del Sangue di Gesù!


Silenzio, ammirazione e generoso amore, questo, o anime cristiane, è il solo ricambio che noi possiamo of­frire a quel grande, a quel santo, a quell' infinito Amore che si sacrifica per noi!...


(Quest' Ora Santa, composta dalla Madre Elena Guerra, era usata abitualmente da Santa Gemma Galgani).


 


 


ORA SANTA_6


Preghiera preparatoria all'Ora Santa


O Misericordiosissimo Signore, ec­coci prostrati ai vostri piedi, per ri­spondere all'invito, che Voi indirizza­vate agli Apostoli: « Vegliate con me », ed ancora per non sentire questo dolce rimprovero: « Non avete potuto vegliare un'ora con me ». Infondete, o Signore, nei nostri cuori un grande odio al peccato, cagione della vostra agonia, ed un grande amore per Voi, o Signore, che ci a­vete tanto amato, da rivestirvi delle nostre iniquità per render soddisfazione al Padre Celeste colle sofferenze della vostra umanità e per riconciliarsi con Lui.


E Voi, o Madre dolorosissima, per quelle angosce, che affliggevano il vostro cuore, mentre il vostro Figlio Gesù nell'orto degli ulivi cominciava a sentire la noia e la tristezza, ottene­teci la grazia di pregare con Voi, af­finché, condividendo i vostri dolori e quelli del vostro Figlio, meritiamo di conseguire il frutto consolante della sua Passione. Così sia.


 


Per il mese di Giugno


Introduzione


Come il maggio ci parla natural­mente di Maria, così il giugno ci parla naturalmente del Sacro Cuore di Gesù. Saresti capace, anima riparatrice, di ricordare anche semplicemente il giu­gno, senza sentirti dolcemente ripor­tata a quel divin Cuore cui questo mese è consacrato?


Ma vedi, anima riparatrice. Questo pensiero, che dovrebbe riempirti tutta di dolcezza, porta anche, se ben os­servi, un senso di dolore e di sgo­mento al tuo cuore. Gesù ci ama. Egli è l'Amore infinitamente amante. Il suo Cuore divino, squarciato dal­l'amore, sta là a dimostrarcelo. Po­tresti desiderare di più per sentirti i­nondata di dolcezza?…


Ma a questo pensiero ne va con­giunto, spontaneamente, un altro: l'A­more non è amato!... Questo Amore, che oltre ad essere infinitamente amante è anche infinitamente amabile, non riceve il contraccambio dalle ani­me che ha amato come un Dio può amare!... Quale stridente contrasto!...


La gratitudine che gli uomini si fanno un dovere di nutrire verso gli altri uomini, non la sentono, tante volte, per Gesù, il cui Cuore si ri­versa sui nostri colla pienezza della sua divinità, redimendoci e facendoci partecipi della sua vita!... Non solo, ma gli uomini giungono fino ad of­fendere questo Cuore divino!... Un pensiero alle tante colpe che gli uo­mini commettono verso Gesù, ci riem­pie di spavento e di dolore!... Si è dunque Egli incarnato per questo?.... Per questo forse, ha sofferto per noi ed è morto sul patibolo della Croce?...


E in mezzo a tanta ingratitudine, in questo mondo di sconoscenti, di ciechi, di insensati, non ci sarà nes­suno che sappia e che voglia com­prenderlo e compatirlo, che voglia ri­cambiare senza riserve il suo amore sconfinato, che voglia riparare alle tante ingiurie e alle tante ingratitudini dei peccatori?


Anima riparatrice, Gesù è in cerca di cuori amanti... Egli ha rivolto l'in­vito a S. Margherita Maria, e, dopo di Lei, a tante anime. Egli rivolge l'invito anche a te, questa sera... Non lo accetterai tu?... In questa ora santa del mese di giugno, Egli si presenta a te col suo Cuore squarciato, chie­dendoti veglia e preghiera, amore e riparazione... Accoglilo questo invito!... Ti par forse piccola cosa consolare il Cuore di Gesù?... Ti par piccola cosa deporre in questo Cuore, ago­nizzante di dolore e di amore, una goccia, sia pur piccola, di balsamo che ne lenisca le ferite che lo fanno soffrire ed agonizzare?... Oh, anima riparatrice, forse solo in cielo potrai comprendere quanta gioia arrechi il tuo amore riparatore a questo Cuore che agonizza nella solitudine paurosa del Getsemani; ma intanto tu sai di consolarlo!... Che pensiero consolante per te!...


Accetta dunque l'invito, e veglia accordando, come due strumenti mu­sicali, il palpito del tuo cuore con i palpiti del Cuore del divino agoniz­zante del Getsemani!... Pater, Ave e Gloria.


 


I° quarto d'ora


Segui dunque Gesù, o anima ripa­ratrice, dal Cenacolo al Getsemani. Questa volta, però, tu non devi se­guirlo accompagnandolo semplicemen­te per via come facevano gli Apostoli. Tu devi invece, fin dal primo passo, penetrare nel Suo Cuore adorabile. Più che seguirlo, tu devi sentirti por­tata da Lui... Restando nel Suo Cuore, sarai meglio in grado di comprendere i suoi sentimenti, e di farli tuoi...


E' vero, il suo costato non è ancora aperto. La lancia non ha ancora pro­dotto quella ferita che è divenuta poi come la simbolica porta per la quale si giunge al Suo Cuore. Ma quel Cuore è già ferito dall'amore, e basta questa ferita ad aprire la breccia per la quale potrai penetrarvi... Entra dun­que, o anima riparatrice, nel Cuore santissimo del tuo Gesù, e sappi pren­dervi posizione...


Nell'uscire dal Cenacolo, pensa che il Cuore ove hai preso dimora è quel Cuore stesso che, pochi momenti pri­ma, ha istituito l' Eucaristia... che ha parlato, con tanta accorata passione, agli Apostoli, esortandoli all'amore..... che si è rivolto al Padre celeste, do­mandandogli. per noi, la grazia di sentirci uniti e fusi come in un' a­nima, come in una cosa sola fra noi, per sentirci fusi in una cosa sola con Lui, e, per mezzo Suo, col Padre ce­leste... Non senti, entrando in questo Cuore, come freme ancora per la com­mozione di questa divina preghiera?


E nell'avviarti al Getsemani pensa che il Cuore ove sei entrata è quello stesso che va a dar principio alla sua passione per amor tuo... Non senti come in quel Cuore la passione di amore va alternandosi con l' amor di passione?... E tutto ciò per te!


Quando dunque Gesù si avvia per la strada che lo conduce oltre il tor­rente Cedron e all'orto degli ulivi, in compagnia degli Apostoli che sono ora, dopo le intimità del Cenacolo, facili agli entusiasmi, come tra breve lo saranno alla debolezza e alla infe­deltà, sforzati di sentire ripercuotersi nel tuo ciò che travaglia ed affligge il Cuore del tuo Gesù! ... Gli Apostoli non lo comprendono... Sono ancora troppo esterni a Gesù e perciò incapaci di comprenderlo... Ma tu, anima riparatrice, sei in grado di compren­dere...


Segui, ad una ad una, tutte le pa­role di Gesù ai suoi cari... Gli sgor­gano dal Cuore, e tu sei in quel Cuore... Comprendi l'amore che le detta..... E scruta il cuore degli Apo­stoli, nel quale, scendendo, esse tro­vano tanta incomprensione..... Non ti pare che le parole di Gesù, non com­prese dagli Apostoli, ritornino, quasi si ritorcano sul suo Cuore, dal quale sono partite, come per tormentarlo e per essere il preludio della sua pas­sione ?....


Tu lo sai, o anima riparatrice, è sempre doloroso non esser compresi... Ma il dolore cresce a dismisura, quan­do chi soffre è il Cuore sensibilissimo e delicatissimo di Gesù; quando co­loro che non Lo comprendono sono quelli stessi che Egli ha chiamati suoi amici.....


Oh, per la via stessa che ora stai percorrendo con Gesù, può dirsi che la passione comincia! Tu, che sei in quel Cuore, lo senti... Se non è an­cora l'agonia, è certamente uno stato preagonico..... Tu devi sentirlo, quel Cuore, agitarsi convulso e spasmodi­co... Tu devi già cogliere quei primi sintomi di agonia!...


Ma nell'incomprensione degli Apo­stoli, Gesù sente gravare tutte le in­comprensioni che si sarebbero susse­guite, nei secoli, da parte di tante anime!... Quante sono le anime, che, in questi venti secoli di storia e di vita cristiana, hanno compreso e com­prendono Gesù che sta per iniziare la sua passione? Oh, grazie a Dio, non sono mai mancate anime che hanno saputo comprenderlo; ma che piccolo numero, in confronto di quella moltitudine che è rimasta ostinata e fissa nella sua incomprensione!... E tu, o anima riparatrice, hai, in passato, compreso sempre Gesù?... Te beata, se puoi affermarlo!... E' certo pero che, d'ora innanzi, tu non vorrai più restare in uno stato d' incomprensio­ne!... Viva nel Cuore vivo di Lui, tu devi sentirne tutto lo spasimo, tutto il dolore, tutta l'angoscia straziante !... Come potresti dire, se no, di vivere nel suo Cuore?...


Ecco dunque, o anima riparatrice, come devi, in quest' ora santa del mese consacrato al divin Cuore di Gesù, cominciare ad adempiere il tuo pietoso ufficio!... Pater, Ave e Gloria.


 


II.° quarto d'ora


Resta ancora nel Cuore del tuo Gesù, o anima riparatrice, e segui il divino Maestro che si interna nell'orto degli ulivi per dar principio alla sua passione.....


Gli spasimi del Cuore di Gesù an­dranno aumentando... Gesù lo sente, Gesù lo sa... E sa che la sua umanità, nel momento in cui maggiore sarà l'angoscia, sentirà il bisogno di non essere sola... Quanto è naturale il de­siderio, il bisogno di sentirsi fiancheg­giati e sorretti nei momenti più duri e più neri della vita!... Quanto è pre­ziosa, in quei momenti, un'anima a­mica che si tenga presente a noi e vigile sul nostro dolore per alleviarlo, per lenirlo, per condividerlo!... Ebbe­ne, Gesù, che ha voluto rivestirsi di tutte le nostre infermità e miserie, al­l' infuori. del peccato, ha provato, nell'imminenza della sua dolorosa agonia, anche questo bisogno... E il suo Cuo­re, invaso dalla paura di quella soli­tudine angosciosa che già gli si pro­filava dinanzi, rivolge agli Apostoli un appello, che è desiderio; che è pre­ghiera, che è supplica... « Restate qui, mentre io vado ancora più in là per pregare »... Restate qui, ma restate svegli... Sento già tanta tristezza, tanto tedio, tanta paura!... Non vorrete con­cedermi il piccolo favore di vegliare con me, mentre io non solo veglio, ma veglio agonizzante per voi?...


Gli Apostoli non comprendono!...


I loro occhi, appesantiti dall'incom­prensione, inesorabilmente si chiudo­no... Si chiudono, come, alla sera, si chiudono gli occhi di uno stordito che nulla ha compreso di un pericolo che lo sovrasta... Gesù lo sa, Gesù lo sente!... E il suo Cuore, in cui già turbina pauroso e terrificante il fantasma della passione e della morte imminente, si agita sempre più con­vulso!...


Non ha domandato molto Gesù ai suoi amici.... Solo un po' di veglia.... E' possibile chieder di meno a coloro ai quali, per tanti titoli, ha diritto di chieder tutto?... Eppure gli Apostoli, al Cuore santissimo di Gesù, negano anche questo piccolo attestato della loro amicizia!... Affranto dalla paurosa solitudine, Gesù torna infatti presso di loro e li trova addormentati!


Se ti sei tenuta nascosta nel Cuore profondo del tuo Gesù, puoi facil­mente comprendere quale colpo gli recasse questo sonno degli Apostoli... Al posto di Gesù, noi non avremmo saputo resistere... Il nostro dolore, o si sarebbe espresso con escandescenze di ira, o avrebbe raggiunto la dispe­razione... Gesù invece si limita a rim­proverare dolcemente i tre, e special­mente Pietro a cui era sbollito ormai l'eccesso di entusiasmo mostrato po­c'anzi, esprimendo la sua meraviglia perchè non avevano saputo vegliare un'ora con Lui... Ma in questo dolce e paterno rimprovero, in questo divino stupore, quale immensità di amarezza viene espressa da Gesù! Egli non ha risentimenti, non cade nella dispera­zione, ma tutto il dolore che, in simile caso, avrebbe spinto noi verso uno di questi eccessi, si riversa su quel Cuore adorabile, e lo lacera, e lo strazia, e lo martirizza!... Non senti, non comprendi tutto ciò chiaramente, o anima riparatrice?...


Ma Gesù ti ha ammesso nel san­tuario del Suo Cuore, non solo per­chè tu comprenda, ma anche perchè tu impari a conoscere come ti sia possibile consolarlo... Se tu senti che Egli soffre per il sonno di incompren­sione degli Apostoli, tu comprendi che puoi consolarlo solo con la tua veglia di amore... Ed è appunto que­sto che Gesù vuole da te... « Veglia! » Egli ti dice..... E ti fa comprendere quanto Egli tenga a questa tua veglia, destinata a diminuire gli orrori della solitudine che grava come un incubo su di Lui!...


Anima riparatrice, vegli tu?... Ed hai sempre vegliato?... Non meriti, o almeno non hai mai meritato il rim­provero di Gesù per aver dormito vicino a Lui agonizzante che pregava il Padre per te?... Oh, come e quanto hai dormito anche tu il sonno dell'in­comprensione!... Forse la tua vita è stata tutta un deplorevole sonno !..... E non ti pare che sia ormai tempo di svegliarsi?... E' quello che ti chiede Gesù... Ti chiede così poco per as­sociarti alla sua opera redentrice!... Non glielo concederai ?... Pensa che se fin qui, perchè solo vicina a Gesù, potesti appellarti a qualche pretesa at­tenuante, a qualche deplorevole scusa, ora, che abiti in quel Cuore divino, nessuna scusa sei in grado di men­dicare!...


Veglia, dunque, e fai sentire la tua vigile compagnia amorosa a Gesù, af­finchè Egli si senta consolato, e tu sia veramente associata alla sua gran­de opera di universale riparazione... Pater, Ave e Gloria.


 


III.° quarto d'ora


Parlando degli Apostoli, che Gesù desiderava aver compagni e consola­tori nella sua agonia, Egli avrebbe potuto dire, purtroppo, di aver cercato chi Lo consolasse ma invano!... Ma Gesù, dagli Apostoli, avrebbe deside­rato qualche cosa di più di una sem­plice veglia che rendesse spettatori della sua agonia questi assenti pieni di sonno... Egli li avrebbe voluti partecipi della sua passione... E partecipi per quel senso di solidarietà che essi dovevano sentire verso Gesù che vi­veva in loro, e che doveva far loro sentire il dolore di Gesù come loro dolore... Non viveva Gesù, per la grazia, nelle loro anime?... Non ave­vano essi ricevuto, poco prima, il sacramento eucaristico per il quale Gesù rimane nelle anime e le anime in Gesù?.. Eppure essi non danno a Gesù neppure il minimo conforto!... Neppure quel senso di compassione umana che è si frequente fra gli uo­mini!...


Immagina dunque, o anima ripara­trice, il dolore del Cuore di Gesù in questo abbandono!... Tre anni di vita con loro non erano stati sufficienti a creare fra loro e Gesù quella corrente che non vien meno neppur davanti alla morte!... Neppure il Pane dei forti, che avevano ricevuto dalle mani stesse di Gesù, li aveva potuti modifi­care !... Oh, quanto dovè soffrire di tutto questo il Cuore di Gesù!...


Anima riparatrice, non senti, a que­ste considerazioni, scinderti il cuore?... E se non senti che ti si spezza, che cosa mai varrà a spezzartelo?... Non sei tu, in questo momento, nel Cuore di Gesù?... E non sei in quel Cuore, proprio perchè anche in te Gesù vive colla sua grazia?... E non sei anche tu membro vivo di Gesù?... Il Cuore di Gesù, nel quale tu abiti, non è anzi divenuto il tuo cuore? San Bo­naventura riconosce audace questo pensiero, ma si sente fiero di procla­marlo, dicendo che se noi siamo membri vivi di Gesù che è il nostro Capo, il Cuore del nostro Capo è anche il nostro Cuore... Non senti dunque, in questo momento, e non avverti, e non curi il dolore atroce di quel Cuore che è di Gesù ed è an­che tuo?.. Oh, come daresti prova di essere un cuore atrofico, se tu non sentissi lo strazio dell'agonia di Gesù!...


Ma tu non puoi essere un cuore atrofico!... Gesù ha voluto che tu fossi un'anima riparatrice!... Ha vo­luto, perciò, darti una squisita sensi­bilità, una più potente capacità di compassione, una inclinazione irresi­stibile a far tuoi i suoi dolori per al­leviarli e per ottenere perdono a coloro che, peccando, continuano a mol­tiplicare le cause dei suoi dolori di agonia... Vedi, dunque, quanti doni tu dovresti calpestare per non asso­ciarti ai dolori di Gesù!...


Gesù soffre perchè, innocentissimo, si sente carico dell' immondo fardello dei peccati degli uomini e tu non soffrirai dello stesso dolore?...


Il Cuore di Gesù soffre perchè si sente dive­nuto peccato, come dice S. Paolo; e tu non sentirai le stesse pene?...


Gesù soffre perchè sente di essere divenuto il bersaglio di tutte le maledizioni del Padre celeste; e tu non sentirai di esserlo con Lui?...


Gesù soffre per­chè vede avvicinarsi il calice amaris­simo della passione, che Egli deve bere per volontà del Padre celeste, e tu non sentirai che una parte di quel calice si riversa sul tuo cuore?...


Gesù soffre perchè vede profilarsi pauroso davanti alla sua anima lo spettro pauroso della morte di croce dopo una penosa passione, e tu non proverai gli stessi suoi sentimenti?...


Gesù soffre per tutte le previste infe­deltà, per tutti gli abbandoni, e tu non sentirai nel cuore lo strazio provato, davanti a questa triste visione, dal Cuore di Gesù ?...


Oh, anima ri­paratrice, quanto saresti infedele alla missione che Gesù ti ha affidato se tu restassi impassibile davanti a tanto dolore!...


Ma tu non sarai infedele, o anima riparatrice!... Di' al tuo Gesù che non sarai infedele!... Digli che accetti la solidarietà al suo dolore, al suo stra­zio, alla sua agonia!.. Assicuralo che se tu sei nel suo Cuore, ed intendi di restarvi, è proprio per saperne com­prendere lo strazio, e per prendere la parte più attiva alla sua agonia col sentirla come tua... Assicuralo che, per essere, come Egli ti vuole, vera ripa­ratrice, tu accetterai tutti i dolori e tutte le pene della vita come una par­tecipazione all’ora del Getsemani, e come un mezzo per riparare alle in­giurie che gli uomini fanno al suo Cuore adorabile nel quale tu vivi e che tu intendi, di consolare... Pater, Ave, Gloria.


 


Ultimo quarto d'ora


Giacchè hai la fortuna di fare que­st'ora santa stando raccolta nelle intimità del Cuore di Gesù, approfittane, o anima riparatrice, per esplorare an­che più minutamente ciò che in esso ha prodotto lo strazio dell' agonia.


Lo spasimo del dolore ha raggiunto il suo massimo... L'anima di Gesù si eleva in una più prolungata tensione di preghiera al Padre, mentre il suo corpo si ricopre di un sudore di san­gue che scorre fino a terra...


Ricorda! Non è la prima volta che Gesù sparge il suo sangue prezioso... e non sarà l'ultima... Ma le altre volte il sangue scorre perchè una o molte ferite gli hanno aperta la via... Que­sta volta, invece, il sangue scorre senza nessuna ferita visibile... Come si spiega ciò?...


Ascoltane la spiegazione da fonti autorizzate. San Bernardo dice che questo sudore di sangue indica le angustie del Cuore di Gesù... San Bo­naventura afferma che Gesù non a­vrebbe così sudato sangue, se inter­namente il Cuore non fosse stato in­franto dal dolore...


Ma la pena del dolore non basta per spiegare interamente questo stra­zio del Cuore divino... Questo Cuore sanguina, perchè, anche prima della lancia, anche prima dello strazio di agonia del Getsemani, aveva ricevuto un' altra ferita: la ferita dell'amore. E' questa anzi la prima ferita che il Sa­cro Cuore ha ricevuto... Così ferito, al sopraggiungere dell'agonia di quella notte spaventosa, non fa meraviglia che quel Cuore adorabile, stretto nella morsa del dolore, abbia sanguinato, fino a bagnare il corpo di Gesù e la terra circostante!... La ferita della lan­cia, che colpirà il costato di Gesù già morto, non farà che aggiungersi a questa ferita d'amore... La ferita vi­sibile, dice ancora San Bonaventura, non farà che mostrar meglio la ferita invisibile!...


Tu, anima riparatrice, che sei nel Cuore di Gesù in quest'ora di veglia amorosa, tu comprendi lo strazio an­che della ferita d' amore... ma, al so­praggiungere dei dolori d'agonia, tu senti anche tutto lo strazio di quel Cuore... E' Gesù che sembra richia­marti a questa realtà ripetendoti col profeta: «Il mio cuore si è spezzato dentro il mio petto!»... E tu non puoi non sentirne lo strazio!... La morsa, che stringe e stritola il cuore del tuo Gesù, stringe e stritola anche te che vi sei dentro...


Oh, quanto devi al tuo Gesù per il privilegio grande che Egli ti ha fatto ammettendoti nell' intimità del suo Cuore!... Tu devi però saper corri­spondere a questa grazia!... Se Egli ti ha permesso, così, di comprendere la ferita d' amore che Lo strazia, lo ha fatto perchè Egli vuole essere da te riamato... Se Egli ti ha concesso di comprendere la ferita che il dolore gli ha inflitto, lo ha fatto perchè vuole che tu Lo consoli prendendo parte ai suoi dolori di agonia...


Anima riparatrice, dopo avere assi­stito così da vicino, così intimamente, all'Agonia di Gesù, promettigli di vo­ler essere sempre secondo i suoi de­sideri, sempre agonizzante con Lui per ottenere il perdono ai poveri pec­catori, sempre amante di Lui, per con­solarlo!...


 


CONCLUSIONE


Quest'ora santa, che hai trascorsa nel Cuore di Gesù ti ha dato una evidente conferma della triste verità.


E ti ha mostrato che il Cuore di Ge­sù ha agonizzato e si è squarciato per questa ingratitudine che gli ha inflitto la doppia ferita dell'amore e del do­lore!...


Che questa esperienza non resti inutile per te, o anima riparatrice... Tu hai compreso che Gesù ti vuole nel numero di quelle anime che, per cooperare all'avvento del suo Regno d'amore, accettano l'invito e la mis­sione di soffrire con Lui, di conso­larlo, di amarlo!... Ebbene, sappi uti­lizzare ciò che hai compreso!...


Un'ora in compagnia di Gesù passa presto... troppo presto... mentre l'ago­nia del suo Cuore si protrae da venti secoli nella Chiesa, suo Corpo misti­co... Tu devi restare, per tutta la vita e in tutte le azioni, nello stesso spi­rito di quest'ora... Non uscire mai più da quel Cuore!... Non rifiutare di com­prenderne l'amore... di comprenderne il dolore!... Non cessare di compren­dere il suo desiderio di corrispon­denza da parte degli uomini, e l'in­vito che Egli ti fa a supplire anche per gli altri!...


Il mondo continuerà ad andare per la sua via... L'Amore continuerà a non essere amato... Ma che ci sia al­meno un gruppo di anime che per se stesse e per gli altri Lo amino, e, fra queste, anche tu, o anima riparatrice!...


Pater, Ave, Gloria, per l'acquisto delle sante Indulgenze, secondo la men­te del Sommo Pontefice.


 


 


ORA SANTA_7


Preghiera preparatoria all'Ora Santa


O Misericordiosissimo Signore, ec­coci prostrati ai vostri piedi, per ri­spondere all'invito, che Voi indirizza­vate agli Apostoli: « Vegliate con me », ed ancora per non sentire questo dolce rimprovero: « Non avete potuto vegliare un'ora con me ». Infondete, o Signore, nei nostri cuori un grande odio al peccato, cagione della vostra agonia, ed un grande amore per Voi, o Signore, che ci a­vete tanto amato, da rivestirvi delle nostre iniquità per render soddisfazione al Padre Celeste colle sofferenze della vostra umanità e per riconciliarsi con Lui.


E Voi, o Madre dolorosissima, per quelle angosce, che affliggevano il vostro cuore, mentre il vostro Figlio Gesù nell'orto degli ulivi cominciava a sentire la noia e la tristezza, ottene­teci la grazia di pregare con Voi, af­finché, condividendo i vostri dolori e quelli del vostro Figlio, meritiamo di conseguire il frutto consolante della sua Passione. Così sia.


 


Introduzione


Immaginatevi di vedere Gesù nel­l'Orto degli olivi oppresso di tri­stezza, abbandonato da tutti, perfino dai suoi Apostoli, che non sono ca­paci di vegliare con Lui; immagina­tevi vi dica: « Tu almeno, veglia con me, » e rispondete all' invito suo.


O mio dolce Gesù, che onore mi fate! Voi mi chiamate ad assistere alla vostra dolorosa agonia, mi chiamate a vegliare con Voi, a pregare con Voi, a consolarvi. Come volentieri vi seguo nell'Orto degli olivi, e, pro­strato con Voi colla faccia a terra, cerco d'unire i miei ai sentimenti vo­stri! Ma Voi l'avete detto, Gesù; lo spirito è pronto, ma la carne è debole. Sostenetemi dunque, perchè non avvenga a me come ai vostri Apostoli e non mi addormenti, mentre dovrei vegliare con Voi; fatemi Voi entrare nei vostri sentimenti; fatemi Voi sen­tire qualche cosa di quanto soffriste in quell'ora d'agonia; parlate Voi al mio cuore.


Vergine Maria, Voi non eravate ac­canto a Gesù in quell' ora d'agonia, ma certo la conoscevate e vi univate allora a Lui; oh! potessi in questo momento possedere il vostro Cuore amante! Suggeritemi Voi, dolcissima madre mia, le parole che meglio pos­sono consolare il vostro Gesù ago­nizzante; permettetemi che gli offra il vostro amore in riparazione delle freddezze degli uomini.


Santa Margherita Maria Alacoque, amante ferventissima di Gesù, aiuta­temi a santamente passare quest' ora.


 


1° quarto d’ora


I nostri languori li ha Egli presi sopra di Sé ed ha portati i nostri do­lori. (Is., LIII 4).


L'anima mia è afflitta fino alla morte. (S. Matt., XXVI, 139). Consideriamo l'umiliazione profon­da di Gesù, che si trova davanti al Padre suo coperto di tutte le nostre piaghe. Ecco ciò che gli fa dire: L'a­nima mia è triste fino alla morte!


«Sono comparso,» rivelò Egli a S. Margherita Maria, «dinanzi alla santità di Dio, che, senza aver ri­guardo alla mia innocenza, mi ha calpestato nel suo furore, facendomi bere il calice, che conteneva il fiele e l'amarezza della sua giusta indi­gnazione, come se avesse dimenticato il nome di Padre per sacrificarmi alla giusta sua collera. Non vi ha creatura che possa comprendere la forza dei tormenti che in allora provai; è quello stesso dolore, che prova l'anima col­pevole, allorchè si trova dinanzi al tribunale della Santità Divina, che gra­va su di lei, la schiaccia, l'opprime e l'inabissa nel suo giusto furore».


Cerchiamo di stare un momento an­che noi sotto quest' incubo terribile delle colpe di tutti gli uomini, che gravita sul capo del Giusto per eccel­lenza. Egli portava il peso di tutti i delitti... Tutti i delitti!... Pensiamo ai più orrendi, ai più nefandi, che ab­biano contaminato mai la faccia della terra... a quelli, che fanno raccapric­ciare ogni animo onesto... Egli se li era addossati tutti!... che, meraviglia che l'Anima sua fosse triste fino alla morte? Più l'anima è pura e più il male le fa orrore; e quando è co­stretta a toccare il fango, prova una ripugnanza, un raccapriccio indicibile. Pensiamo che cosa deve avere pro­vato l'Anima infinitamente pura di Gesù Cristo nel trovarsi non al con­tatto semplicemente di qualche orribile piaga morale, ma coperta dal cumulo di quanto di più immondo vi fu e vi sarà mai sulla terra, schiacciato da esso! Consideriamo l'umiliazione sua nel sentirsi in questo stato davanti al suo Padre Celeste, di cui Egli cono­sceva l'infinita santità, quella santità, che noi, uomini finiti, non potremo mai intieramente immaginare, ma che a Lui era nota appieno!


O mio adorabile Salvatore, come comprendo in questo momento quelle vostre parole: L'anima mia è triste fino alla morte! Il vostro sguardo divino in quella notte terribile abbrac­ciava tutta la terra, penetrava in tutte le età e Voi vedevate in tutti i tempi la terra intiera allagata da mali e da peccati; l'empietà, gli spergiuri, i tra­dimenti, le immoralità tutte degli uomini erano là davanti al vostro sguar­do. O Gesù, io cerco di comprendere l'amarezza ineffabile, che doveste sof­frire allora! Oh! che davvero l'Anima vostra doveva essere a quella vista profondamente triste!


Fate penetrare, mio Gesù, un poco di quella vostra tristezza nel mio cuo­re. Voi ben lo sapete quante volte all'udire la bestemmia, al vedere la colpa, commessa sfacciatamente da­vanti a Voi, sentii come il freddo di una lama attraversarmi il cuore: eb­bene, aumentate in me, mio Salvatore, questa sensazione di dolore davanti all'offesa fatta al mio Dio; io ve l' offro unita all' amarezza ineffabile che provò il vostro Cuore Divino alla vista del peccato, che allagava la ter­ra; per questa vostra amarezza fate che il mio cuore non rimanga mai indifferente al male, ma fate anche che esso non acconsenta mai al male.


O mio Salvatore, lo so; tra quei pec­cati, che erano là davanti al vostro sguar­do in quella notte terribile, Voi scorgeste anche i miei, Voi contaste le mie di­sobbedienze alla vostra legge e tanto più ne soffriste perchè vedevate i beneficii, che innumerevoli erano versati sul mio capo, sì che le mie disobbe­dienze contenevano una porzione di ingratitudine maggiore! O mio buon Gesù, perdonatemi e datemi la grazia d'evitare per l' avvenire la benchè menoma colpa.


Voi, Signore, faceste vostri i nostri languori; Voi vi addossaste tutte le più orribili colpe e ve ne rivestiste perchè la giusta collera del vostro Padre Celeste cadesse su Voi e non su coloro che la vostra infinita mise­ricordia v' aveva fatto eleggere a fra­telli; Voi vi faceste capro espiatorio per tutti, e voleste, Voi, il Giusto, provare quella tristezza, che è natu­rale conseguenza del peccato! Oh! siatene ringraziato da tutti gli uomini. Per questa vostra generosità, fate, mio Salvatore, che io impari ad espiare, piuttosto che a biasimare, il peccato del mio prossimo; datemi la grazia di sapervi offrire i patimenti che Voi mi inviate come espiazione dei pec­cati miei e di tutti i peccatori.


Ma almeno, mio Gesù, Voi aveste potute vedere nell'avvenire gli uomini tutti ai vostri piedi, pieni di gratitudine per il generoso amore con cui ave­vate assunto i loro peccati. Ahimè! nell'avvenire Voi non vedevate che indifferenza e disprezzo ed i frutti di tanto vostro soffrire li vedevate, per la malvagità degli uomini, cadere inu­tili a terra! O Gesù, qual dolore do­vette esser questo, che s'aggiunse agli altri vostri dolori! Per i meriti di questo nuovo spasimo del vostro Cuo­re, fate che i vostri patimenti non ri­mangano inutili nè a me, nè a nes­suno di coloro che amo, ma che per essi possiamo un giorno venir tutti a contemplarvi nella gloria eterna!


Ed ora, mio Gesù, non vedete forse ancora sempre dal Tabernacolo, come quella notte dall'Orto degli olivi, la terra allagata di orribili delitti? non continuate ad offrirvi, Vittima espiato­ria, al Padre vostro? non continuate a subire la fredda ingratitudine degli uomini, nonostante quanto avete fatto per loro? non vedete ancora, malgrado la vostra Passione già compiuta, mal­grado le grazie continue, che, per i meriti vostri, piovono sulla terra, mal­grado la vostra reale Presenza tra noi, non vedete ancora gli uomini gettarsi a migliaia e migliaia nel baratro infer­nale? O Gesù, ve ne supplico per la vostra agonia, datemi la grazia di ve­nir spesso ai vostri piedi a consolarvi, a ringraziarvi, ad intercedere per tanti sventurati!


 


II° quarto d'ora


Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice; per altro non come voglio io, ma come vuoi tu. (S. Matt., XXVI, 39).


Consideriamo ciò che deve aver provato Gesù Cristo nel sentir gravare sul suo capo tutta la collera divina per i peccati degli uomini. La nostra ragione finita, incapace di compren­dere la perfezione infinita di Dio, che dal peccato viene offeso, non potrà mai nemmeno perfettamente compren­dere qual gravissimo male questo sia; ma Gesù Cristo, Uomo-Dio, cono­sceva tutta l'infinita perfezione divina, perciò tutta l' orribile deformità del peccato. Egli dovette dunque sentire in un modo ineffabile, e quale a niun uomo è dato provare, tutto il peso della giusta collera divina; « non v'ha creatura, » disse Egli a Santa Marghe­rita Maria, « che possa comprendere la forza dei tormenti che allora pro­vai ».


Egli sentì tutta l' amarezza dell' e­spiazione che s' era assunta; vide pas­sarsi davanti tutti i dolori, uno ad uno, per mezzo dei quali avrebbe dovuto espiare: il tradimento di Giuda, le in­giurie, gli oltraggi ai tribunali di Caifa, Pilato, Erode; la coronazione di spine, la flagellazione, il viaggio dolorosis­simo al Calvario, la Crocefissione, tutto fu presente al suo sguardo; i dolori, le agonie del suo Cuore divi­namente amante, gli strazii del suo Corpo, solo per un miracolo della po­tenza divina mantenuto vivo in mezzo a sì indicibili tormenti fino al termine di sua Passione!... Chi può immagi­nare tutta l' intensità di dolore di que­sta anticipazione di sofferenze?­


Molti sono i mali che affliggono l'uomo nella sua vita mortale; ma è provvidenza di Dio ch'essi vengano l' un dopo l' altro a visitarlo e ai do­lori si frammischino qua e là delle gioie, che rendono quelli meno gravi.


Ma se un uomo ad un dato istante della sua vita potesse spingere lo sguardo nell' avvenire e vi leggesse con un solo colpo d'occhio tutto quanto vi deve soffrire fino al momen­to della morte, come non resterebbe oppresso sotto il cumulo di tanti mali? Eppure, per quanti dolori ci travaglino non saranno mai tanti, nè così terri­bili, come quelli che Gesù Cristo sof­ferse nella sua Passione e là nell'Or­to!... Egli di tutti volle pregustare l' amarezza, e tanta angoscia lo colse, che, prostrato a terra, pregò il Padre: Padre, se è possibile, passi da me questo calice! Benedetta preghiera, che noi pure possiamo ripetere quando ci viene presentato il calice dei pati­menti, purchè sappiamo aggiungervi subito quelle altre parole del nostro Maestro divino: Non la mia però, bensì la vostra volontà si faccia.


Come posso ringraziarvi, o mio Di­vino Gesù, di avere accettato per no­stro amore questo calice, così pieno d'amarezza, della vostra Passione? O Salvator nostro, che sarebbe avvenuto di noi, se Voi non l'accettavate? Come avremmo potuto offrire riparazione a Dio, giustamente sdegnato per le no­stre colpe? Ma questo sdegno divino, mio buon Gesù, cadde tutto sopra di Voi. Oh! io vi ringrazio di quanto soffriste in quel momento per noi; vi ringrazio a nome di tutti gli uomini; vorrei in questo momento aver mille voci per ringraziarvi; vorrei possedere il cuore dei vostri Santi, il cuore della vostra Madre benedetta; accettate i ringraziamenti miei in unione di quelli ch'essi vi fecero nella loro vita mor­tale; in unione delle lodi, che a Voi cantano ora nella gloria celeste; rice­veteli in compenso dell' ingratitudine e della freddezza di tanti poveri cie­chi, che non vogliono conoscervi ed amarvi.


Mio Salvatore dolcissimo, che sotto le Specie Eucaristiche mi state in que­sto momento realmente vicino, per­mettetemi che, inginocchiato davanti a Voi, cerchi di comprendere quello sgomento, quel terrore, che vi assalse alla vista di tutti i tormenti che vi at­tendevano... Ah! Signore, tante volte anche l'anima mia è assalita da uno spavento confuso al vedere nell'avvenire qualche croce rizzarsi innanzi a sè; questa previsione di un male fu­turo la fa soffrire più del male stesso; ma Voi quest' angoscia voleste pro­vare fino al suo ultimo limite, fino all'agonia... Voi sapevate, Signore, che davanti al dolore l'anima mia sarebbe stata debole, che si sarebbe spaven­tata alla vista della Croce, che avrebbe usato ogni modo per allontanarla da se... e nella vostra divina accondiscen­denza voleste provare Voi pure la ripugnanza al dolore, voleste assog­gettarvi alla debolezza umana.


Siate benedetto, Gesù, di questo vo­stro inchinarvi alla nostra debolezza, di questo vostro amore. Fate che, quando il dolore verrà a visitarmi e l'anima mia turbata e sgomenta ten­terà respingerlo da sè e cercherà tre­mante un luogo di rifugio, fate che allora soprattutto mi ricordi della vo­stra agonia nell' Orto; fate che ad essa io sappia unire l'agonia del mio cuore e, prostrato accanto a Voi, preghi con Voi: Padre, se è possibile passi da me questo calice. Ma date allora la forza al mio cuore di ripetere ancora con Voi: Non la mia, ma la vostra volontà si faccia. O Gesù, per quanto soffriste nell'agonia dell'Orto, date al mio cuore la perfetta conformità ai voleri divini!


 


III° quarto d' ora


Non avete potuto vegliare un'ora con me! (S. Matt., XXVI, 40).


Ed a soffrire tutto questo Gesù Cri­sto era solo! Non un amico, che Gli rivolgesse una parola di conforto, non uno di quei molti, che erano stati da Lui beneficati, che in quel momento terribile gli fosse al fianco! Egli a­veva condotti seco Pietro, Giacomo e Giovanni; a questi tre Apostoli, nu­triti poco prima delle sue Carni Di­vine, testimoni continui de' suoi atti d'infinita bontà e d'infinito amore verso gli uomini, aveva detto: L'a­nima mia è afflitta fino alla morte; restate qui e vegliate con me; supre­ma degnazione di un Dio di confi­darsi così a delle creature! Poi s'era alquanto scostato. Aveva sofferto più di quanto niuno potrà soffrire giam­mai; aveva, per amore dell'umanità, accettato il calice della più amara passione, e, tornando ai suoi, li trovava addormentati! Essi non avevano sa­puto compensarlo di tanto amore, ve­gliando un'ora con Lui! Lo avevano abbandonato al momento più terribile della prova!


Quanto deve aver sofferto, mio a­matissimo Salvatore, il vostro Cuore dolcissimo per l'abbandono degli A­postoli! Se anche i cuori umani tanto restano feriti dall'abbandono e dal­l' ingratitudine, quanto più dovette es­serlo il vostro Cuore, sensibile di di­vina sensibilità! Il vostro Cuore, Gesù, era amante come cuore di uomo non fu, ne sarà amante giammai; esso a­veva beneficato i Discepoli che vi abbandonavano e l' umanità tutta, co­me nessun cuore saprà mai benefi­care; per i Discepoli vostri, per tutti gli uomini questo vostro Cuore Di­vino aveva anzi accettato allora le più amare sofferenze, la morte più igno­miniosa; oh! chi potrà mai compren­dere quanto dovette soffrire a tanta indifferenza! Datemi, mio Salvatore, di penetrare un istante in questo vo­stro nuovo dolore, datemi di sentirne tutta l' amarezza affinché nella meditazione di quanto Voi soffriste, m'ac­cenda di sempre maggior amore per Voi, di sempre maggior desiderio di spesso venire ai vostri piedi per com­pensarvi dell'abbandono che provaste in quell'ora di suprema agonia.


O mio Salvatore Divino, per il do­lore di quell'abbandono, assistetemi quando il mio cuore starà per soc­combere sotto il peso dell'indifferenza e dell'abbandono degli uomini. Que­sto mio povero cuore, tanto inclinato alla terra, ha bisogno, quando soffre, d'una voce amica, che lo consoli, e quando non trova questa voce con­fortatrice, le sue sofferenze gli diven­gono insopportabili ed egli si sente schiacciare sotto il peso dell' isola­mento. Eppure, quanto torto v'ha in questa desolazione! Il mio cuore di­mentica allora, Signore, d'aver in Voi un amico che non troverà addormen­tato mai, un amico, che prende parte alle sue pene e nulla chiede di meglio che consolarlo. Fate, o Gesù, che io non mi scordi di Voi al momento del dolore, nè vada in cerca di consola­zioni ove non potrei trovarle! Dite allora al mio cuore, che per me non esiste l'abbandono dell'Orto, perchè Voi non mi abbandonate mai! E se nella vostra infinita bontà troverete opportuno d'inviarmi creature conso­latrici, fate che esse siano angeli vo­stri, che mi conducano a Voi, che non mi ripetano le fatue consolazioni mondane, alle quali il cuore resta sterile e freddo; ma mi dicano quelle parole che essi hanno attinte al Vostro Cuore dolcissimo, nei loro intimi colloquii con Voi. Fate che io raccolga queste consolazioni con amore e rico­noscenza come provenienti da Voi, che le lasci scendere come balsamo sul mio cuore, soprattutto che mi lasci da esse innalzare a Voi, unica fonte di vera consolazione!


O Gesù, Voi siete l'amico dolcis­simo dell'uomo, l' amico non mai te­diato nè stanco delle nostre confi­denze, l'amico sempre pronto a con­solare o a guarire; ma soprattutto Voi siete l' amico, che ha sofferto con noi, prima di noi, più assai di noi!


Se vi vedessi, Signore, solamente impassibile e glorioso in Cielo, forse il pensiero della vostra infinita maestà, mi farebbe morire sul labbro la con­fidenza del mio dolore; ma quando vi vedo agonizzante nell'Orto, quando vi vedo oppresso sotto il peso del dolore al punto da sudar sangue, al­lora il mio cuore, mentre è trasportato d'amore per Voi, si sente a Voi atti­rato da un'inesprimibile sentimento di confidenza, da un bisogno di versare in Voi le proprie pene, perchè sente che Voi le comprendete, Voi che tanto avete sofferto! Quando vi vedo, mio Gesù, abbandonato nella vostra agonia non solo dall'umanità distratta ed indifferente, ma persino da coloro, che più avevate amati, da coloro che avevate onorati col dolce nome d'a­mici; quando vi vedo abbandonato poche ore dopo che, in uno slancio di divino amore, avevate istituito quel Sacramento, in cui per tutti i secoli vi donavate a noi, allora, Signore, nemmeno l'abbandono e l' ingratitu­dine degli uomini, che ho beneficati non mi pesano più; allora sento che posso gettar questa prova, pur così acerba, nel vostro Cuore Divino; Voi ne comprendete tutta l'amarezza, Voi saprete consolarmene, Voi accetterete l'offerta che vi faccio come una prova del mio amore a Voi. O Gesù, che, soffrendo Voi medesimo, vi faceste l'amico dell'uomo ne' suoi dolori, il confidente delle sue pene, siatene in­finitamente benedetto.


Fate, Gesù, che l'uomo non vi sia ingrato! Quante volte dal santo Ta­bernacolo Voi ci ripetete, come un giorno agli Apostoli: Vegliate e pre­gate. Voi vedete il nemico della vo­stra gloria e della nostra salute aggi­rarsi intorno a noi; lo vedete allar­gare le proprie spire infernali ed atti­rare a migliaia e migliaia le anime ne' suoi vortici di perdizione, e ci ammo­nite: Vegliate e pregate. Eppure quante volte anche ai cristiani più da Voi be­neficati, nutriti sovente delle vostre adorabili Carni, potreste ripetere quel rimprovero: Non avete saputo vegliare un' ora con me! Quante volte, anche quando siamo qui ai vostri piedi, noi a tutto pensiamo fuorchè a Voi! O Gesù, perdonateci, correggeteci, muta­teci e dateci la grazia di saper scuo­tere la neghittosa freddezza della no­stra natura per istare intorno a Voi ad amarvi, a consolarvi, a pregare con Voi.


 


Ultimo quarto d’ora


Ed entrato in agonia orava più in­tensamente. (S. Luca, XXII, 43).


Consideriamo fino a che punto do­vette costare a Gesù lo sforzo per accettare il calice di sua Passione, se questo sforzo lo fece entrare in ago­nia, e tale agonia, che gocce di San­gue uscivano da tutto il suo Corpo e bagnavano il terreno! O Gesù, lascia­temi adorare questo vostro Sangue Divino, che sembrava aveste fretta di spargere per me; fate che io spesso trovi le mie delizie nella Divina Euca­ristia e datemi la grazia di imparare da Voi a compiere sempre la volontà del mio Padre Celeste, anche quando ciò dovesse mettermi in agonia.


Ma in mezzo a tanto soffrire, Gesù continuava ad orare. Egli pregava per lasciare a noi l'esempio di quanto dobbiam fare quando ci opprime il dolore, quando siamo in procinto di dover compiere un grande sacrificio; pregava per raccomandare al Padre tutti gli interessi della umanità; e di qual valore dovette essere la preghiera di Lui che, Dio e uomo insieme, a­veva per gli uomini accettato il calice d' ogni amarezza!


O Gesù, Divin Salvatore degli uo­mini, prostrato qui dinanzi a Voi, io vi ringrazio di quanto avete sofferto per noi, vi ringrazio di avere per noi tutti pregato! Fate che noi risentiamo gli effetti di questa vostra divina pre­ghiera, fate che la nostra volontà cat­tiva non ponga ostacoli alle grazie, che Voi ci avete ottenute; fateci com­prendere, che solo uniti a Voi, noi possiamo avere salute, uniti a Voi, che ci avete amati fino all'agonia di San­gue, fino alla Croce.


Eterno Padre, io mi prostro accanto al vostro Figlio Divino, e, alla sua, unisco la povera mia preghiera. Esau­ditemi, Dio mio, non per i meriti miei, ma per i meriti di Colui, alla cui vo­ce s'unisce la mia; che vi pregò per noi nell'Orto e non cessa di pregarvi nel Tabernacolo; esauditemi per quel Sangue Divino, che allora scese a ba­gnare in copia il terreno ed ora noi adoriamo sotto le Specie Eucaristiche e sovente riceviamo nei nostri cuori. Per i meriti dell'agonia del vostro Figlio Divino, date, Padre Eterno, trionfo e pace alla Chiesa da Lui fon­data. Io credo che questa Chiesa du­rerà sino alla fine dei secoli e tutti gli sforzi dell' inferno non prevarranno contro di Essa; ma fate, Signore, che essa non solo viva, ma viva sempre gloriosa e trionfante; fate che essa vinca tutti i suoi nemici; ma permet­tete, o Dio di amore, che li vinca, non condannandoli al castigo, che ben si meritano, ma attirandoli ad uno ad uno come figli traviati e pentiti al proprio seno, affinchè anch' essi gu­stino le sue dolcezze e possano di­venire beati in Voi. Date a coloro che debbono dirigerla, abbondanza di lumi nella ricerca dei mezzi per sem­pre più estendere il Regno vostro, ar­dore di carità nel procacciare la u­nione di tutti i cuori in Voi, zelo in­faticabile per la gloria vostra.


Mandate, o Signore, operai alla vostra Vigna; suscitate in mezzo alla Chiesa Apostoli, che facciano cono­scere ed adorare il vostro Nome nelle contrade più lontane e tra le genti barbare; ma suscitatene, che sappiano farvi conoscere ed amare anche qui nei paesi nostri, che da tanto tempo godono la luce ed ora chiudono gli occhi per non esserne più colpiti. Ve­dete, Signore, il misero stato di que­sta società nostra, che ripiomba nel paganesimo; vedete!... un fremito d'o­dio la corre e l'agita in convulsioni terribili!.. l' amore non è più cono­sciuto dai popoli, poichè i popoli vol­sero il viso da Voi, Amore per es­senza, Amore eterno. Per l'agonia del vostro Figlio Divino, per la preghiera che vi rivolse nell' Orto, abbiate pietà di questa società traviata e salvatela. Datele dei Santi, Signore, dei Santi come ne deste alle età più sconvolte, dei Santi, che, conoscendovi più inti­mamente, sappiano farvi conoscere ai popoli; che, amandovi ardentemente, vi facciamo amare dagli altri; datele dei Santi, di quelle anime forti che sanno resistere a tutti gli attacchi, a tutti i colpi; che sanno star ferme contro la fiumana invadente, e, con braccio sicuro, sanno deviare il corso e farlo risalire a Voi; datele di quegli amanti appassionati di Voi e delle a­nime, cui niun sacrificio costa pur di condurre ai piedi vostri i popoli.


Eterno Padre, ascoltate la preghiera che vi offro anche per coloro che più intimamente amo, che stringeste a me coi vincoli d'amicizia e di parentela. Se fra queste anime una ve ne ha che non vi conosca e non vi ami, per questa io vi prego più che per le altre; i meriti del vostro Figlio Divino le ottengano grazie abbondanti di con­versione. O Gesù, che per i peccatori accettaste la morte, non cessate di chiedere grazie per tutti, loro; perse­guitateli col vostro amore, fino a che tornino pentiti nelle vostre braccia.


Benedite, o Signore, la mia fami­glia; siatene Voi il supremo Padrone; provvedete a tutti i suoi bisogni spi­rituali e temporali; datele la pace, la concordia, e fate che lo spirito di Cristo la animi. Tra i membri della mia famiglia soprattutto vi raccomando (nominate le persone che intendete rac­comandare…).


Abbiate pure pietà, o Padre Eterno, delle anime che nel Purgatorio scontano gli ultimi resti di colpa; tra esse quante ve ne ha di care al mio cuo­re! Per l'agonia, che Gesù sofferse nell' Orto, per il Sangue, che allora Gli uscì da tutto il Corpo, per l'a­more che mostrò alla vostra gloria e alla nostra salute nell'accettare il ca­lice di sua Passione, per le preghiere che ancora e sempre Egli vi rivolge dai nostri altari, date loro il riposo eterno. Abbiate misericordia soprat­tutto di quelle anime, che in vita fe­cero spesso questo esercizio dell'Ora Santa e dell'anima di (nominate la persona per la quale pregate…).


Gesù, per la vostra agonia, interce­dete loro perdono dal vostro Padre Celeste!


E per me, che vi chiederò, Dio mio, se non l'amor vostro, il desiderio di servirvi e di compiere in tutto la vo­stra divina volontà? Mille bisogni spi­rituali e temporali mi premono da ogni parte ed io vengo confidente a de­porli nel vostro seno paterno, sicuro che Voi ad essi provvederete, come provvede un padre ai bisogni dei suoi figliuoli; sicuro che esaudirete le mie domande, fin dove non si oppongono al mio stesso bene (domandate le gra­zie che desiderate…).


Ma ciò, Signore, che più vi chieggo, è che Voi mi aiutiate a seguire le tracce del vostro Figlio Divino. O Gesù, che per essere a me esempio e conforto, voleste soffrire, fate che, come Voi, nel momento del dolore io sappia pregare; fate che la mia pre­ghiera non sia mai egoista, ma che, anche quando soffro, mi ricordi delle sofferenze altrui ed interceda per tutti grazie da Dio; fate che sappia unire i miei dolori ai vostri, e così offrirli a Dio, affinchè mi siano fonte di gra­zie sempre maggiori; fate che dalla preghiera io sorga fortificato e con Voi e dietro a Voi sappia abbracciare il sacrificio e salire la via del Cal­vario, se Voi così disponete, fino a che giunga ad essere con Voi beato in Cielo.


Vi ringrazio, mio Gesù, di quest'ora che mi accordaste di passare ai vostri piedi, testimonio dei vostri dolori, u­nito intimamente a Voi; concedetemi che il ricordo di essa e di quanto in questi dolci momenti Voi diceste al mio cuore, non m'abbandoni, ma ri­manga a fortificarmi nelle ore difficili, a sollevarmi, a santificarmi nei mo­menti d'abbattimento e di tristezza.


(Da: Il cuore a Gesù, edito dalla Lega Eucaristica di Milano).


ORA SANTA_8


Preghiera preparatoria all'Ora Santa


O Misericordiosissimo Signore, ec­coci prostrati ai vostri piedi, per ri­spondere all'invito, che Voi indirizza­vate agli Apostoli: « Vegliate con me », ed ancora per non sentire questo dolce rimprovero: « Non avete potuto vegliare un'ora con me ». Infondete, o Signore, nei nostri cuori un grande odio al peccato, cagione della vostra agonia, ed un grande amore per Voi, o Signore, che ci a­vete tanto amato, da rivestirvi delle nostre iniquità per render soddisfazione al Padre Celeste colle sofferenze della vostra umanità e per riconciliarsi con Lui.


E Voi, o Madre dolorosissima, per quelle angosce, che affliggevano il vostro cuore, mentre il vostro Figlio Gesù nell'orto degli ulivi cominciava a sentire la noia e la tristezza, ottene­teci la grazia di pregare con Voi, af­finché, condividendo i vostri dolori e quelli del vostro Figlio, meritiamo di conseguire il frutto consolante della sua Passione. Così sia.


 


1. – Il fatto dell' agonia


Gesù ha istituita l' Eucaristia, ha dato agli Apostoli il suo testamento di carità, ha innalzato al Padre la su­blime e commoventissima preghiera per gli Apostoli e per noi; forte nell'amore s'incammina all'Oliveto.


Entrato nell'orto di Getsemani, si stacca dagli altri apostoli, e coi tre fidi, Pietro, Giacomo e Giovanni, si inoltra più avanti.


Per un mistero che conosceremo solo in Paradiso, Gesù comincia a sentire una mestizia, una paura, un tedio, che lo farebbero morire, se la divinità non lo sorreggesse. E dice ai tre: « L’anima mia è triste fino alla morte; vegliate meco: pregate per non cadere nella tentazione ». Con uno strappo doloroso del Cuore, si stacca dai tre, e, solo, s'inoltra là dove più folti eran gli ulivi. Cade ginocchioni, e poi bocconi a terra, comincia l'agonia, e nell'agonia prega: « Padre, se è possibile, passi da me questo calice: tuttavia si faccia non la mia, ma la tua volontà ». Si commossero le celesti gerarchie di compassione per il loro Re, e un Angelo, il più fortunato di loro, ebbe dal Padre il soavissimo incarico di scendere a confortare Gesù. Lo sol­levò, gli disse parole arcane di con­forto. Ma 1'agonia continuava atroce ed opprimente. Rinnova lo scongiuro al Padre: un sudor di sangue gli bagna la fronte e le guance, gli in­tride le membra e le vesti, e scorre fino a bagnare le zolle del giardino. Non ne può più, e va dai tre fidi a mendicare un conforto. Ohimè! sono addormentati. Li sveglia: chiama Pietro in particolare, e dice: « Simone, anche tu dormi? Non avete potuto vegliare un'ora con me? Su, dun­que, vegliate e pregate... ». Torna so­letto al luogo di prima: con gemito divino ripete la stessa preghiera, di scongiuro e di rassegnazione. Torna agli Apostoli, che sono addormentati, così da non saper più cosa rispondere all'amorevole richiamo del Maestro. Si ritira e per la terza volta ripete la preghiera, rinnova l'accettazione ras­segnata della volontà del Padre.


Ma ormai era l'ora segnata; da lungi già si sentiva l'avanzarsi della masnada per catturarlo. Si leva, viene ai discepoli dormenti e dice: « E' giunta l'ora, ecco che il Figliuol del­l'uomo sarà consegnato ai peccatori. Levatevi, andiamo, il traditore è vici­no». Ancor parlava Gesù, e Giuda, in atteggiamento sinistro e losco di perfido e sacrilego traditore, era già dappresso, e ratto gli stava per dare il bacio convenuto per la cattura.


Accompagniamoci cogli Apostoli e seguiamo il Maestro divino Gesù.


In­vece di addormentarci, vegliamo a Lui dappresso. Contempliamo quel viso mesto, quelle membra tremanti, quell'atteggiamento sconsolato; ve­diamo come si prostra, e gemente supplica il Padre suo. In quel mo­mento Gesù si sente responsabile dei nostri peccati; quindi si sente come maledetto. Lui, Innocenza increata, si sente come peccatore.


Adoriamolo, vero Dio e vero Uomo, in preda alla paura, alla più terribile desolazione; derelitto da tutti, dagli Apostoli, dall' Umanità; intriso di su­dor sanguigno... Adoriamolo orante; adoriamo quel Cuore divino, purissi­mo e innocentissimo, oppresso sotto il torchio di ineffabile dolore.


Oh! fra tutte le creature fortunatis­simo quell'Angelo che si fe' dappres­so a Gesù: lo sollevò, gli asciugò il viso adorabile, gli sussurrò divini ac­centi di conforto. Lo adorò come suo Creatore, adorò in Lui la Natura e la Persona divina, la natura umana in quella sussistente, il cuore, il corpo; Gli offrì le adorazioni della Corte Ce­leste, dolente di non poter sostituirsi a Lui nell'opprimente Passione.


Inginocchiamoci appresso a Gesù, tocchiamo colle dita le sue guance sanguinose e segnandoci colla croce, lodiamolo, benediciamolo, adoriamolo, con fede, compassione ed amore.


Dalla scena dolorosa del Getsemani rivolgiamo i nostri occhi, la nostra pietà al santo Tabernacolo; vi trovia­mo il medesimo divino agonizzante Gesù. Nella solitudine, nell'abbandono Eucaristico Gesù continua l'agonia del Getsemani. Quegli stesso che il timore, il tedio, la tristezza, la deso­lazione hanno prostrato nel giardino degli Ulivi, nascosto sotto il velo delle sante specie, non ha più nè a­spetto, nè voce, nè apparenza d'uomo, è umiliato ed esanimato. Intorno a Lui che vive, prega e s'immola, i nemici cospirano, gli amici dormono e Gesù non può neppur alzar la voce a chie­dere conforto. Continua la sua pre­ghiera con gemiti inenarrabili in tutte le Ostie consacrate del mondo, in questo divin Tabernacolo, ripetendo anche a noi: « vegliate e pregate con me ».


Sì, o Gesù, o divino agonizzante, ti siamo vicini, vigilanti ed oranti. In que­sta ora vogliamo essere gli Angeli tuoi adoratori, consolatori, nell'amore e nel dolore. Ti riconosciamo, o divin Verbo, bellezza eterna velata di mestizia, po­tenza infinita annichilita nell'oblio; ti adoriamo vero Dio e vero Uomo, Sal­vatore e Signore nostro! Uniamo la nostra preghiera alla tua, teco benedi­cendo il Padre e lo Spirito Santo, col quale vivi e regni nello splendor del Cielo e nel silenzio dell' Eucaristia.


 


II. I fini dell' agonia


L' agonia del Getsemani è un vero mistero di dolore e di amore che ci sarà noto solo in Paradiso. Il Verbo Incarnato si sente eguagliato ad un peccatore. Sente paura, tedio e tri­stezza; suda sangue; prega che si al­lontani da Lui un calice di Passione e poi lo accetta. Perchè tanta umilia­zione, tanta pena, tanto martirio?


Innanzi tutto per espiazione. Gesù vedeva i peccati passati, presenti e futuri gravitare sopra di Lui, come sopra vittima responsabile ed espiatoria. Nella sua chiaroveggenza divina Gesù aveva davanti, sentiva pesare sul suo Cuore tutti i delitti ed i sacrilegi del­l'umanità, i peccati di senso e di in­telletto, di fragilità e di malizia, com­messi dal principio e che si commet­terebbero sino alla fine del mondo; le bestemmie, le disonestà, gli scan­dali, le apostasie e le vergogne degli individui e dei popoli; l'abuso della sua Redenzione; la guerra che si sa­rebbe mossa al suo Cuore, alla sua Croce, alle sue Anime. - Gesù vince la ritrosia sensibile e si offre pronto a soddisfare la divina giustizia per tutti i peccati; tutti li accetta e per tutti si dichiara mallevadore.


Secondariamente Gesù agonizza per dare a noi conforto nella tribolazione. Egli aveva assunto la nostra umanità con tutte le sue miserie e debolezze per divenire misericordioso (Ebr. II, l7). Gesù nell'agonia lascia che la natura umana effettivamente segua le sue leggi e il suo corso; vuol sen­tire il tedio, lo spavento, la ripugnanza, lo scoraggiamento, per soffrirli santa­mente.


In terzo luogo Gesù vuol darci esempio di rassegnazione nel dolore. Vuol insegnarci che non è male sen­tire le ripugnanze della natura e che non è male il supplicar Dio perchè allontani da noi una tribolazione: ma che alla carne deve prevalere lo spi­rito; che pur gemendo e dolorando, dobbiamo riconoscere ed adorare le divine disposizioni, dichiarandoci pronti a tutto soffrire per amore del nostro benedetto e divino Signore.


In quarto luogo, Gesù volle darci esempio di preghiera umile, rassegnata, ardente, perseverante, conforme in tutto ai divini voleri. Nell'agonia Gesù ha voluto far suoi i gemiti nostri, rendere efficaci le nostre preghiere quando sono modellate sulla sua.


Quante finezze d'amore in Gesù agonizzante. Egli non ci appare il Dio sempiterno, superiore ad ogni miseria umana; ci appare il Verbo Incarnato simile a noi, modello a tutti ed a ciascuno di noi, nell'espiazione, nelle sofferenze, nella rassegnazione, nella preghiera. Gesù nell'agonia pen­sava a me, pregava per me, santificava i dolori miei, meritava per me!


E perchè queste grazie possano giungere a me nella loro pienezza, le ha deposte nel Sacramento dell'a­mor suo. Nella vita di annientamento Eucaristico, Gesù è vittima che conti­nua la sua espiazione pei peccati del mondo; è divino consolatore che versa nelle anime tesori di fortezza e di pace; è divino prigioniero che per noi, sofferenti e deboli, continua la sua preghiera, implorandoci rassegna­zione generosa; è divino orante che fa sue le preghiere e le suppliche nostre, per offrirle al Padre degne di esaudimento. Nella S. Messa, nella S. Comunione, nella permanenza sui santi Altari, Gesù è il divino nostro modello, amico, avvocato nell'espia­zione e nella preghiera.


Comprendo, o mio Gesù, i fini san­tissimi della tua agonia; ti ringrazio di tanta generosità, finezza e delica­tezza divina. A te vengo ora, a te verrò sempre nell'ora della colpa, della tristezza e delle tenebre. Tu mi insegnerai ad espiare, a soffrire a rassegnarmi, a pregare. Con te e per te sarà d' ora innanzi ogni mia pena, ogni mia preghiera. Nell'ora dolorosa mi sarà famigliare l'orazione tua « o Padre, se è possibile, passi da me questo calice; tuttavia si faccia non la mia, ma la tua volontà! ».


 


III. - Le cause dell'agonia


Penetriamo ancor meglio nel cuore di Gesù agonizzante per scoprire ed intendere le cause di tanto suo patire. Cause prossime dell'agonia di Gesù nel Getsemani furono la volontà del Padre, l'imminenza della Passione, l'abbandono degli Apostoli.


Il Padre suo era divenuto il Dio suo giudice e suo vindice.


Mentre l'umanità di Cristo godeva l'intima comunione di beatitudine col Padre, perchè sussisteva nella Per­sona del Verbo consustanziale al Padre, per mistero di dolore sentiva scendere sopra di sè tutti i rigori della divina giustizia irritata. Il Padre, giustamente sdegnato, a Gesù chiedeva espiazione. E l'espiazione incombeva terribile su Gesù, che sentiva iniziarsi la Passione coi tormenti fisici, col­l'ignominia morale, colla sofferenza spirituale. L'umanità santa di Cristo nell'agonia simultaneamente provava le pene della Passione che si sarebbe svolta nelle ore successive.


Gli Apostoli, pochi momenti prima da Lui consacrati Sacerdoti, cibati delle sue stesse Carni e del suo San­gue divino, dormivano: scossi e ri­chiamati, non si davano per intesi. Gesù era solo nel suo dolore.


Ma altre cause più intime rendevano atroce quell' agonia: la turpitudine dei peccati, la pena di sconto, l'inuti­lità della Redenzione per molti. Gesù in quel momento era la vera vittima dei nostri peccati (II Cor., c. V. 21). Sostituitosi ai peccatori, era divenuto come un peccatore davanti al Padre suo. La stessa santità, innocenza, pu­rità, verità, umiltà, carità, appariva peccato: ossia immondezza, bestem­mia, menzogna, orgoglio, avarizia e tutti gli altri peccati. Quale lotta in Gesù tra la perfezione e la degrada­zione! Sul Cuor di Gesù convengono le onde fangose di tutte le malizie, ne sommergono l'anima, ne schiantano le fibre. I fulmini del cielo sdegnato si riversano sopra di Lui, che grida al Padre: « Allontana da me questo calice! ». E perchè la volontà del Padre è legge, prostrato nella polvere, sotto il peso della vergogna e del­l'orrore, soggiunge: «Sia fatta la vo­lontà tua! ».


A qual prezzo? Basterebbe una lagrima, un sospiro, una preghiera. Ma è scritto che debba esser immolato come un agnello, che esecrata sia la sua memoria, che alla croce Egli debba andare attraverso il tradimento, la condanna, l'ignominia, i flagelli, le spine, la sentenza più ingiusta ed obbrobriosa. E a tal vista Gesù rac­capriccia, supplica che passi quell'u­ragano di dolore; ma poi tosto vi si offre rassegnato.


Almeno l'amor suo, il suo sacrificio fosse corrisposto e tornasse utile a tutti i figli del Nuovo Testamento! Gesù sa e vede chiaramente che molti saranno indifferenti e che non avran­no neppure il senso della riconoscen­za; per altri (Egli solo ne conosce il numero e ne sa il nome) il Sangue suo sarebbe stato in rovina e male­dizione. Gesù prevede l'ignavia dei suoi ministri, il tradimento di anime rinnegate; il suo regno d' amore ma­nomesso. Quale strazio pel Sacro Cuo­re di Gesù! tormento questo assai più sensibile della Passione medesima, che lo schiaccia sotto un torchio di dispiacere che lo fa agonizzare nello spirito, nel cuore e nel corpo stesso. Gesù si accascia gemente e implora misericordia: si offre generoso al sa­crificio supremo.


Nell' Eucaristico Sacramento tali cause si ripetono e si rinnovano con ineffabile dolore del Cuore SS. di Gesù. Egli ama, vive e spasima d'a­more, continuando nel corso dei se­coli l'umiliazione della sua agonia, vivendo in mezzo ai peccatori, por­tando i nostri peccati ed offrendosi vittima alla divina giustizia per i col­pevoli. Egli vede sotto i suoi occhi, alla sua medesima presenza, moltipli­carsi i peccati, i disordini, che giun­gono fino alla sua adorabile maestà velata sotto le specie Sacramentali. E' derelitto dalle moltitudini, condannato a perpetua solitudine; deserta la Men­sa, ignorato l'Altare, fuggita la pre­senza, bestemmiato lo stato suo Sa­cramentale. Mentre il mondo pecca ed Egli soffre, i suoi fidi dormono. Molti ministri dell'amor suo non si preoccupano dei suoi interessi; molte, troppe anime consacrate a Lui con vincoli di amore perenne si preoccu­pano solo dei loro comodi, ignorando Gesù.


O mio dolce Signore, mio amabi­lissimo Gesù, agonizzante nel Getse­mani e nel Sacramento dell'amore, anch'io ho cooperato ad amareggiarti l'anima, a spezzarti il Cuore, a farti sudar vivo sangue. Nel Calice del Getsemani v'era la mia vita pecca­minosa, vi era la mia ingratitudine, vi era la mia indifferenza per il tuo Eucaristico Sacramento.


- Perdono, o Gesù! Misericordia ti prenda di me, che finora non ti ho compreso, ti ho miseramente abbandonato. Se i miei peccati furono la feccia del Calice che ti offriva il Padre, oh! in quel Calice c'era pure la mia presente con­trizione, l'ammenda onorevole che ora ti offro, la promessa che solen­nemente ti faccio di consolare, di ripa­rare, di amare il tuo Cuore aman­tissimo.


 


IV. - I frutti dell'agonia


La Passione di Gesù Cristo fu la salute del mondo. Ogni dolore del benedetto Salvatore Gesù, come espia­va determinati peccati, così valeva - a noi un esempio ed una grazia parti­colare. Nello scempio dei tribunali Gesù espiava le nostre viltà e ci dava esempio e grazia di fortezza nella professione della fede; nella flagella­zione espiava i peccati di senso e dava a noi esempio e grazia di pu­rezza; nella coronazione di spine e­spiava i peccati di intelletto e dava esempio e grazia di umiltà. Sulla croce espiava le nostre malizie e ci otteneva innocenza. L'agonia fu l'espiazione delle nostre ingratitudini, infedeltà e ribellioni al divino volere, e ci valse tre esempi e tre grazie segnalatissime di contrizione, di preghiera e di ras­segnazione.


Primo esempio dell'agonia: la con­trizione perfetta. Contemplando que­sto divino agonizzante intendiamo che cosa è la malizia del peccato, quali dolori cagioni a Gesù, a qual prezzo Egli lo abbia espiato. Piangiamo i peccati nostri non solo per il danno che a noi recano, ma per lo strazio che procurano a Gesù. Facciamo no­stra la contrizione di Gesù, e soddi­sferemo la divina giustizia, console­remo il S. Cuore.


Secondo esempio e frutto: la pre­ghiera perfetta. Gesù prega con u­miltà, prega cercando solo la volontà del Padre, prega malgrado il tedio e la tristezza, anzi la prolunga quando queste passioni sono al colmo. Prega colla voce, poi collo stesso patire. Impariamo a pregare col cuore con­trito e colla faccia nella polvere; cerchiamo prima le grazie spirituali e poi le materiali, subordinandole al divin beneplacito; perseveriamo pre­gando, anche se il Cielo par chiuso e Dio sembra sdegnato. La preghiera più efficace è quella fatta nell'aridità e nella pena.


Terzo esempio e grazia: la rasse­gnazione. Gesù, vittima agonizzante, ci insegna che in mezzo alle più cru­deli angosce dobbiamo abbandonarci interamente ai diritti del nostro Crea­tore; anche se ci offre il Calice di passione, se domanda il sudor di san­gue, l' abiezione, una morte lenta e ignominiosa... Egli è il Padre anche nei rigori della giustizia. Non ci vieta. di chiedergli l'abbreviazione o la fine della prova, ma vuole che pronun­ciamo il fiat della rassegnazione com­pleta.


Nel SS. Sacramento Gesù ci ripete gli esempi e ci appresta ancora le grazie, frutto dell'agonia del Getsemani. Nell' Eucaristia Gesù è sempre in istato di vittima contrita, orante, rassegnata e conformata alla volontà del Padre. Meditare, adorare, imitare Gesù Eucaristico significa compren­derne i dolori, associarci alle inten­zioni e partecipare al suo stato di vittima.


Contrizione abituale, vita interiore e sacrificio perenne, ecco i tre esem­pi, le tre grazie che Gesù Eucaristico fa ai suoi amanti.


Ed io invece, o mio Gesù, sono superficiale nel dolore, distratto nella preghiera, ritroso ad ogni patire. Mio Eucaristico Dio-Gesù, deh! non sia sterile di frutti per me l'agonia tua! Da oggi il mio cuore vuol essere un vero altare sul quale arda perenne il fuoco della contrizione, della pre­ghiera, del sacrificio. Sarò vera vitti­ma rassegnata, oso dire gaudiosa, nelle pene e nelle prove della mia povera vita. (Qui ognuno faccia le sue promesse speciali…).


Gesù, che svegliasti gli Apostoli all'appressarsi del traditore, deh! siimi sempre vicino nell'ora della prova. Fa che io mai dorma, ma sempre vegli e preghi con te: che mia gioia sia di collaborare teco, nel dolore e nell' immolazione, alla redenzione del mondo. Che per consolare il tuo Sa­cro Cuore io viva, mi sacrifichi e muoia.


Ex Ipso, per Ipsum et in Ipso!


(Da: Giugno Liturgico del P. Giustino Borgonovo - Artigianelli, Trento).


 


ORA SANTA_9


Preghiera preparatoria all'Ora Santa


O Misericordiosissimo Signore, ec­coci prostrati ai vostri piedi, per ri­spondere all'invito, che Voi indirizza­vate agli Apostoli: « Vegliate con me », ed ancora per non sentire questo dolce rimprovero: « Non avete potuto vegliare un'ora con me ». Infondete, o Signore, nei nostri cuori un grande odio al peccato, cagione della vostra agonia, ed un grande amore per Voi, o Signore, che ci a­vete tanto amato, da rivestirvi delle nostre iniquità per render soddisfazione al Padre Celeste colle sofferenze della vostra umanità e per riconciliarsi con Lui.


E Voi, o Madre dolorosissima, per quelle angosce, che affliggevano il vostro cuore, mentre il vostro Figlio Gesù nell'orto degli ulivi cominciava a sentire la noia e la tristezza, ottene­teci la grazia di pregare con Voi, af­finché, condividendo i vostri dolori e quelli del vostro Figlio, meritiamo di conseguire il frutto consolante della sua Passione. Così sia.


 


In unione col Sacro Cuore di Gesù


Siamo alla sera del Giovedì santo "Gesù sapendo che la Sua ora era giunta di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine, sino all'eccesso". Si è dato loro in cibo ed in bevanda. La S. Eucaristia è isti­tuita, è fondato il Sacerdozio cattolico. Il Cuore di Gesù si è diffuso in fiotti d' ineffabile tenerezza sull' intera uma­nità, nel divino trattenimento avuto cogli Apostoli dopo la Cena. Cos'ac­cadrà ora ?


Ah! stanno per emanare eccessi di dolore dagli eccessi di amore del­l' Uomo Dio per i suoi fratelli... che fino dall' eternità ne fu fatto il decreto.


Si compia! Per redimere il mondo colpevole è necessaria una vittima si­mile a Colui ch'è stato offeso. Dove trovarla? Non ve ne può essere altra fuorchè Gesù Cristo, Figlio di Dio, poichè si è incarnato appunto per re­dimerci. Sono trentatrè anni che il suo Cuore sospira l’istante di consumare l'opera per cui si è rivestito della no­stra umanità, opera meditata prima dei secoli, dall'infinito suo amore, che, ricordiamolo sempre con letizia inef­fabile, da tutta l'eternità ci ha amati.


E adesso l'ora è venuta: « venit hora! » E' l'ora sua « hora ejus » l'ora sovranamente desiderata dal suo Cuo­re! Udiamo com' Egli la invoca con accenti appassionati: « Debbo essere battezzato da un battesimo di sangue ed arde in me il desiderio di rice­verlo! »


O Gesù, che entri nel giardino del Getsemani, è dunque in un battistero che scendi per ricevervi il battesimo dell' istesso tuo Sangue! Spettacolo degno degli Angeli e di Dio mede­simo! Ed in questo battistero Tu scendi calmo e forte sapendo tutto quanto quivi soffrirai perchè sei Dio! Permettimi di stare vicino al tuo Cuore agonizzante: Non voglio perdere nulla di quanto sta per accadere, voglio vedere tutto, ascoltare tutto: dammi la grazia di capire tutto!


Domine ut videam! Divino Agoniz­zante! dammi un segno della tua bontà e, quantunque io sia un po­vero peccatore, accosta all'anima mia il Calice del Getsemani, affinchè io possa gettarvi tutto il mio amore e così esso a Te ritorni meno amaro e disgustoso a conforto del tuo Cuore divino.


 


1. Il Cuore di Gesù freme e si turba da­vanti al dolore.


Cor meum conturbatum est, dereli­quit me virtus mca. (Ps. XXXVII, 2)


Se Gesù non si fosse degnato di passare per la sofferenza, per l'agonia e la morte che saremmo noi divenuti? Chi sarebbe stato il nostro modello per insegnarci a patire ed a morire?


Ah! consoliamoci: mentre è Dio, il diletto Salvatore nostro, è anche uo­mo. Contempliamolo nell'orto degli ulivi. L'ora alla quale è pervenuto. Egli lo ha detto, è l' ora sua: non è venuto al mondo se non per quest'ora. E nondimeno adesso che i dolori senza numero e senza nome ch' essa rac­chiude, lo stringono da ogni parte non sa più dove sia... « Il mio Cuore è turbato e le mie forze mi sono venute meno ». Perché questo turbamen­to? Per amor nostro, per compassione di noi. Sentiamo S. Agostino che illu­mina questo mistero.


« Com' è possibile che simile forza sia turbata e che la pietra che tutto sostiene sia scossa? Ah! è la nostra debolezza che in Lui è turbata. Invece di attribuire al loro Maestro una debo­lezza indegna di Lui, si riconoscano le membra nel loro Capo: Egli è tur­bato perchè vuol esserlo e per con­solare chi è, suo malgrado, turbato ».


Sì, tutti un giorno o l' altro dovre­mo passare per l'ora nostra, accettare il Calice della prova e misurarci, cor­po a corpo, col dolore. Gesù Cristo volle santificare in sè medesimo que­sto stato d'apparente contrasto di un'anima che comprendendo l'utilità del patire per la purificazione del cuo­re, lealmente lo desidera, ma giunto il momento, tutto il suo essere morale si contrae e protesta contro i dardi che lo colpiscono: Egli ha voluto provare, per esperienza, cosa voglia dire essere dominati, schiacciati dal­l'angoscia fino al punto di dover dire: « No! non è possibile sopportare tanto strazio! » Egli ha volontaria­mente abbandonato la sua anima u­mana in preda a tutte quelle angosce che noi così bene conosciamo, noi poveri esseri di creta, allorchè il do­lore ci aggrava, lo sgomento, la noia, la tristezza ci comprimono e ci soffo­cano. Egli è là, Gesù, prostrato boc­coni sul suolo pregando che, se è possibile, passi questo Calice lungi da Lui.


O Gesù, quanta delicatezza rac­chiude il tuo Cuore divino per le in­ferme tue creature! Per divinizzare le loro sofferenze, Tu hai umanizzate fino a questo punto le tue! Così nelle nostre prove, nelle lotte della vita oseremo accostarci a Te pensando che Tu pure le hai attraversate!


Quando il nostro peso sarà troppo greve e noi saremo quasi prossimi a soccombere, allontaneremo lo spettro della disperazione ripetendo sommes­samente: « Anche il Cuore di Gesù nel giardino degli ulivi venne meno sotto il peso che l'opprimeva! »


E ripiglieremo coraggio nella via del dovere difficile, monotono, au­stero!


Quando il dolore offuscherà tutto intorno a noi e ci sentiremo soli e sperduti in tal tenebrìo, ripiglieremo coraggio dicendo a noi medesimi « Anch' Egli si turbò e fu sgomento nel giardino degli ulivi! » E, speran­do un raggio di luce, aspetteremo con fiducia giorni di pace!


Quando, triste cosa ma vera, che un animo nobile e delicato vergo­gnasi di confessare a se stesso, la noia ci avvolgerà come in una cappa di piombo, insinuandosi fino alle più intime fibre del cuore sforzandoci ad esclamare a nostra volta: « L'anima mia è triste fino alla morte » soppor­teremo questo tedio mortale senza ribellione, crederemo che tutto non è perduto, ma che ritorneranno i divini conforti e diremo a noi stessi: « An­che Gesù nel giardino degli Ulivi as­saporò la noia ed il disgusto, quest'ac­qua amara del torrente della vita ». Questo ricordo ci darà il coraggio di continuare ancora e di guardare il Cielo!


O Cuore di Gesù, grazie d'esserti mostrato insieme così umano e così divino, durante l'ora di angoscia e d'amore che fu quella della Tua a­gonia!


Io ti ringrazio anche delle pene della mia vita che imprimono nell' anima mia le tue divine sembianze: non so­lo le accetterò con pace, quale giusta espiazione dei miei peccati e di quelli del mondo intero, ma ti benedirò delle spine che hai seminato sul mio cam­mino con un fine di misericordia. Gra­zie, o Cuore di Gesù, dei tuoi ama­bili rigori che la tua bontà sa trasfor­mare in sorgenti di fede ed in motivi di merito.


Qui nell'Orto vicino a Te, io vo­glio imparare il segreto di soffrire in silenzio e con amore. Degnati di unire a questo sacrificio anticipato di tutto me stesso, il tuo Sangue prezioso af­finchè la mia offerta possa recare glo­ria al tuo Cuore e redenzione a quelle povere anime pervertite dai godimenti della terra. Visita, o Gesù penante, questi figli prodighi e con una bene­dizione della tua Mano insanguinata dona loro perdono e pace.


Accordami infine un ultimo privi­legio e sia quello di amarti nell' igno­minia della tua Passione, di consolarti fino alla morte e di spirare sul tuo Cuore in un' intima comunione di ri­parazione e d'amore.


 


II. Il Cuore di Gesù ha pregato nel giar­dino degli ulivi.


Et factus in agonia prolixias orabat. (Luc. XXII, 43)


Nel Santo Vangelo vi è un detto sublime: « Ed entrato in agonia orava più intensamente ».


Quale lezione per me! Quando la mano di Dio mi colpisce devo forse ripiegarmi in un' inerzia passiva, in un desolato mutismo? Oh no! devo pregare! Il dolore ha la missione di plasmare in noi l'opera di Dio, di purificarci, trasformarci, creare in noi capacità celesti: questo lavorìo intimo si compie per mezzo della grazia, la quale si ottiene con la preghiera. Gesù ce lo insegna nel Getsemani e con quale eloquente insistenza!


In quanto uomo, vedendosi som­merso in un oceano di dolore, cade in ginocchio e prega... non in modo qualsiasi, ma con accento intenso ed insistente, proporzionato alla veemenza della sua angoscia. Come descrive Gesù questa preghiera attraverso alle frasi ispirate del Salmista ? « I gemiti del mio Cuore sono scoppiati in rug­giti ». Sì, sotto la pressione del do­lore la sua preghiera non è più solo una supplica, un gemito... è diven­tata un ruggito, capace di smuovere le viscere del Celeste Padre! Soffre, agonizza ed esce completamente fuori di sé medesimo per slanciarsi in Dio! Dall'intimo del suo Cuore straziato esclama al Padre: « De profundis cla­mavi ad Te, Do mine! »


Le angosce del Salvatore divino vanno crescendo ed egli insiste nella preghiera...


Passano, in quel momento, davanti ai suoi occhi i carnefici, gl' insultatori della sua Croce, i negatori del Van­gelo e dell'amor suo e quel Cuore divino prega: « Padre, perdona loro! »


Passano gli apostati, i vili, i tradi­tori, gl' ingrati ed i ribelli: Gesù li guarda, li conta ed esclama con in­stancabile supplica: « Padre, perdona loro! »


Passano i persecutori della Chiesa, i seduttori dei popoli, gl' ipocriti, i superbi, passano i gaudenti che pro­fanano l' anima nel fango di abbiette passioni: ed il Divino Agonizzante, prega, prega sempre: « Padre, perdona loro! ».


Passano i Sacerdoti tiepidi ed infe­deli, i religiosi imperfetti e mondani; passano i genitori colpevoli, le fami­glie discordi, le società segrete con le loro orge infernali; passano po­poli e governanti coi loro insulti e con le loro rivolte, passano gli oltraggiatori del Pontefice e del Clero e Gesù, come soffocato da questo pe­lago di peccati e d'ignominia, prega, prega per tutti: « Padre, perdona loro in nome mio! ».


Gesù in quel momento pregò an­che per noi; i nostri nomi risuonaro­no nel Suo Cuore agonizzante: ci vide e numerò i nostri peccati, le nostre strane incoerenze, le nostre ver- gognose concessioni, vide la debo­lezza del nostro spirito, la tiepidezza della nostra fede: vide però anche la nostra riparazione attuale, la nostra presente contrizione, vide la promessa d'amore che ora gli facciamo di ri­fugiarci fra le braccia della preghiera superbi, passano i gaudenti che pro­fanano l'anima nel fango di abbiette passioni: ed il Divino Agonizzante, prega, prega sempre: « Padre, perdona loro! ».


Passano i Sacerdoti tiepidi ed infe­deli, i religiosi imperfetti e mondani; passano i genitori colpevoli, le fami­glie discordi, le società segrete con le loro orgie infernali; passano po­poli e governanti coi loro insulti e con le loro rivolte, passano gli oltraggiatori del Pontefice e del Clero e Gesù, come soffocato da questo pe­lago di peccati e d'ignominia, prega, prega per tutti: « Padre, perdona loro in nome mio! ».


Gesù in quel momento pregò an­che per noi; i nostri nomi risuonaro­no nel Suo Cuore agonizzante: ci vide e numerò i nostri peccati, le nostre strane incoerenze, le nostre ver­gognose concessioni, vide la debo­lezza del nostro spirito, la tiepidezza della nostra fede: vide però anche la nostra riparazione attuale, la nostra presente contrizione, vide la promessa d'amore che ora gli facciamo di ri­fugiarci fra le braccia della preghiera quando suonerà l'ora della prova. - Non ci capita troppo spesso di fare il contrario e, fra le strette dell'ango­scia, di ripiegarci sopra noi stessi avvelenando, con riflessioni inutili, con lamenti pericolosi, quel Calice che dovrebbe portarci meriti di san­tità?


Cambiamo metodo e scriviamo nel Cuore di Gesù agonizzante un vero patto d'amore: uno sguardo al Sal­vatore, fatto per amor nostro un' om­bra sanguinosa, eppure costante nella preghiera, ci dirà in quali termini dobbiamo formulare questa promessa solenne.


 


PAUSA: prevedere le occasioni di possibili sofferenze, accettarle antici­patamente e proporre di viverle, con silenzio e pace, nella preghiera fer­vente e continuata, resa efficace dal­l' attenzione della mente, dall' ardore del cuore, dall' energia della volontà.


 


III. Il Sacro Cuore di Gesù si umilia nella sua agonia.


Bonum mihi quia humiliasti me. (G. C. XVIII, 70)


Dovunque e sempre il Cuore di Gesù ci è Maestro e modello, ma nel giardino degli Ulivi dà lezioni d' im­pareggiabile bellezza: meditiamo ora i suoi esempi d'umiltà. La sofferenza lo avvolge d' ogni parte e scaglia sul suo Cuore dardi arroventati. Come la riceve Gesù questa angoscia spietata ed incomprensibile? Oh profondità dei misteri di Dio! Come se gli fosse dovuta. Nessuna rivolta nel suo Cuo­re: sotto la mano del Padre che lo colpisce esclama sinceramente: « Pa­dre, giacchè sono diventato agli occhi vostri - il peccato di tutti - merito io i vostri colpi ». Ed apre umilmente il Cuore a tutte le angosce, quel po­vero Cuore che tosto ne sarà colmo fino a riboccarne... Ma sempre dalle divine labbra del Dio penante, uscirà la medesima preghiera di sincero an­nientamento « Bonum mihi quia hu­miliasti me ». S'inchina, si piega a­morevolmente sotto il castigo con tale spirito di umiltà, che finisce per disar­mare il Padre celeste. Egli non avrà più frecce da lanciare sul Figlio di­letto, sostituito allo schiavo colpevole, ma Gesù avrà ancora umiltà per e­spiare il peccato col suo pentimento e coi suoi dolori.


Ripieghiamo lo sguardo su noi stes­si... Quando Iddio ci prova non sen­tiamo istintivamente un moto di ri­volta e non pensiamo che poco ci ama perchè tanto ci tormenta? Non gli domandiamo ragione dei nostri dolori quasi fossero ingiustificati? L'a­vevano detto al Maestro addormentato nella fragile navicella gli apostoli, quando i venti impetuosi e le onde furenti del mare di Tiberiade li mi­nacciavano: «Maestro non te ne im­porta che noi periamo?». Ma Gesù li aveva rimproverati con sguardo se­vero: Uomini di poca fede!


A noi pure rivolge lo stesso rim­provero quando, incoscienti e cattivi, osiamo lamentarci dei nostri dolori nella nostra greve ignoranza non riu­sciamo ad afferrare la nozione, pur tanto semplice ed evidente, che, es­sendo peccatori, dobbiamo espiare personalmente, dobbiamo soffrire, non solo per nobile motivo di amore, ma ben anche per stringente motivo di giustizia: questa gran verità purtroppo sfugge al nostro spirito superficiale abituato ad adagiarsi nella persuasione egoistica che a Gesù solo tocca il calice dell' espiazione e del patimento: spesso, troppo. spesso noi dimenti­chiamo le formidabili responsabilità contratte di fronte ai nostri peccati personali. Esaminiamo per un mo­mento la nostra vita morale: guar­diamo nella loro realtà e nella loro ostinazione le miserie del nostro spi­rito, che pure in noi è quello che v'ha di più nobile e perfetto: po­niamo mente alle nostre dimenticanze, contraddizioni ed impotenze, a quel­l'inclinazione al male che ci travolge non arrestandosi nemmeno davanti al grido della coscienza, alle incostanze del nostro carattere così fantastico, ai debiti contratti cogli uomini e con Dio: leggiamo alla luce della fede la nostra storia intima, quella di cui fum­mo i soli autori e di cui dovremo ri­spondere al tribunale di Dio: contia­mo, se ci torna possibile, le colpe attuali commesse liberamente, - con co­gnizione di causa, nello splendore della fede, in possesso della grazia, con deliberazione ponderata... Ancor­chè non vi fosse che un solo peccato mortale segnato negli atti della nostra vita, pure non ci saremmo meritati l'inferno? E che cosa sono tutti i dolori umani paragonati a quell'oceano di fiamme eterne? Non dovrebbe ba­starci questo sguardo interiore a ren­derci, una volta per sempre, umili e pazienti nella prova? Ah! tutto ci grida con l'accento dell'evidenza che l'espiazione per noi è uno stretto do­vere e che dobbiamo piegarci sotto la sua mano con la virtuosa ricono­scenza dell' umiltà più profonda: ri­cordiamoci però al momento oppor­tuno ch'essa non è composta solo di parole, ma di sangue, se non del sangue delle vene, almeno di quello del cuore, perché «senza effusione di sangue non si dà remissione ». Il sangue non è forse la vita? Benve­nuta sia dunque la prova qual mes­saggera di giustizia quando viene a chiederci il sangue del cuore e cioè ad aiutarci a pagare i nostri debiti e quelli dei nostri fratelli.


O Gesù, che fosti sempre dolce ed umile di cuore, ma sopratutto nella tua Agonia, investimi del tuo spirito di umiltà e di verità, fammi capire ben bene che quando il dolore rag­giungerà e stringerà nelle sue spire il cuore, l'anima ed il corpo, è la tua delicatissima Mano che passa sulla povera anima mia per purificarla, ab­bellirla, cesellarvi un capolavoro di virtù che rapisce gli Angeli del cielo. Ah! il dolore è messaggero di giu­stizia, ma è peraltro dono di supremo amore; perchè stampa in noi le sacre stigmate dei predestinati, secondo la parola dell'Apostolo, il quale assi­cura che quelli soltanto saranno salvi che si troveranno conformi all'immagine del Figliuol di Dio. Con Gesù, sare­mo un giorno confrontati, con Gesù che è l' Uomo dei dolori, con Gesù che ha la croce inalberata in Cuore ed il corpo fatto una sola piaga.


Quale sarà allora il nostro contento di trovarci a Lui somiglianti e d'aver ripetuto sinceramente come Lui, con umile amore, durante le nostre prove « Bonum mihi quia humiliasti me! ».


 


PAUSA: riflessioni - propositi.


 


IV. Il Cuore agonizzante di Gesù entra nella volontà dell' Eterno Padre.


Pater non mea voluntas, sed tua fiat. (Luc. XXII, 42)


Ecco la parola che compendia la suprema gloria di Dio e la santifica­zione del mondo. Salvatore Gesù, Dio ed uomo, sii eternamente benedetto per averla pronunciata, non già senza sforzo, ma con tanta generosità nella sanguinosa lotta della tua Agonia. Più ti è costato dirla questa cara parola, più mi fa bene! Potrò dunque an­ch'io tentare di pronunciarla e, se avverrà fra esitazioni, ripugnanze ed angosce, essa non tornerà meno gra­dita al Padre celeste, meno cara al Cuore di Gesù, meno meritoria per me.


Quando la divina Volontà mi sem­brerà superiore alle mie forze ed il mio cuore tremerà dinanzi al compi­mento d'un dovere potrò dirgli: «Pa­dre! Padre! Ricordati del Figliuol tuo nel giardino degli Ulivi! Egli pure respinse dapprima il Calice; Gli abbisognò del tempo per acquietarsi sotto il flagello della Sovrana Vo­lontà ».


Per tre volte Gesù domandò che fosse mutata, ma sempre l' ultima pa­rola fu detta per entrare nel Divino beneplacito: « Non come io voglio, ma come vuoi Tu. Non si faccia la mia Volontà, ma la tua! ». O Cristo Gesù, voglio fare come Tu facesti. Nonostante le ripugnanze della natura ed il grido dell'amor proprio, voglio abbandonarmi alla cieca alle dispo­sizioni del Tuo volere che considererò sempre quasi umili accidenti di un nuovo sacramento d'amore, nel quale racchiudi e nascondi la carità del Tuo Cuore per comunicarmela a misura dell' amore e della fede con cui ac­cetto la tua Volontà: il mio motto, la mia parola d'oro, il mio program­ma di santificazione sarà questo: « Pa­dre la tua volontà si compia! ».


Oh parola che è sorgente d' ogni pace in cielo ed in terra! Conside­riamo quello che accade nel Getse­mani: finchè Gesù non l'ha pronun­ciata, la tempesta che internamente lo sconvolge, si scatena spaventosamente: ma appena ha detto quel felice «Fiat» tutto si calma: il Padre Celeste è sod­disfatto ed il Divin Condannato s' in­cammina verso la Croce, con tutta la sovrumana bellezza d'una Vittima che, per amore, spontaneamente vuole la propria immolazione.


Nulla più lo arresta, vuole ciò che Dio vuole e s'avanza pieno di ardi­mento: « Surgite! eamus! ».


E noi pure, crediamolo una buona volta, quando entreremo pienamente nella Volontà di Dio, per quanto ci torni costosa, gusteremo i balsami della pace e del gaudio, giusta quel profondo detto del Salmista: «Secondo la moltitudine dei miei dolori nel mio cuore, le tue consolazioni hanno gio­condato l'anima mia! ».


Ed ora, o Gesù, come concluderò questa pia meditazione fatta vicino al tuo Cuore dolorante? Farò mio il detto da Te rivolto alla turba dei miserabili che, nel giardino degli Ulivi, venivano a catturarTi: « E' questa l'ora vostra, è il potere delle tenebre ».


Oserò modificarlo applicandolo al tuo Cuore, con tutta l'adorazione e la riconoscenza dell'anima mia. « Cuore di Gesù, è questa l'ora tua ed il potere dell' amore ».


Dunque poichè per amor mio hai accettato il dolore, l'agonia e la morte, accetto fin d' ora, a mia volta, per amor tuo, il dolore, l'agonia e la morte dicendo «Amen» a tutti gli avvenimenti che si succederanno nella mia vita e che sono come l'alfabeto adorabile che mi esprime i voleri del tuo Cuore.


Tocca, o Salvatore divino, con le tue Mani creatrici, questo mio povero cuore, separa me da me stesso, fa tacere nell'anima mia tutti gli affetti, i movimenti, i ricordi, i sussulti, i de­sideri che non siano unicamente per Te. Ch' io nulla cerchi, nulla rifiuti, ma inabissi il mio niente con tutte le sue preoccupazioni, i suoi patimenti, il suo sentire nell'oceano della tua misericordiosa onnipotenza: ch'io più in me non viva, ma la mia esistenza si trasformi in un « si » continuo di adesione al tuo beneplacito che mi faccia vivere della tua vita, dimentico di me ed in Te solo assorto, o Cuore di Gesù. Abbandono il mio corpo alla tua giustizia, il mio cuore al tuo a­more, la mia anima alle tue divine operazioni: tenebre o luce, gioia o dolore, vita o morte, non voglio sa­pere, sentire, conoscere nulla di me stesso: il mio io, o Gesù agonizzante, è immerso nel tuo Calice, perduto nel tuo Cuore, sacrificato al tuo amo­re, immedesimato con la tua volontà « Fiat in aeternum! ».


 


PAUSA: riflessioni - propositi. Ter­minare l' Ora santa recitando.


(Quest' Ora santa è quella proposta dal Monastero della Visitazione di Paray-le-Monial, un po' ampliata).


 


ORA SANTA_10


Preghiera preparatoria all'Ora Santa


O Misericordiosissimo Signore, ec­coci prostrati ai vostri piedi, per ri­spondere all'invito, che Voi indirizza­vate agli Apostoli: « Vegliate con me », ed ancora per non sentire questo dolce rimprovero: « Non avete potuto vegliare un'ora con me ». Infondete, o Signore, nei nostri cuori un grande odio al peccato, cagione della vostra agonia, ed un grande amore per Voi, o Signore, che ci a­vete tanto amato, da rivestirvi delle nostre iniquità per render soddisfazione al Padre Celeste colle sofferenze della vostra umanità e per riconciliarsi con Lui.


E Voi, o Madre dolorosissima, per quelle angosce, che affliggevano il vostro cuore, mentre il vostro Figlio Gesù nell'orto degli ulivi cominciava a sentire la noia e la tristezza, ottene­teci la grazia di pregare con Voi, af­finché, condividendo i vostri dolori e quelli del vostro Figlio, meritiamo di conseguire il frutto consolante della sua Passione. Così sia.


 


Introduzione


« Ecco quel Cuore che ha tanto a­mato gli uomini, che nulla ha rispar­miato fino ad esaurirsi e consumarsi per testimoniar loro il suo amore ».


Tali sono, o Maestro adorato, le parole che rivolgevate alla vostra fe­dele Margherita Maria, e l'intera vo­stra vita fu la manifestazione di questo amore per noi; le vostre parole e i vostri atti ne furono l'insistente e con­tinua espressione; la vostra dolorosa agonia ne fu la prova più commovente.


Getsemani!... Giardino sacrato, oh, qual testimonio d'inesprimibile amore tu fosti!... In quest'Ora Santa, in u­nione con Voi, o divino Maestro, vo­glio rivivere questa notte d'agonia diradate Voi le tenebre che oscurano il mio spirito e agghiacciano il mio cuore in conseguenza dei miei peccati. Rimpiango e detesto questi peccati; vi amo, o Gesù, unico mio Bene. Venite in me, o divino Spirito, create in me un cuor nuovo! Spirito di luce, di sapienza e d'amore, ve­nite !


 



O Maestro. amabilissimo, io sono con Voi, presso di Voi, io vi accom­pagno.


Seguito dai vostri Apostoli, Voi en­trate nel giardino del Getsemani. - Fermatevi qui, Voi dite alla mag­gior parte di essi, io mi apparto a pregare ». - Fate alcuni passi sotto gli olivi, seguito da Pietro, Giacomo e Giovanni; poi vi arrestate; inchi­nate la testa: sembra che un invin­cibile accasciamento pesi su di Vdi.


- «L'anima è triste sino alla morte. Sostate qui, dite loro, e vegliate con me ». - E lentamente, solo, andate un po' più innanzi, quanto è il getto d'una pietra.


Colà v' inginocchiate, vi prostrate colla faccia a terra e pronunciate que­ste parole misteriose: - « Padre, se è possibile, s'allontani da me questo calice.


Voi tremate in tutto il vostro esse­re! Quanto è violenta la vostra emo­zione ! Fino a tal punto volete sof­frire i nostri languori e i nostri spa­simi. - Vere languores nostros ipse tulit et dolores nostros ipse portavit (Isaia, 53°, 4).


Il tedio vi assale; il terrore sfigura il vostro volto; la tristezza vi accascia; Voi venite meno, come se tutte le forze vi sfuggissero. La vostra anima è ora scossa violentemente: - Nunc anima mea turbata est valde (loan. XII, 27); Voi vi sentite morire. O Gesù, quanto soffrite!...


Basta poco per abbattere un cuore pusillanime o un animo volgare; ma per atterrare il gigante dell'Amore, qual Voi siete; per sconvolgere l'ar­dente vostra anima, vivente di tutta la forza celeste, qual colpo mai avete Voi ricevuto?


Ora suprema questa, la vostra ora per eccellenza: invero per essa siete venuto in-questo mondo. - Propterea veni in hanc horam (Ioan. XII, 27).


Quest'ora Voi l'avete desiderata, invocata, amata sì intensamente per trentatre anni. Eppure Voi siete atter­rito, Voi siete sconvolto!


Ah, è perchè questa è l'ora in cui abbandonate la vostra umanità ai colpi della Giustizia divina. E' in quest'ora, o adorabile vittima espiatoria dei pec­cati degli uomini, che vi siete caricato delle iniquità di noi tutti. E prosteso, abbattuto, gemente, Voi impersonate la vittima, abbandonandovi interamente alla maledizione del peccato, di cui, vi siete addossata la responsabilità.


Nel luogo ove gemete, Voi siete veramente il maledetto per 1' umanità colpevole. Dal primo peccato di A­damo all'ultimo grido di rivolta del­1' ultimo dei suoi discendenti, tutti i delitti, tutti i misfatti del genere umano pesano sulla vostr' anima sì pura, sì delicata e vi schiacciano, strappan­dovi fremiti di dolore e provocando in tutto il vostro essere una pena in­dicibile...


Infamie di tutti i culti pagani, delle lor feste, delle loro cerimonie. Igno­minie di tutte le grandi città, veri ag­glomeramenti d' ogni immoralità. Or­gie mostruose d'incontinenza, di lus­suria. Raffinate corruzioni di tutte le sedicenti civiltà future; corruzioni ci­niche e brutali di tutti i popoli bar­bari e selvaggi. Disordini d' ogni sorta: il dilagare dell'orgoglio e del­l'ambizione, rivolte dell'empietà, del­l'irreligione, sacrilegi, bestemmie, apo­stasie, spergiuri, scismi, eresie, tradi­menti, menzogne, vendette, rapine, assassini, tutte le criminosità dello spirito e del cuore.


Peccati dei popoli e dei re; peccati dei figli e dei genitori; peccati dei laici e delle persone sacre ; peccati sociali e individuali; peccati ignomi­niosi, gravi e leggeri. Da ogni parte Voi non vedete che torrenti d'iniquità, e tutto questo cumulo di nefandezze pesa su di Voi e vi schiaccia...


Nel vedervi in tal modo caricato di tutte queste infamie, Voi, la purità e la santità infinita, apparite dinanzi al Padre vostro come un uomo co­perto della lebbra più ripugnante e ignominiosa. Con una vivezza ine­sprimibile ne risentite tutta l'onta e, con l'anima inondata di amarezza, sospirate: «Padre mio, se è possibile, allontanate da me questo calice »...


 


II°


Ma il calice non s'allontana, anzi il supplizio vostro raddoppia. Avete visto le colpe ed ora siete costretto a vederne ed accettarne 1' espiazione.


Vi si parano dinanzi a una a una tutte le umiliazioni, tutte le torture, tutti i dolori che vi attendono. 1 vo­stri nemici vi si delineano con i loro contorni atroci, sitibondi di sangue, eccitanti una folla che vi maledice. Voi subite il rinnegamento di un di­scepolo prediletto; sentite le calunnie, gl' insulti, gli oltraggi, il feroce sog­ghigno, i dileggi, i falsi testimoni, le maledizioni. Siete posposto a Barabba. Sentite la vostra carne solcata dalle vergate, mentre il sangue ne cola a fiotti. Vi vedete seduto cogli occhi bendati, colle spalle coperte di uno straccio di porpora, circondato da una folla che vi schiaffeggia, che vi sputa in viso; da soldati che affon­dano a colpi di bastone una corona di spine sulla vostra testa; vedete la vostra fronte livida, mortificata, brut­tata dagli sputi, rigata dalle ferite e dal sangue.


Dalla plebaglia, feroce come una bel­va aizzata, un clamore s'eleva rabbio­so: « A morte Gesù! Gesù alla croce!


Voi vedete le defezioni, gli abban­doni, i tradimenti. Per una strada sas­sosa, in mezzo ad una folla accanita, vi si trascina, barcollante sotto il peso di una pesante croce, verso il Golgota infamante.


Da ogni parte c'è l' insulto, il di­sprezzo, il disdegno.


Vedete, su d'un patibolo d'igno­minia, un uomo confitto con quattro chiodi che traversano i suoi piedi e le sue mani. Il suo corpo non è più che una piaga: non un punto senza ferite, non una fibra senza lacerazioni.


La madre è presente, e questo è un dolore più che un raddolcimento. Egli è abbandonato da tutti.


Egli grida la sua infinita desolazione verso il cielo, che resta sordo a tanta angoscia.


Nel sommovimento spaventoso degli elementi, in mezzo a profonda tenebra, e a scosse misteriose della terra, que­st'uomo agonizzante sta per morire e quest'uomo siete Voi....


E di tutte queste umiliazioni, di tutte queste sofferenze, Voi ben ne sapete il numero e la violenza. Il do­lore di ciascuna sofferenza vi è co­nosciuto nella sua intensità, nella sua durata, e con l'estrema sensibilità dell’anima vostra, delicata quant' altre mai, Voi le risentite tutte.


A tal previsione d'ignominie e di sofferenze senza nome, un orrendo tremito agita le vostre membra, che s'agghiacciano dallo spavento. Le vo­stre ginocchia si piegano, le vostre spalle si curvano, il vostro sguardo si fissa: una lotta terrorizzante vi getta nella più grande angoscia.


Ma ogni ripugnanza della natura è presto domata: l'obbedienza e l'a­more tutto hanno calmato. Voi volete bere fino all'ultima goccia questo ca­lice, assaporarlo stilla a stilla in tutta la sua amarezza. « Padre, la vostra volontà sia fatta e non la mia! ».


O Maestro divino, voglio ripetere con Voi questa eroica parola.


 


III°


Ma ecco che vi vedo levarvi: siete livido, disfatto, irriconoscibile, barcol­lante sulle ginocchia che mal vi reg­gono; e in questo stato vi trascinate fin dove sono rimasti i vostri apostoli prediletti. - Simone, Voi dite con tri­stezza, tu dormi ? Non hai potuto ve­gliare un' ora sola con me?


E ritornate al luogo dell'agonia, vi prostrate ancora nella polvere e di nuovo pronunciate quelle generose parole: « Padre mio, se non è possi­bile che passi da me questo calice senza ch' io lo beva, sia fatta la vo­stra volontà ».


Ma allora il vostro martirio raddoppia: ciò che Voi vedete è spaventevole. La divina giustizia reclama le vo­stre sofferenze, il vostro sangue e Voi date tutto fino all'estremo con infinita generosità.


Ma, oh, visione spaventevole!... il peccatore con le sue ingratitudini ren­derà inutili, anzi funesti a se stesso, i vostri dolori espiatori.


Mistero di terrore !... Tutto ciò Voi lo vedete in un avvenire così chiaro, come è per noi il presente!


Il vostro cuore è preso da un' im­mensa pietà per cotesti ciechi e col­pevoli, dei quali portate i delitti. Vedete la loro follia che renderà inutile il vostro sacrificio; vedete l’opera maledetta di Satana che li inganna, li attira nel fuoco eterno.


Le anime sedotte passano davanti a Voi come un turbine gemente e singhiozzante in un pianto lugubre e disperato, e quelle disgraziate son trascinate verso gli abissi infernali.


Voi volete strappare quelle anime all'eterno supplizio, alla disperazione che non avrà fine. Voi tendete loro le mani supplichevoli; Voi indirizzate loro appelli d'un'ineffabile tenerezza: « O anime, anime sì care, quante volte ho voluto stringervi al mio cuore, co­me la gallina raduna i pulcini sotto le sue ali e non avete voluto!... ».


Ma